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20 Maggio 2026

Perché le banche devono controllare le proprie infrastrutture digitali

Al centro del dibattito tra supercalcolo e generative AI c'è la questione della sovranità digitale: come le banche possono difendere il proprio know-how e la stabilità sistemica

Perché le banche devono controllare le proprie infrastrutture digitali

La spinta verso l’innovazione tecnologica non è neutra: per il mondo bancario si traduce in opportunità di efficienza ma anche in scelte strategiche delicate. All’Accenture Banking Conference del 14 maggio 2026 Alessandra Poggiani, Direttore Generale di Cineca, ha richiamato l’attenzione sulle differenze tra le infrastrutture scientifiche di calcolo e l’IT aziendale, sottolineando come la sovranità digitale sia diventata un tema cruciale per istituti che gestiscono dati ad alta sensibilità.

Il confronto, moderato da Alberto Giuffrè, ha evidenziato che la governance dei dati non è solo una questione di compliance, ma un pilastro della sicurezza industriale e nazionale. In un contesto in cui i modelli di intelligenza artificiale apprendono dall’interazione con gli utenti, la necessità di mantenere il controllo sui flussi informativi diventa imprescindibile per preservare competenze e processi proprietari.

Le infrastrutture che alimentano l’intelligenza artificiale

Dietro le applicazioni di AI generativa ci sono tre elementi interconnessi: l’addestramento su grandi moli di dati, la capacità di eseguire calcoli complessi e l’inferenza per rispondere in linguaggio naturale. Questa filiera richiede supercalcolo e architetture ad alte prestazioni: realtà come Cineca mostrano la distanza tecnologica che separa l’informatica scientifica dalle piattaforme aziendali tradizionali. Le prestazioni sono in rapido aumento e, insieme al potenziale del quantum computing, tracciano una traiettoria che va oltre la maturità attuale dei sistemi.

Quantum e traiettoria tecnologica

Il quantum computing è ancora sperimentale, ma la sua integrazione promette di accelerare ulteriormente il trattamento dei dati. Come ha ricordato Poggiani, la tecnologia oggi è matura per diverse applicazioni, ma l’immagine attuale rappresenta solo l’inizio di una curva evolutiva che nei prossimi anni potrebbe rivoluzionare capacità predittive e simulazioni in settori come logistica, meteorologia e finanza.

Rischi operativi: quando l’uso alimenta il modello

L’adozione di strumenti commerciali di linguaggio naturale espone le organizzazioni a una dinamica che Poggiani ha definito di retroalimentazione: i grandi modelli migliorano anche grazie ai dati e alle domande che ricevono dagli utenti. Se una banca o una divisione interna utilizza quotidianamente piattaforme esterne per analizzare processi e procedure, sta involontariamente trasferendo parti del proprio know-how al fornitore. Questo fenomeno rappresenta una vulnerabilità concreta per chi gestisce dati sensibili e processi regolamentati.

Il pericolo della grammatica organizzativa condivisa

Descrivere procedure interne a un modello esterno significa consegnargli una sorta di grammatica organizzativa: flussi, modalità gestionali e prassi che migliorano il prodotto della piattaforma ma erodono il vantaggio competitivo dell’istituto. Anche le piccole e medie imprese, con strumenti come Claude o ChatGPT, contribuiscono a questo trasferimento implicito, aumentando il rischio sistemico quando informazioni finanziarie o operative vengono assimilate da soggetti fuori controllo nazionale o continentale.

Soluzioni e percorsi di difesa della sovranità

Per tutelare la sovranità di dominio — un concetto che affianca quella nazionale e continentale — è necessario investire in infrastrutture dedicate e nello sviluppo di modelli verticali. Solo sistemi proprietari e controllati garantiscono che l’uso quotidiano non si traduca in addestramento per terzi. L’Europa e l’Italia devono favorire progetti che permettano alle organizzazioni regolamentate, come le banche, di progettare, sviluppare e gestire le proprie piattaforme di calcolo, mantenendo così autonomia operativa e protezione del patrimonio informativo.

La transizione digitale del settore finanziario è inoltre alimentata dal boom delle startup Fintech e dalle nuove architetture di servizio come Banking-as-a-Service e Open Banking. A fine 2026 le startup fintech italiane attive erano 596 (da 622 nel 2026), con finanziamenti cresciuti del 44% a 250 milioni di euro e ricavi in aumento del 29%. Il valore delle transazioni digitali ha toccato i 481 miliardi di euro nel 2026, pari al 43% del totale, mentre l’adozione dell’Open Banking ha raggiunto il 49,2% degli utenti nel primo semestre 2026. Questi numeri mostrano opportunità ma anche la necessità di regole e infrastrutture che garantiscano sicurezza e sovranità.

Infine, la collaborazione tra banche, istituzioni e centri di calcolo rimane la via per creare ecosistemi resilienti: finanziare competenze interne, incentivare modelli verticali e realizzare infrastrutture proprietarie sono passi concreti per evitare che l’innovazione diventi veicolo di perdita di controllo e competitività.

Autore

Valentina Mariani

Valentina Mariani, veronese, concepì una mini-collezione di arredi dopo un allestimento al Teatro Romano: oggi produce contenuti di stile per spazi domestici. In redazione favorisce estetiche minimaliste e porta sempre una campionatura di tessuti che testimonia scelte cromatiche personali e professionali.