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1 Settembre 2026

Trasferimento tecnologico universitario: i campioni d’Europa e le strategie vincenti

Oxford, Cambridge e ETH Zurigo guidano la classifica europea del trasferimento tecnologico, con strategie innovative che trasformano la ricerca in imprese di successo

Trasferimento tecnologico universitario: i campioni d'Europa e le strategie vincenti

Il trasferimento tecnologico universitario rappresenta un pilastro fondamentale per l’innovazione e lo sviluppo economico. Le università che riescono a trasformare le scoperte scientifiche in imprese industriali di successo sono quelle che si distinguono nel panorama europeo. Tra queste, Oxford, Cambridge e l’ETH di Zurigo emergono come leader indiscussi, seguite da altri poli di eccellenza come Losanna, Leuven e Aalto.

L’Italia, pur non essendo classificata, ha un potenziale di ricerca significativo che richiede un ripensamento strategico delle attività di trasferimento tecnologico nelle università.

I dati del mercato europeo delle spin-off universitarie

Secondo l’European Spinouts Report 2025 di Dealroom, le spin-off universitarie europee attive nel deep tech e nelle scienze della vita hanno raggiunto un valore complessivo di 398 miliardi di dollari, pari all’84% del valore di tutte le spin-off europee considerate. Oxford si posiziona al primo posto per valore creato, con 7,8 miliardi di dollari raccolti dalle proprie imprese, seguita da Cambridge e dall’ETH di Zurigo.

Questa graduatoria misura la capacità delle università di trasformare la proprietà intellettuale in società in grado di attrarre investimenti rilevanti, stringere partnership industriali e raggiungere exit di successo. Non si tratta di una classifica generale della qualità accademica, ma di un indicatore concreto della capacità di valorizzazione economica della ricerca.

Le strategie vincenti delle università leader

Uno studio dell’Ufficio europeo dei brevetti, pubblicato nell’ottobre 2024, rivela che le invenzioni di origine universitaria rappresentano il 10,2% delle domande di brevetto depositate da richiedenti europei presso l’Epo. Tuttavia, solo il 5% degli atenei concentra la metà delle domande di brevetto accademiche. Tra questi, spiccano Oxford, ETH Zurigo, Technical University of Munich e Politecnico di Milano.

Le università più efficaci non considerano la spin-off come l’unico sbocco possibile. Valutano attentamente se una tecnologia debba essere concessa in licenza a un’impresa esistente, sviluppata con un partner industriale oppure trasformata in una nuova società. Questa scelta richiede tempo, capitale per il proof of concept e competenze manageriali che spesso non coincidono con quelle del gruppo di ricerca.

Il modello di Oxford

Oxford University Innovation ha supportato la nascita di 19 nuove imprese, depositato 93 nuovi brevetti e concluso 1.173 accordi di licenza nell’esercizio 2024/25. Il dato sulle licenze evidenzia un aspetto spesso trascurato: la valorizzazione della ricerca non passa soltanto dalla costituzione di società. Il modello di Oxford è sostenuto da fondi per i proof of concept, gestione delle partecipazioni universitarie e una rete di investitori specializzati.

L’University Challenge Seed Fund ha investito, dalla nascita, 18,5 milioni di sterline in 316 progetti e ha contribuito direttamente alla creazione di 108 spin-off. La capacità di reinvestire i ritorni nelle generazioni successive di progetti riduce la dipendenza da bandi episodici e rende l’intervento più continuo.

Il modello di Cambridge

Cambridge Enterprise ha registrato 1.129 idee sottoposte all’ufficio di innovazione, 20 nuove imprese formate e 874 accordi di licenza, commerciali o di ricerca. Il portafoglio di partecipazioni e investimenti contava 196 imprese al 31 luglio 2025; le società in portafoglio hanno raccolto 402 milioni di sterline nel periodo rendicontato.

I numeri non sono direttamente sovrapponibili a quelli di Oxford, ma indicano un tratto comune: il trasferimento tecnologico viene gestito come una funzione permanente dell’università, con risorse finanziarie e professionali proprie, non come un servizio amministrativo attivato alla fine del progetto di ricerca.

Le sfide del trasferimento tecnologico in Europa

Il rapporto Spin-offs: Reinforcing a Vector of Value Creation for EU-27, pubblicato dalla Commissione europea nel febbraio 2025, rileva che nel 2023 il deep tech ha assorbito il 44% dei finanziamenti di venture capital in Europa, mentre solo il 23% delle spin-off opera in questo comparto. Il nodo principale è la crescita, con quasi metà dei finanziamenti late stage raccolti tra il 2023 e il 2025 dalle spin-off europee deep tech e life science provenienti da investitori esterni all’Europa.

Per le università italiane, il confronto europeo suggerisce priorità chiare: servono fondi di proof of concept, uffici di trasferimento tecnologico dotati di competenze industriali e finanziarie, regole semplici e proporzionate sulla proprietà intellettuale e un rapporto stabile con fondi specializzati, imprese e manager disponibili a entrare nelle nuove società.

La lezione di Oxford, Cambridge, Zurigo, Losanna, Leuven e Aalto riguarda la continuità. I loro sistemi selezionano le tecnologie, scelgono la strada di valorizzazione più adatta e accompagnano per anni le imprese che meritano di crescere. È questa capacità organizzativa, prima ancora del numero di startup create, a trasformare la ricerca in sviluppo economico.

Autore

Martina Marchesi

Martina Marchesi ha guidato la squadra che ha coperto il piano urbanistico di Firenze, sostenendo una linea editoriale basata sull'analisi documentale. Vicedirettrice, porta un dettaglio personale riconoscibile: una mappa manoscritta dei rioni fiorentini nella sua agenda.