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4 Ottobre 2026

Scopri GravityZone AI Visibility, la protezione proattiva per l’IA

Scopri come la nuova estensione di Bitdefender rivela e disciplina l'IA nascosta, trasformando la difesa aziendale.

Scopri GravityZone AI Visibility, la protezione proattiva per l'IA

L’adozione dell’intelligenza artificiale ha accelerato il ritmo delle trasformazioni digitali, ma la velocità con cui le organizzazioni implementano questi strumenti ha superato la capacità dei loro reparti di sicurezza di gestirne i rischi. Molte aziende si trovano infatti a operare in un ambiente dove l’IA è presente in quasi ogni processo ma la loro visibilità su come e dove venga effettivamente utilizzata è limitata.

Questo divario di conoscenza è esponenziale: quasi la metà delle imprese intervistate in un’indagine globale ha dichiarato di non disporre di un quadro completo sull’uso interno dell’IA da parte dei dipendenti, creando una vulnerabilità significativa che minaccia la continuità operativa e la conformità normativa.

La mancanza di visibilità sull’IA nelle imprese

Il sondaggio condotto su 1.200 professionisti della sicurezza informatica ha evidenziato che il 47% delle organizzazioni a livello mondiale non riesce a monitorare adeguatamente gli strumenti di IA impostati dagli utenti. In Germania, la percentuale scende al 43% indicando che il problema è diffuso anche nei mercati più maturi. Senza una panoramica chiara, le aziende sono esposte a incidenti derivanti da applicazioni non autorizzate o da configurazioni errate, spesso catalogate come shadow AI.

Previsioni di Gartner per il 2030

Secondo le proiezioni di Gartner, entro il 2030 più del 40% delle imprese subirà almeno un incidente di sicurezza o di conformità legato all’utilizzo non autorizzato di IA. Questo dato sottolinea l’urgenza di dotarsi di meccanismi di monitoraggio continuo e di controllo dei rischi connessi all’IA, per evitare perdite di dati, danni reputazionali o sanzioni normative.

GravityZone AI Visibility and Control: architettura e meccanismo

Bitdefender ha risposto a queste esigenze con GravityZone AI Visibility and Control un’estensione della piattaforma unificata GravityZone. La soluzione sfrutta l’agente già distribuito negli endpoint per eseguire una scansione approfondita di tutti gli ambienti, identificando tool e applicazioni basati su IA, dai chatbot alle soluzioni SaaS, passando per gli assistant di programmazione e i Large Language Model locali.

Tipologie di strumenti IA monitorati

Tra le categorie individuabili vi sono: chatbot conversazionali, LLM on-premise, assistenti di sviluppo, agenti autonomi, server Model Context Protocol (MCP) e servizi SaaS di generazione contenuti. Ogni rilevamento viene valutato e categorizzato secondo un livello di rischio fornendo al team di sicurezza le informazioni necessarie per prioritizzare gli interventi.

Valore aggiunto e integrazione con la suite GravityZone

Il vero punto di forza della soluzione è la capacità di combinare la visibilità IA con le funzionalità di GravityZone PHASR. Grazie alla telemetria raccolta, la piattaforma definisce una base di riferimento comportamentale per gli agenti IA e adatta in tempo reale le politiche di difesa, mantenendo una postura di hardening dinamico senza richiedere interventi manuali.

Strategia proattiva vs reattiva

Con un approccio proattivo le minacce basate su IA vengono bloccate prima di generare qualsiasi avviso, riducendo drasticamente la finestra di esposizione. Questo contrasta la tradizionale logica reattiva di EDR/XDR, che interviene solo dopo che l’attacco ha già lasciato tracce. Inoltre, l’integrazione in un’unica console elimina la necessità di soluzioni sconnesse, riducendo costi operativi e semplificando la governance.

Offrendo una visibilità totale, una classificazione del rischio basata su dati reali e una difesa dinamica, la piattaforma consente a CISO, MSP e responsabili IT di adottare l’IA in modo sicuro, evitando le insidie della shadow AI e mantenendo il controllo su una delle superfici di attacco più rapide in crescita.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.