Strategie per la sovranità digitale: come proteggere la continuità aziendale con l’Ai

Le imprese italiane mostrano alta adozione di AI agentica ma emergono gap nella governance e nella visibilità dei dati; l’open source è visto come leva strategica per evitare il lock‑in

Immaginare uno scenario in cui il fornitore di Ai riduca o interrompa l’erogazione dei servizi non è più un esercizio teorico: molte aziende europee stanno testando piani pratici per reagire. Il tema riguarda la sovranità digitale intesa come controllo su dati, infrastrutture e relazioni di fornitura, e mette al centro la capacità di garantire la continuità operativa anche in caso di cambi repentini nel mercato dei servizi.

Un’indagine su cinque mercati Emea mostra come le imprese italiane abbiano già predisposto strategie formali, ma non sempre queste si traducono in resilienza completa. Dietro le percentuali emergono scelte tecnologiche e normative che influenzano la possibilità di uscita da un fornitore senza subire danni operativi rilevanti. Capire dove risiedono i dati e come si governa l’intelligenza artificiale è diventato un requisito operativo, non più solo strategico.

Preparazione e rischi per la continuità

Nel dettaglio, il 71% dei decision maker It dichiara di avere una strategia di uscita pronta nel caso in cui il proprio fornitore principale di Ai limitasse l’accesso ai servizi. Tuttavia, il 41% ammette che, nonostante il piano, l’evento causerebbe un impatto moderato o significativo sulla continuità operativa. Questo scarto tra piano e impatto percepito indica che molte exit strategy potrebbero essere teoriche o insufficientemente testate: avere un documento non equivale ad avere le infrastrutture e le capacità operative per eseguirlo senza interruzioni.

Implicazioni pratiche per le imprese

Le aziende che contano su servizi esterni per funzioni critiche devono valutare non solo la presenza di un piano di uscita, ma anche la qualità delle alternative tecnologiche e la capacità interna di migrare carichi di lavoro. Secondo Fabio Grassini, Regional Enterprise Sales Director di Red Hat, molte organizzazioni italiane hanno adottato l’AI agentica rapidamente, ma serve più concretezza nelle infrastrutture: «le imprese hanno bisogno di infrastrutture che offrano un controllo reale, non solo la documentazione di un piano». Questa osservazione sottolinea come il gap sia spesso operativo, non solo strategico.

Adozione dell’AI agentica e maturità della governance

L’adozione dell’AI agentica in Italia è elevata: il 92% dei rispondenti afferma di utilizzare sistemi in grado di eseguire azioni autonome o orchestrare flussi di lavoro. Nonostante ciò, la governance dedicata a questi agenti è meno consolidata: solo il 37% dichiara di avere un framework solido, il 27% una governance parziale con lacune e il 19% un modello ancora basico. Complessivamente, il 64% dei partecipanti nei Paesi esaminati segnala una governance parziale o completa, a conferma che la maturità è in crescita ma non ancora uniforme.

Visibilità e residenza dei dati

La capacità di sapere dove risiedono e vengono processati i dati è una componente chiave della sovranità digitale. In Italia il 54% dichiara visibilità completa su dove i propri dati sono archiviati e accessibili, mentre il 36% ha solo una visibilità parziale, segnale che la piena sovranità è ancora un traguardo. A livello comparativo, unendo visibilità completa e parziale, la Germania registra il 97%, il Regno Unito 93%, la Francia 91% e Paesi Bassi e Italia raggiungono il 90%.

Open source, regolazione e fiducia nell’Ai

Per molte organizzazioni l’open source è identificato come uno strumento per riallocare il potere decisionale e tecnico: il 76% dei decision maker It lo vede come leva per controllare come l’Ai viene costruita e dove viene eseguita, riducendo il rischio di vendor lock‑in. Nei prossimi tre anni, gli intervistati ritengono che i vantaggi più rilevanti dell’open source per creare fiducia saranno la trasparenza e la facilità di audit (82%), la personalizzazione per esigenze aziendali e normative (81%) e il controllo sull’ambiente di esecuzione (76%).

L’orientamento italiano verso politiche pubbliche che supportino principi open source è marcato: il 78% concorda che regolamentazioni e policy dovrebbero favorire la trasparenza, l’auditabilità e licenze aperte per facilitare la sovranità. Questo dato si confronta con una media regionale del 77%, con valori inferiori in Francia (70%) e Germania (72%), mentre il Regno Unito raggiunge l’89%. Hans Roth, Senior Vice President & General Manager Emea di Red Hat, osserva che i consigli di amministrazione chiedono libertà di combinare modelli, acceleratori e cloud mantenendo il controllo.

Metodologia e conclusioni

La ricerca è stata condotta da Censuswide su 500 decision maker It (100 per mercato: Regno Unito, Paesi Bassi, Francia, Germania e Italia, età 25+) e i dati sono stati raccolti tra il 20/03/2026 e il 31/03/2026. I risultati evidenziano come l’adozione dell’Ai acceleri più rapidamente della governance e delle infrastrutture di supporto, delineando un’urgenza operativa: trasformare le strategie di uscita e i principi di sovranità in capacità concrete per proteggere la continuità aziendale.

Scritto da Stefano Galli

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