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12 Giugno 2026

Siri AI bloccata in Europa: cosa dice la Commissione e quali sono i nodi del DMA

Apple ha rimandato l’arrivo di Siri AI nell’Unione europea sostenendo problemi con il DMA; la Commissione, tramite il portavoce Thomas Regnier, smentisce il divieto e rifiuta una deroga di almeno 18 mesi

Siri AI bloccata in Europa: cosa dice la Commissione e quali sono i nodi del DMA

Apple ha deciso di posticipare il lancio della nuova versione di Siri AI nel mercato europeo, suscitando un acceso confronto con la Commissione europea. L’azienda ha collegato il rinvio alle disposizioni del Digital Markets Actma la reazione ufficiale di Bruxelles mette in chiaro che non esiste un divieto che impedisca l’introduzione dell’assistente basato su Apple Intelligence nell’Unione europea.

Il nocciolo della disputa riguarda invece gli impegni di apertura dell’ecosistema richiesti dal regolamento per i cosiddetti gatekeeper. Bruxelles segnala che la questione è tecnica e normativa, non un divieto politico: Apple avrebbe chiesto un periodo supplementare di adeguamento di almeno 18 mesirichiesta che la Commissione ha definito inaccettabile.

Dichiarazioni della Commissione e la posizione di Thomas Regnier

Il portavoce della Commissione per il digitale, Thomas Regnierha precisato che il rinvio dell’arrivo di Siri AI in UE è una scelta operata da Apple e non una misura imposta dal DMA. Regnier ha sottolineato che la società non può ottenere una deroga generalizzata agli obblighi di interoperabilità, ricordando che la normativa richiede ai gatekeeper di aprire i propri ecosistemi per permettere la concorrenza su base paritaria. La frase conclusiva del portavoce — “Non è un’opzione” — sintetizza il rifiuto a concedere il tempo extra richiesto da Apple.

Interoperabilità e obblighi pratici

Secondo Bruxelles, il punto concreto non è la presenza dell’IA sul mercato, ma le modalità con cui l’azienda intende conformarsi agli obblighi di interoperabilità. Il DMA impone che piattaforme che svolgono ruolo di gatekeeper consentano ad altri operatori l’accesso alle interfacce e alle funzionalità rilevanti, in modo da non privilegiare esclusivamente i servizi proprietari. Questo significa che, sul piano tecnico, Siri AI potrebbe dover coesistere con modelli di intelligenza artificiale di terze parti sugli stessi dispositivi, senza che l’accesso venga ostacolato dal controllo del sistema operativo.

Impatto commerciale e strategico: perché la disputa è significativa

Il conflitto tra Apple e l’Unione europea non è solo una discussione su tempistiche tecniche: mette in gioco la governance degli ecosistemi digitali e il rapporto tra potere di mercato e concorrenza. Il DMA è nato per limitare le asimmetrie tra piattaforme dominanti e concorrenti, impedendo che il controllo dell’accesso a servizi e dati si traduca in vantaggi insormontabili per i proprietari dell’ecosistema. Nel caso dell’intelligenza artificiale, l’integrazione nativa di un assistente come Siri AI può diventare un vantaggio strutturale se non sono previste misure di apertura.

Alcuni osservatori hanno descritto la risposta di Apple come una forma di malicious complianceun atteggiamento che formalmente entra nel solco delle regole ma che evita di proporre soluzioni pratiche per rispettarle, preferendo invece richiedere esenzioni o prolungamenti. La Commissione interpreta la richiesta di almeno 18 mesi come una volontà di dilazionare l’applicazione delle regole piuttosto che un effettivo problema tecnico insormontabile.

Le conseguenze per il mercato dell’IA

Se grandi piattaforme riuscissero a ottenere zone franche normative, il precedente avrebbe effetti sulle strategie di sviluppo e distribuzione dell’IA a livello globale. L’alternativa sostenuta da Bruxelles è dimostrare che innovazione e interoperabilità possono convivere: il mercato non dovrebbe obbligatoriamente premiare chi mantiene un ecosistema chiuso. La scelta dell’Unione europea riflette l’intento di preservare un contesto competitivo dove più modelli e servizi possano competere per gli utenti.

In questo confronto la retorica pubblica gioca un ruolo centrale: presentare la conformità normativa come un ostacolo alla privacy o all’innovazione può influenzare l’opinione pubblica, ma non modifica i requisiti legali. La Commissione, ribadendo che non c’è divieto di immissione sul mercato, invita invece a discutere le soluzioni tecniche per rispettare gli obblighi imposti dal DMA.

La vicenda mette in luce una tensione più ampia tra scelte industriali e interessi regolatori e contiene indicazioni importanti su come sarà governato l’accesso all’intelligenza artificiale nei dispositivi di consumo all’interno dell’Unione europea.

Autore

Martina Marchesi

Martina Marchesi ha guidato la squadra che ha coperto il piano urbanistico di Firenze, sostenendo una linea editoriale basata sull'analisi documentale. Vicedirettrice, porta un dettaglio personale riconoscibile: una mappa manoscritta dei rioni fiorentini nella sua agenda.