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4 Luglio 2026

Come l’Iran ha costruito una rete nazionale per la sorveglianza e la resilienza digitale

Un quadro completo della National Information Network dell’Iran: origini tra il 2005 e il 2006, formalizzazione nel 2012, blackout dell'8 gennaio, app come Nazer, il database Kashef del Dipartimento 40 e la piattaforma AI introdotta nel marzo 2026.

Come l’Iran ha costruito una rete nazionale per la sorveglianza e la resilienza digitale

L’Iran ha costruito negli ultimi due decenni una struttura digitale che funge sia da infrastruttura nazionale sia da strumento di controllo e difesa. A partire dall’avvio delle prime componenti tecniche tra il 2005 e il 2006 Teheran ha progressivamente spostato risorse, servizi e domini locali all’interno della sua rete interna nota come National Information Network (NIN) anche chiamata Internet-e Paak o Internet “Pure”.

Questa architettura è stata pensata per resistere a interruzioni esterne e per offrire allo Stato capacità di filtraggio e controllo del traffico: la NIN supporta servizi locali come il sistema operativo Ghasedak il servizio di posta Chaapaar e il motore di ricerca Fajr oltre a ospitare la maggior parte dei siti registrati con dominio .ir.

La rete nazionale: NIN, Internet-e Paak e il blackout dell’8 gennaio

La NIN è una rete IP che utilizza protocolli simili a quelli di internet ma opera con pochi gateway controllati dallo Stato, consentendo l’analisi, il filtraggio e, quando necessario, l’interruzione del traffico verso e dall’esterno. Il modello architetturale rende possibile che servizi governativi continuino a funzionare anche in caso di blocchi dei collegamenti esterni.

Questa caratteristica si è dimostrata cruciale durante lo shutdown registrato l’8 gennaio descritto come il blackout più esteso nella storia recente del Paese: il traffico di rete è crollato del 98% in poche ore, interrompendo comunicazioni interne, collegamenti con l’estero e una vasta gamma di servizi essenziali, dai sistemi finanziari a quelli sanitari e logistici. Episodi precedenti di blocco erano avvenuti nel 2019 e nel 2026 ma l’evento dell’8 gennaio ha evidenziato la capacità dello Stato di isolare completamente gran parte del flusso informativo.

Strumenti di sorveglianza: Nazer, Kashef e la piattaforma AI nazionale

All’interno della NIN si sono sviluppate applicazioni e database pensati per la sorveglianza e il controspionaggio. Tra queste spicca Nazer un’applicazione che letteralmente significa “sorvegliante” e che, con l’aggiornamento del 2026 è stata estesa per monitorare specifiche situazioni come la presenza di donne su ambulanze e mezzi pubblici. Nazer è accessibile solo a personale autorizzato tramite il sito della Polizia e la piattaforma di messaggistica nazionale Eitaa.

L’app non esegue riconoscimento facciale sui volti ma è in grado di catturare informazioni sulle targhe; il suo funzionamento si basa su un modello di crowdsourcing delle segnalazioni integrato nel sistema di sicurezza della Polizia chiamato Faraja. Le violazioni rilevate da Nazer seguono un iter sanzionatorio graduato: dall’avviso via sms al proprietario, al sequestro elettronico alla seconda infrazione, fino al sequestro fisico del veicolo dopo infrazioni ripetute. L’app è stata inoltre adattata per segnalare altre violazioni, tra cui il consumo di alcolici in luoghi pubblici e la partecipazione a manifestazioni.

Kashef e il Dipartimento 40 dell’IRGC

Dal lato del controspionaggio, il database Kashef (che significa “rivelatore”) è operativo dal 2026 all’interno del Dipartimento 40 l’unità dell’IRGC dedicata alle operazioni informatiche e al controspionaggio. Kashef aggrega feed di intelligence da varie divisioni e mette in relazione identità personali con dati di viaggio, cittadinanza e telecomunicazioni. Il sistema è stato progettato per costruire profili dettagliati su soggetti come cittadini con doppia cittadinanza, personale di ambasciate, dipendenti di aziende con legami esteri e giornalisti.

Il Dipartimento 40, formatosi per coordinare operazioni digitali e di intelligence, ha reclutato specialisti con esperienze anche in paesi come IsraeleTurchia ed Emirati Arabi Uniti contribuendo a consolidare capacità tecniche per il monitoraggio interno e per attività offensive all’estero.

Intelligenza artificiale, SIGINT e l’uso dei satelliti

Nel è stata presentata la prima piattaforma nazionale di AI integrata nella NIN, sviluppata con la partecipazione della Sharif University of Technology un ateneo che ha legami con enti statali come il MOIS il Ministero della Difesa, l’IRGC e l’Aeronautica. La piattaforma dispone di elaborazione basata su GPU, LLM multimodali e agenti intelligenti open source adattati a esigenze interne, con l’obiettivo dichiarato di garantire la continuità operativa in caso di isolamento dalla rete globale.

Parallelamente, le operazioni di SIGINT (intelligence delle comunicazioni) completano la strategia: intercettazioni, guerra dello spettro e attacchi informatici sono strumenti impiegati sia per raccogliere informazioni sia per interferire con le comunicazioni nemiche. Negli sforzi recenti rientra anche l’analisi dei segnali satellitari: durante la cosiddetta “Guerra dei 12 giorni del 2026” le capacità di footprinting dei segnali di rete satellitare sono state sfruttate per identificare punti di accesso a servizi come Starlink usati in larga scala, mentre nei mesi successivi l’accesso a migliaia di antenne di contrabbando ha mitigato in parte i blocchi comunicativi imposti dallo shutdown.

Nel complesso, la combinazione di NIN applicazioni come Nazer database come Kashef e la piattaforma di AI mostra come l’Iran abbia costruito una rete digitale capace di sorveglianza estesa, resilienza infrastrutturale e capacità offensive in ambito cibernetico e delle comunicazioni.

Autore

Martina Marchesi

Martina Marchesi ha guidato la squadra che ha coperto il piano urbanistico di Firenze, sostenendo una linea editoriale basata sull'analisi documentale. Vicedirettrice, porta un dettaglio personale riconoscibile: una mappa manoscritta dei rioni fiorentini nella sua agenda.