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3 Giugno 2026

Come affrontare la carenza di competenze e il gender gap nella cybersecurity in Italia

Il settore cyber in Italia registra solo il 17% di donne tra gli specialisti ICT e una forte difficoltà nel reperire profili qualificati. Formazione interna, salari competitivi e outsourcing sono alcune delle risposte adottate dalle aziende per affrontare lo shortage di competenze.

Come affrontare la carenza di competenze e il gender gap nella cybersecurity in Italia

Il panorama della sicurezza informatica in Italia è segnato da una doppia criticità: da un lato la scarsità di competenze tecniche specialistiche, dall’altro un gender gap ancora radicato nei ruoli digitali. Soltanto il 17% degli specialisti ICT nel paese è donna, una percentuale inferiore alla media europea del 20%. Questi numeri emergono da un’indagine condotta da Grafton, realtà attiva nel professional recruitment, che ha raccolto le opinioni di decision maker, specialisti IT, professionisti HR e operatori esposti quotidianamente alle minacce digitali.

Percezioni interne e stereotipi di genere

La sottorappresentazione femminile non è solo una questione numerica: influisce anche sulle percezioni all’interno delle organizzazioni. Il 24% dei decision maker immagina i ruoli cyber come prevalentemente maschili; la convinzione cresce tra gli specialisti IT (47%) e tra le donne impiegate in funzioni di supporto (49%). Questi pregiudizi contribuiscono a un circolo vizioso in cui la scarsa visibilità femminile scoraggia nuovi ingressi nei percorsi STEM e ICT.

Il punto di vista delle risorse umane

Le funzioni HR descrivono uno scenario di forte tensione: l’86% definisce difficoltosa la ricerca di professionisti cybersecurity, il 90% segnala problemi nell’individuare candidati adeguati, l’84% fatica a verificare le competenze tecniche e il 75% lamenta una generica scarsità di profili disponibili. Questo contesto accentua l’urgenza di ripensare sia i processi di selezione sia le strategie di attrazione dei talenti.

Formazione interna: leva primaria ma non priva di ostacoli

Per contrastare lo shortage, molte aziende stanno spostando l’attenzione sulla formazione dei dipendenti già presenti. Il 37% delle organizzazioni individua nell’upskilling e nel reskilling la modalità principale per colmare il gap di competenze. Le HR considerano efficaci i percorsi per junior nell’82% dei casi e ritengono analogamente utili i programmi di riqualificazione interna.

Barriere alla formazione efficace

Tuttavia, costruire competenze in ambito cyber non è semplice: l’81% degli HR ha incontrato difficoltà nei percorsi formativi. Tra gli ostacoli più citati figurano la mancanza di formatori qualificati (47%), budget limitati (39%), l’assenza di una strategia formativa chiara (27%) e i vincoli legati al tempo o alle priorità operative (24%). Questi elementi riducono l’impatto degli investimenti in formazione e rallentano la capacità delle imprese di reagire rapidamente alle minacce.

Strumenti di mercato: salari, outsourcing e criteri di selezione

Oltre alla formazione, le imprese adottano misure diverse per integrare competenze specialistiche. Il 78% offre pacchetti retributivi superiori alla media di mercato, mentre il 71% ricorre all’outsourcing affidandosi a partner esterni specializzati. Allo stesso tempo, la selezione dei candidati si evolve: la laurea rimane importante, ma non basta; aumentano il peso delle certificazioni, delle esperienze pratiche e delle competenze tecniche verificabili.

Soft skill e profilo ibrido

In un mercato dove le hard skill scarseggiano, emergono con forza le competenze trasversali: capacità di coordinamento, lettura del rischio, comunicazione interfunzionale, leadership e la capacità di tradurre elementi tecnici in scelte organizzative. Secondo l’analisi, la figura ideale per il futuro sarà sempre più ibrida, in grado di connettere la dimensione tecnica con quella decisionale e strategica.

Verso un nuovo posizionamento della funzione ICT

Nonostante l’importanza crescente della cybersecurity per le aziende, il salto organizzativo è incompleto: solo il 27% delle funzioni HR considera la funzione ICT pienamente integrata nei processi decisionali e nella strategia di business. Questo divario segnala che la valorizzazione delle competenze digitali richiede non solo investimenti formativi, ma anche un ripensamento della governance e dei modelli organizzativi.

Nelle parole di chi ha curato lo studio emerge un invito pratico: la diversity non deve restare un tema etico ma diventare una leva concreta per ampliare il bacino di talenti. Per affrontare il mismatch fra domanda e offerta servono interventi coordinati: processi di selezione più articolati, investimenti in formazione strutturata, politiche salariali competitive e una maggiore apertura verso percorsi non lineari che possano attrarre profili femminili e professionisti con background diversi.

In sintesi, il settore della cybersecurity in Italia è a un bivio: continuare con soluzioni in parte emergenziali o avviare una trasformazione sistemica che metta al centro competenze, inclusione e governance. Le scelte fatte oggi determineranno la capacità delle imprese di difendersi efficacemente dalle minacce digitali domani.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.