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7 Luglio 2026

Acquisizione Fincantieri-WSense: i fondatori restano e rimettono capitale

Fincantieri ha acquisito la maggioranza di WSense, la scaleup fondata nel 2017 da Chiara Petrioli; tutti gli investitori finanziari escono, mentre i tre cofondatori reinvestono il 75% delle loro quote in una holding dedicata

Acquisizione Fincantieri-WSense: i fondatori restano e rimettono capitale

Un accordo tra una grande azienda navale e una scaleup nata dall’università ha preso forma senza dissolvere la squadra che l’ha costruita. Fincantieri è entrata come azionista di maggioranza in WSense la società fondata nel 2017 da Chiara Petrioli che rimane alla guida come amministratore delegato per i prossimi anni.

L’intesa, che segue un percorso iniziato con un investimento pregresso e collaborazioni operative, prevede l’uscita degli investitori finanziari e il reinvestimento da parte dei tre fondatori di una quota significativa di quanto ricevuto: una scelta che mescola strategia industriale e continuità imprenditoriale.

Dettagli dell’operazione e composizione del capitale

Nel capitale di WSense, Fincantieri era già presente da poco più di un anno come investitore nel round da 7,2 milioni che si inseriva in un percorso di raccolta complessiva di circa 25 milioni a cui avevano partecipato CDP Venture CapitalSWENRunwayFBU e Axon Partners. L’acquisizione della maggioranza rappresenta il passo successivo di una relazione avviata nel 2026 con sperimentazioni e integrazioni tecnologiche.

All’esito dell’operazione, tutti i soci finanziari usciranno; i tre fondatori — Chiara Petrioli Daniele Spaccini ed Ernesto Montaldo — reinvestono il 75% di quanto ricevono in una holding dedicata, mentre una quota del 5% è riservata a un piano di stock option per il management. Petrioli ha confermato che manterrà la guida della società per i prossimi cinque anni, a garanzia della continuità operativa e dello sviluppo tecnologico.

Origini, tecnologia e presenza internazionale di WSense

WSense nasce come spin-off universitario dalla Sapienza, con Chiara Petrioli — docente di ingegneria informatica e figura nota anche per i suoi ruoli istituzionali — a guidare la trasformazione di ricerca in prodotto. L’azienda si è specializzata nell’Internet of Underwater Things ossia nella capacità di far comunicare sensori, veicoli autonomi e infrastrutture sui fondali senza cavi.

Oggi WSense impiega circa 85 persone con sedi a Roma e Genova e attività in NorvegiaRegno UnitoFrancia e Emirati Arabi. Le tecnologie brevettate hanno trasmesso dati in tempo reale in circa 50 aree del mondo, dall’Artico al Mar Rosso fino al Mediterraneo e sono qualificate per operare a profondità fino a 3.000 metri.

Valutazione, mercato e ragioni della scelta

Pur senza cifre ufficiali comunicate per la valutazione finale, il profilo della startup la colloca in una fascia alta tipica dei centauri con stime dell’ordine di grandezza intorno ai 100 milioni. Nel comunicato finanziario complessivo del gruppo Fincantieri è citato un investimento di 600 milioni per l’acquisizione di quattro società; rapportando e ponderando i dati, la scala dell’operazione mette in luce l’intenzione di creare un presidio industriale sul dominio sottomarino.

Petrioli ha spiegato che la decisione di integrare WSense con un grande attore industriale non è stata motivata solo dalla liquidità: in un settore emergente come l’ocean tech è cruciale avere accesso alla catena del valore e alla capacità di scala che i grandi gruppi forniscono, soprattutto quando si concorre con operatori internazionali verticali e generalisti.

Progetti integrati e ruolo nell’ecosistema industriale

WSense si inserisce in progetti complessi e integrati: coordina il progetto TARAS parte del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, che ha già completato una campagna sperimentale. Il progetto mette insieme componenti di LeonardoFincantieriGraaltechSaipem e altre PMI come Sparkle configurando sistemi composti e qualificati per operazioni complesse.

In questo contesto, la deep tech di WSense svolge la funzione di elemento abilitante: mantenendo autonomia tecnologica, l’azienda può alimentare un piano industriale più ampio fatto di acquisizioni e integrazioni, contribuendo a un’accelerazione della strategia nel dominio sottomarino.

Impatto su talenti e prospettive future

La compagine umana di WSense è uno degli asset evidenziati dalla leadership: circa il 30% del team proviene da esperienze all’estero e un ulteriore 30% ha un dottorato di ricerca, elementi che Petrioli definisce cruciali per trattenere competenze specialistiche in Italia. L’azienda intende mantenere l’organico attuale e prevede piani di crescita che ne aumentino significativamente le dimensioni.

Più in generale, il caso Fincantieri-WSense è considerato rappresentativo di come un gruppo industriale nazionale possa integrare una startup deep tech senza sacrificarne la cultura, favorendo al tempo stesso un ampliamento delle capacità competitive sul mercato sottomarino a scala globale.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.