L’Italia è pronta a fare un passo significativo verso la riduzione del divario digitale. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha avviato il procedimento per la gara sulle frequenze comprese tra 24,25 e 26,5 gigahertz, una porzione cruciale dello spettro che potrebbe rivoluzionare la connettività nelle aree remote. L’avviso di gara sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro il 28 agosto, aprendo la strada a nuove opportunità per il Fixed Wireless Access (FWA) e il 5G.
La banda 26 GHz e il suo potenziale
La banda 26 GHz, parte delle onde millimetriche, è una tecnologia che promette velocità di connessione superiori, con prestazioni che possono raggiungere più di un gigabit al secondo. Tuttavia, questa tecnologia ha anche dei limiti, come la copertura ridotta e la sensibilità alle interferenze. Nonostante ciò, le tecniche di beamforming hanno permesso di aumentare la portata utile a oltre sette chilometri in campo aperto, rendendo questa soluzione sempre più attraente per le aree dove la fibra ottica non è ancora arrivata.
FWA e fibra: una relazione complementare
L’FWA non è un’alternativa alla fibra ottica, ma un complemento. Mentre la fibra ottica rimane l’infrastruttura di riferimento per le aree ad alta densità, l’FWA può coprire le aree remote dove stendere la fibra non è economicamente vantaggioso. La Gsma, l’associazione mondiale degli operatori, sottolinea che l’FWA è pensato per completare l’infrastruttura cablata, non per sostituirla.
La gara per la banda 26 GHz: dettagli e implicazioni
La gara per la banda 26 GHz è un’opportunità importante per gli operatori di telecomunicazioni. L’Agcom ha proposto di dividere lo spettro in undici blocchi da 200 megahertz, più una fascia cuscinetto da 50 megahertz per evitare interferenze. I diritti d’uso dureranno almeno quindici anni, con la possibilità di pagamenti rateali e sconti legati al raggiungimento di obiettivi di copertura. Questa struttura incentiva gli operatori a costruire reti reali, piuttosto che parcheggiare le frequenze in attesa di rivenderle.
Le sfide dell’esecuzione
Tuttavia, la sfida non è solo tecnologica, ma anche organizzativa. I piani precedenti per ridurre il divario digitale, come il Piano per le aree bianche e il Piano Italia a 1 Giga, hanno subito ritardi significativi. La Corte dei conti ha evidenziato problemi di governance, autorizzazioni locali e penali inefficaci. Prima di stanziare nuovo spettro, è fondamentale capire perché i fondi già disponibili non hanno raggiunto gli obiettivi previsti.
La banda 26 GHz potrebbe essere uno strumento utile per colmare il divario digitale, ma solo se integrata in un sistema di regole e piani ben definiti. L’Italia ha l’opportunità di non restare al buio digitale mentre la fibra completa il suo percorso. La differenza, come sempre, la farà l’esecuzione.



