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Il 16 aprile 2026 la Commissione europea ha notificato ad Alphabet i risultati preliminari relativi al procedimento identificato come DMA.100209. Questo atto non è la classica multa: è la proposta di un’architettura normativa che impone regole pratiche su quali dati di Google Search debbano essere condivisi, con chi e in che modo. L’operazione segna un passaggio dall’enunciazione di principi all’indicazione di misure tecniche concrete, con effetti che potrebbero modificare profondamente il panorama competitivo della ricerca online.
Il documento trasmesso contiene una specifica tecnica di 29 pagine che definisce sei ambiti operativi: eleggibilità dei beneficiari, perimetro dei dati, modalità e frequenza della condivisione, misure di anonimizzazione per la tutela della privacy, criteri FRAND per la determinazione dei prezzi e regole di governance dell’accesso. Si tratta di una proposta che traduce il DMA in requisiti applicativi, con l’obiettivo di rendere il mercato della ricerca più contendibile.
Cosa prevede la proposta tecnica
La specifica individua quattro categorie principali di dataset che Google dovrebbe rendere disponibili: query, view data, click data e ranking. Le query includono anche varianti legate ad autocompletamento, ricerca vocale e filtri avanzati; le view comprendono tutti gli URL e i contenuti mostrati nelle SERP; i click annotano tempistiche, sequenze e durata delle interazioni; infine, i ranking tracciano la posizione assoluta e relativa degli URL. Accanto ai dataset la proposta dettaglia algoritmi e procedure di anonimizzazione per ridurre il rischio di identificazione.
Modalità di accesso, prezzi e governance
La Commissione definisce anche formati tecnici, periodicità delle forniture e requisiti di tracciabilità per evitare abusi nei flussi informativi. Sul fronte economico impone parametri FRAND per stabilire tariffe di accesso, così da non creare barriere economiche per startup e attori emergenti. I processi di governance previsti servono a monitorare i beneficiari, gestire richieste e revoche e garantire auditabilità dei trasferimenti, con l’obiettivo di bilanciare apertura e controllo.
Chi può ricevere i dati: motori alternativi e chatbot
La novità più rilevante è l’esplicita inclusione dei chatbot AI che integrano funzionalità di ricerca tra i beneficiari eleggibili. La Commissione riconosce che sistemi conversazionali come ChatGPT, Claude o Perplexity operano nello stesso spazio competitivo dei motori tradizionali e devono poter ricevere quei dati che storicamente hanno alimentato il vantaggio informativo di Google. Questo passaggio, se attuato, ridisegna il perimetro del mercato della ricerca, mettendo sullo stesso piano interfacce conversazionali e motori basati su pagine di risultati.
Perché è importante per l’AI
Per anni Google ha accumulato segnali comportamentali su come gli utenti formulano query, riformulano ricerche e interagiscono con i risultati. Questa asimmetria informativa è stata una delle barriere principali all’entrata. Forzare la condivisione dei dataset mira a fornire ai nuovi operatori materia prima utile per addestrare e ottimizzare algoritmi, accelerando la nascita di alternative capaci di competere sul piano qualitativo e funzionale.
Impatto regolatorio e confronto transatlantico
La mossa della Commissione non è isolata: negli Stati Uniti il giudice Amit Mehta nel settembre 2026 ha già ordinato a Google di condividere dati con rivali nel contesto di una causa antitrust federale, pur respingendo richieste di scorporo. In Europa la strategia è simile nella sostanza, anche se diversa negli strumenti: il dato diventa un’infrastruttura regolata, non più esclusivo dominio competitivo. Questo avvicinamento delle posizioni transatlantiche indica una tendenza globale verso la gestione pubblica dell’accesso ai dati di piattaforma.
Reazioni, rischi e tempistiche
Google ha risposto duramente tramite la senior competition counsel Clare Kelly, sostenendo che ulteriori obblighi metterebbero a rischio la privacy, la sicurezza e l’innovazione, e accusando inoltre che soggetti come OpenAI starebbero cercando di utilizzare il DMA per ottenere dati in modo non previsto. La Commissione ha aperto una consultazione pubblica con scadenza 1 maggio 2026 e prevede una decisione vincolante entro il 27 luglio 2026. Nel frattempo rimangono aperte le sfide tecniche dell’anonimizzazione, le questioni sui prezzi e la probabilità di contenziosi legali.
In definitiva, la proposta europea trasforma il dibattito su dati, privacy e concorrenza: mette al centro l’idea che i segnali di ricerca possano essere parte di un’infrastruttura condivisa per favorire la contendibilità del mercato, ma apre anche un confronto serrato su come garantire la tutela degli utenti senza soffocare l’innovazione.

