La recente pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione Europea ha inciso direttamente su un progetto molto dibattuto a Trieste: la proposta di rigenerazione del cosiddetto Porto Vecchio. La decisione, contenuta nella Causa C-810/24 e datata 5.2.2026, ha dichiarato illegittima una norma del codice degli appalti italiano che riconosceva al proponente di un project financing il diritto di prelazione nella successiva gara pubblica.
Il provvedimento europeo toglie efficacia a una norma dell’art. 183 comma 15 del d.lgs. n. 50/2016, rendendo impossibile esercitare quella prelazione in presenza di procedure competitive europee. Sul piano locale, la sentenza alimenta rilievi concreti riguardo all’operazione promossa negli ultimi anni per l’area portuale triestina e ripropone il tema della tutela del porto franco e dei relativi titoli giuridici sull’area.
Sentenza CGUE del 5 febbraio 2026 e il principio di concorrenza
Con la sentenza emessa il 5.2.2026 la Corte ha rilevato che la norma italiana violava il principio fondamentale della libera concorrenza nelle procedure di aggiudicazione delle concessioni. Il risultato giuridico è che chi propone un investimento in project financing non può automaticamente vedersi garantita la concessione qualora un’altra impresa vinca la gara comunitaria.
La questione era stata sottoposta dall’organo di giustizia amministrativa italiano al vaglio europeo, con la richiesta di chiarire se il meccanismo di prelazione potesse essere compatibile con le normative UE. Il pronunciamento della Corte tende a privilegiare l’apertura del mercato e la parità di trattamento tra offerenti, limitando quindi margini di preferenza preliminare che restringano la competizione nella fase di gara.
Implicazioni sull’operazione Porto Vecchio e posizione del Gruppo Costim
La sentenza ha effetti diretti sull’operazione di trasformazione dell’area comunemente indicata come Porto Vecchio, promossa a vari livelli da amministrazioni locali e soggetti privati. L’annullamento della prelazione mina il presupposto che avrebbe impedito l’aggiudicazione definitiva della concessione a terzi, e questo cambia la dinamica di rischio commerciale e giuridico per il gruppo privato coinvolto, il Gruppo Costim.
Sul piano economico si segnala che, secondo atti presi in esame nelle valutazioni critiche, il promotore privato avrebbe già sostenuto spese progettuali ingenti, quantificate nell’ordine di oltre due milioni di euro. Dalla prospettiva della governance locale, inoltre, emergono dubbi sulla reale disponibilità di investitori istituzionali, visto che l’area è da tempo offerta sul mercato senza trovare acquirenti che ne confermino la fattibilità immobiliare tradizionale.
Valore strategico del Porto Franco Nord e criticità giuridiche
Gran parte delle contestazioni nascono dalla natura dell’area: non si tratterebbe di un semplice comparto abbandonato ma di uno dei due Punti franchi permanenti del Porto Franco internazionale di Trieste, dotato di infrastrutture portuali, magazzini, collegamento ferroviario e fondali profondi. Questo status comporta vincoli e diritti internazionali che ne aumentano il valore strategico e riducono la praticabilità di un’urbanizzazione di tipo comune.
Analisi su documentazione catastale e immagini satellitari, insieme a verifiche sul Libro Fondiario hanno sollevato l’ipotesi che la proposta di trasformazione non abbia tenuto pienamente conto di tali vincoli, esponendo il progetto a ricorsi e contestazioni basati su obblighi internazionali ancora vigenti.
Pressioni politiche e richieste di trasparenza da parte dei consiglieri
La vicenda ha sollevato anche proteste politiche locali: esponenti di forze di opposizione hanno chiesto pubblicamente maggiore trasparenza e forme di condivisione con la cittadinanza, richiamando la necessità di procedure partecipate su progetti di grande impatto urbano. Le richieste sottolineano criticità procedurali, come la frammentazione dell’intervento in più cantieri e l’affidamento di questioni come le bonifiche a fasi successive, con possibile aumento di costi e slittamento dei tempi.
Da parte di alcuni attori istituzionali sono state invocate spiegazioni sulle scelte amministrative che hanno portato alla stipula di accordi e alla presunta simulazione di titoli di proprietà. Parallelamente, le dimissioni nel marzo 2026 del presidente dell’Autorità portuale coinvolto nella prima fase dell’operazione aggiungono ulteriori elementi di contesto politico e amministrativo da chiarire.
In questo quadro la pronuncia della Corte europea non solo modifica le condizioni legali per l’aggiudicazione delle concessioni, ma riapre il dibattito sulla legittimità tecnica e giuridica dell’intero progetto di rigenerazione del Porto Vecchio, con conseguenze operative che richiedono risposte pubbliche e verifiche approfondite.



