Smart city in Italia: investimenti, esempi e sfide per il futuro

Un quadro sintetico delle smart city: cosa sono, quanto valgono in Italia e quali città guidano la transizione verso una mobilità e una gestione delle risorse più intelligenti

Negli ultimi anni il termine smart city è passato dal linguaggio tecnico ai piani strategici di molte amministrazioni: non è più una promessa futuribile ma una serie di interventi concreti su servizi, mobilità e ambiente. In Italia il mercato ha superato il miliardo di euro in diverse annualità e progetti di mobilità intelligente, illuminazione pubblica e monitoraggio ambientale guidano gli investimenti pubblici e privati.

Questo articolo riordina i concetti chiave, mette a confronto statistiche ufficiali e casi reali e indica le principali criticità che le città devono affrontare per trasformare le sperimentazioni in risultati stabili per i cittadini. L’obiettivo è offrire una guida pratica per capire dove si concentra oggi il valore delle smart city e quali leve usare per scalare i progetti.

Che cosa significa davvero smart city

La definizione di smart city è cambiata con il tempo: oggi indica una città che integra tecnologie digitali per rendere più efficiente la gestione delle risorse e migliorare la qualità della vita. In questo senso una città sostenibile è anche una città intelligente, perché l’uso dei dati e delle reti consente di ridurre consumi, emissioni e tempi di servizio. Nei documenti europei la smart city è descritta come un luogo in cui reti e servizi tradizionali vengono ottimizzati con soluzioni digitali a beneficio di cittadini e imprese.

Dal dato alle azioni

Il cuore delle smart city è la sensoristica e la piattaforma dati: i sensori raccolgono informazioni, le piattaforme le aggregano e le applicazioni trasformano i dati in servizi. Il 5G, l’Internet of Things e il cloud sono le infrastrutture abilitanti che permettono a semafori intelligenti, sistemi di parking e piattaforme di mobilità di funzionare in tempo reale.

Lo stato dell’arte in Italia: numeri e politiche

Secondo ricerche ufficiali il mercato italiano delle smart city ha superato il miliardo di euro in più anni chiave: nel 2026 ha raggiunto il miliardo, nel 2026 si è attestato a 1,05 miliardi con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente, e nel 2026 sono continuati gli investimenti su illuminazione pubblica (circa 240 milioni, 23% del totale) e mobilità intelligente (circa 215 milioni, 20% del totale). Il PNRR ha accelerato progetti e bandi: risorse sono destinate a ricariche elettriche, reti idriche digitali e piani urbani integrati.

Adozione, barriere e opportunità

Nonostante l’interesse, la diffusione resta disomogenea: il 42% dei comuni ha avviato progetti nel 2026 e il 91% intende farlo nei due anni successivi, ma la principale barriera segnalata è la carenza di personale e competenze (71% dei comuni). l'intelligenza artificiale è percepita positivamente dai cittadini, ma solo il 4% dei comuni la usa oggi nei progetti smart, con il 35% che prevede di farlo entro due anni.

Esempi concreti e best practice

In Italia emergono esperienze diverse: Bologna, secondo alcuni ranking, si è distinta per integrazione tra economia digitale e mobilità sostenibile; Milano mantiene performance elevate nella smart economy; Venezia ha realizzato una Smart Control Room per la gestione di mobilità e sicurezza; Torino è stata premiata per progetti MaaS e Genova ha connesso bus, metropolitana e funicolari in un’unica piattaforma. A livello locale, progetti come il digital twin di Brescia o le comunità energetiche di Pinerolo dimostrano approcci replicabili.

Progetti urbani e internazionali

All’estero, città come Vienna, Londra e Barcellona offrono modelli di governance e piattaforme open data che favoriscono innovazione e partecipazione. Progetti ambiziosi come Neom o Woven City rimangono laboratori sperimentali su larga scala, mentre iniziative locali (es. Schoonschip ad Amsterdam o il MaaS di Berlino) mostrano come tecnologie e policy possano convergere per risultati tangibili.

Sfide da affrontare e prospettive future

Le principali criticità sono la governance dei dati, la sostenibilità finanziaria post-PNRR e il rischio di aumentare disuguaglianze se i benefici non vengono distribuiti. Serve una strategia che combini investimenti in infrastrutture digitali, formazione di competenze e modelli di partenariato pubblico-privato. La smartcitizenship richiede trasparenza, partecipazione e strumenti per includere chi rischia l’esclusione digitale.

In sintesi, le smart city sono oggi una realtà concreta ma incompleta: richiedono scelte chiare su priorità come mobilità intelligente, efficienza energetica e servizi digitali per tradurre dati e tecnologie in benefici misurabili per cittadini e imprese.

Scritto da Federica Bianchi

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