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Negli ultimi anni, l’uso dell’intelligenza artificiale (IA) nel settore sanitario è emerso come una realtà sorprendente. Ogni notte, mentre i medici riposano, milioni di italiani si rivolgono ai propri dispositivi per cercare risposte ai loro dubbi di salute. Questo comportamento, un tempo considerato strano, è ora parte integrante della vita quotidiana, con il 43% della popolazione che consulta regolarmente informazioni mediche online.
La ricerca condotta da Sociometrica e FieldCare, commissionata dalla Fondazione Italia in Salute e dalla Fondazione Pensiero Solido, evidenzia come l’approccio alla salute stia evolvendo. Questo fenomeno non implica solo l’uso di strumenti tecnologici come Google o ChatGPT, ma coinvolge anche un cambiamento profondo nel modo in cui gli individui percepiscono e gestiscono il proprio benessere.
La nuova era dell’auto-diagnosi
Il passaggio dall’osservazione dei sintomi a una ricerca attiva online è ormai una prassi comune. Infatti, circa il 90% degli italiani ha dichiarato di utilizzare internet per informarsi su sintomi e malattie. La maggior parte delle persone non si limita a cercare conferme alle informazioni ricevute dal medico, ma desidera comprendere i propri sintomi in modo autonomo. Un 41,5% degli intervistati ha affermato di cercare attivamente di interpretare i segnali del proprio corpo.
La digitalizzazione della salute
Questa nuova tendenza segna una rottura culturale: il digitale non è più solo un supporto alla comunicazione tra paziente e medico, ma diventa un luogo alternativo dove il paziente esplora le proprie preoccupazioni. Per molti, come il 73,5% della popolazione, Google rimane la prima fonte di informazioni, mentre il 42,8% si affida a strumenti di intelligenza artificiale generativa per consultazioni sanitarie.
Un divario generazionale nel consumo di informazioni
La ricerca evidenzia anche un’attenzione alle differenze tra le generazioni. Tra i giovani adulti, il 73% preferisce utilizzare l’IA rispetto a Google, mentre per gli over 54, la percentuale di chi utilizza Google arriva al 93%. Questo non è solo un problema di alfabetizzazione digitale, ma una questione di approcci diversi alla ricerca di informazioni. I giovani cercano risposte rapide e personalizzate, mentre le generazioni più anziane tendono a privilegiare fonti più consolidate e strutturate.
Le differenze di genere nell’uso dell’IA
Un altro aspetto interessante riguarda le differenze di genere. Gli uomini sono più propensi a utilizzare l’IA, con una percentuale del 50,3%, rispetto al 35,7% delle donne. Queste ultime, invece, mostrano una preferenza per i siti specializzati e le fonti ufficiali. Questo comportamento può indicare una ricerca di affidabilità, mentre gli uomini sembrano più inclini all’esplorazione tecnologica. Tuttavia, quando le donne esprimono dubbi, tendono a verificare più volte le informazioni rispetto agli uomini.
Il ruolo del medico in un contesto in evoluzione
Un dato significativo emerge riguardo alla consultazione medica: l’85,7% degli italiani consulta internet o strumenti di IA prima o dopo le visite mediche. Questo cambiamento evidenzia come la figura del medico non sia più centrale come un tempo. La visita è ora parte di un flusso informativo continuo, dove il paziente diventa un attore attivo nel proprio percorso di cura. Tuttavia, questa dinamica solleva interrogativi sulla fiducia nella comunicazione medica, dato che molti pazienti si sentono spinti a verificare le informazioni ricevute.
L’era della verifica attiva
Il 63,9% della popolazione ha ammesso di aver verificato online almeno una volta una diagnosi o un trattamento suggerito dal medico. Questo segna la fine di una fiducia incondizionata nella figura medica, trasformando il paziente in un verificatore attivo. Tuttavia, solo una piccola parte degli intervistati, il 14,1%, ha effettivamente modificato o interrotto una terapia sulla base di informazioni trovate online. Ciò dimostra che, pur esistendo dubbi, la maggior parte degli individui tende a seguire le indicazioni del medico.
Riflessioni sul futuro della salute
La crescente integrazione dell’IA nella salute non deve essere vista come una minaccia per il medico, ma piuttosto come una ridefinizione della relazione tra paziente, medico e tecnologia. Ci si trova di fronte a un triangolo complesso, dove il medico offre supporto, il paziente si informa autonomamente e l’IA fornisce risposte rapide. Questa nuova realtà richiede un approccio diverso da parte dei professionisti della salute, che dovranno adattarsi a un paziente sempre più informato e coinvolto.
L’intelligenza artificiale non è solo un fenomeno del futuro, ma una realtà presente che richiede attenzione e comprensione da parte di tutti gli attori coinvolti nel sistema sanitario. Riconoscere e affrontare le sfide legate a questa evoluzione sarà fondamentale per garantire un’assistenza sanitaria di qualità e una comunicazione efficace tra pazienti e professionisti.

