Come ECONYL ha reso il nylon 6 circolare e competitivo

Aquafil ha trasformato la depolimerizzazione del nylon 6 in una piattaforma industriale: un percorso tra tecnologia, design dei prodotti e sfide regolatorie

Aquafil è un esempio di come un’impresa possa trasformare una tecnologia consolidata in un vantaggio competitivo. Partendo dalla produzione di poliammide 6 (conosciuta come nylon 6), il gruppo ha sviluppato un sistema industriale per il riciclo chimico che oggi collega ricerca, design e filiera commerciale. Nel dialogo con il CEO Giulio Bonazzi, emerge chiaramente che la sostenibilità per Aquafil non è solo un attributo del materiale, ma una strategia che richiede investimenti, partnership e capacità di anticipare le regole del mercato.

Il progetto più noto del gruppo è ECONYL®, una soluzione basata sulla depolimerizzazione del nylon 6 che restituisce monomeri utilizzabili per produrre fibre con caratteristiche equivalenti al materiale vergine. Questo approccio mira alla riduzione delle emissioni, in particolare quelle legate alla catena di fornitura (Scope 3), e cambia il paradigma della produzione tessile e industriale, spostando il focus dal semplice recupero alla progettazione del ciclo di vita del prodotto.

Un processo industriale ripensato

La rivoluzione tecnica di Aquafil non consiste nel creare una chimica nuova, ma nel rendere il processo resiliente a scarti complessi. Il cuore è il riciclo chimico, che consente di ottenere un monomero indistinguibile da quello fossile. A differenza del riciclo meccanico, che degrada progressivamente le performance del materiale, la via chimica mira a restituire qualità e caratteristiche estetiche originali. Questo permette di sostituire il materiale vergine sia a livello prestazionale sia visivo, offrendo ai produttori finale e ai brand la libertà di non scendere a compromessi.

Sfida degli approvvigionamenti

La difficoltà maggiore non è stata solo la chimica ma il reperimento delle materie prime seconde. All’inizio si pensava che gli scarti “puliti” sarebbero bastati; la realtà è diversa. Trovare qualche migliaio di tonnellate è una cosa, reperire centinaia di migliaia di tonnellate sostenibili è tutt’altra. Per questo Aquafil ha sviluppato tecnologie in grado di trattare materiali contaminati, reti da pesca, moquette post-consumo e altri flussi complessi, accettando una sfida logistica e di design che parte dalla progettazione iniziale dei prodotti.

Strategia commerciale e valore differente

Nel mercato delle materie prime molte aree sono commodity, ma Aquafil ha costruito spazio di differenziazione. Il monomero è difficilmente distinguibile e quindi compete sul prezzo; il valore aggiunto si crea più a valle, nel filato e nel prodotto finito. Se il monomero ha margini limitati, il filo e i prodotti realizzati con ECONYL® permettono di applicare un premium price e di offrire ai brand una storia di sostenibilità misurabile. Questo posizionamento è frutto sia della tecnologia sia della capacità di raccontare il valore agli attori a valle della filiera.

Riciclo by design e costi della circolarità

La transizione verso prodotti veramente circolari richiede di pensare al riciclo fin dalla progettazione: il concetto di riciclo by design implica scegliere materiali e assemblaggi che facilitino il recupero, riducendo i costi di fine vita. All’inizio la circularità può essere più costosa; però progettare reti da pesca o componenti auto in modo che siano più semplici da separare e raccogliere riduce le spese complessive del sistema e rende più competitivo il prodotto circolare nel lungo periodo.

Regole, competizione globale e ruolo dell’Europa

Le normative europee influenzano pesantemente il percorso delle imprese. Aquafil vive la contraddizione tra l’opportunità di una regolamentazione che orienta il mercato e la complessità amministrativa che spesso rallenta l’azione. In particolare, misure come le semplificazioni del pacchetto Omnibus (CSRD/CSDDD) sono viste come un passo, ma restano onerose. Allo stesso tempo, iniziative come il Clean Industrial Deal del 2026 e l’Industrial Acceleration Act presentato a marzo ’26 sono osservate con interesse per il potenziale impatto su investimenti e appalti pubblici.

A livello internazionale, la sfida è la rapidità di approccio dei Paesi asiatici. Cina, Giappone e Corea programmano politiche industriali e sistemi di raccolta che possono mettere a disposizione grandi volumi di scarti a costi competitivi. Aquafil racconta esperienze di visite da grandi gruppi automobilistici e industriali asiatici interessati ai suoi impianti: la differenza è spesso nella certezza normativa e nella capacità di pianificazione centrale.

Per accelerare la transizione il CEO suggerisce di usare il public procurement come leva: obbligare regole di sostenibilità negli appalti pubblici potrebbe favorire prodotti circolari europei e dare impulso alla domanda. Anche misure su ETS e CBAM richiedono maggiore chiarezza per non penalizzare le imprese virtuose. L’intervista è stata realizzata da Silvia Pugi con Gaetano Iaquaniello e rappresenta il primo contributo di una serie dedicata ai manager europei e al loro approccio all’innovazione.

Scritto da Davide Ruggeri

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