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20 Giugno 2026

Come Eni Next sta collegando startup energotech agli impianti del gruppo

A Milano il 18 giugno 2026 Eni Next ha riunito startup, investitori e centri di ricerca per mostrare il modello di corporate venture capital che mira a far entrare tecnologie deep tech negli impianti del gruppo. Clara Andreoletti ha ribadito la visione di trasformazione iniziata nel 2018.

Come Eni Next sta collegando startup energotech agli impianti del gruppo

L’evento Eni Next Day tenutosi a Milano il 18 giugno 2026 ha messo in luce il ruolo operativo del corporate venture capital del gruppo: non solo capitale, ma anche accesso a impianti, laboratori e competenze per testare e industrializzare soluzioni energetiche. A guidare la società è Clara Andreolettipresidente e ceo di Eni Nextche ha richiamato l’impegno del gruppo nella trasformazione tecnologica con la frase «Dal 2018 lavoriamo per sostenere la trasformazione di Eni in una tech energy company».

L’obiettivo dichiarato è creare connessioni concrete tra startup, mondo accademico e rete commerciale del gruppo, favorendo sia l’afflusso di capitali che l’avvio di partnership industriali. In questo quadro, il corporate venture capital funge da ponte tra fasi di ricerca e test su scala reale e processi di deployment su siti produttivi.

Eni Next Day a Milano: obiettivi e modalità operative

L’appuntamento del 18 giugno 2026 ha riunito realtà impegnate in ambiti che vanno dalla fusione alla robotica umanoidepassando per i minerali critici e le soluzioni per la decarbonizzazione. La manifestazione è servita a mettere in evidenza tre leve operative che Eni Next mette a disposizione delle partecipate: testing e piloting in laboratori e siti industriali, condivisione di competenze tecniche e manageriali e accesso alla rete commerciale del gruppo. Questo approccio permette alle startup di validare affidabilità, costi e integrazione con impianti esistenti, elementi fondamentali per passare dal prototipo al deployment.

La visione strategica nel piano 2026-2030

All’interno del piano industriale 2026-2030 la tecnologia è inserita tra i pilastri strategici insieme a esplorazione e produzione e ai nuovi modelli di business per la transizione. Eni Next non è quindi un’attività periferica: è parte integrante del modo in cui il gruppo esplora opzioni tecnologiche future, con un orizzonte che comprende investimenti a lunga durata e la necessità di test industriali complessi.

Portafoglio, numeri e partnership finanziarie

La piattaforma di Eni Next è ormai strutturata: nel portafoglio ci sono 23 startup e sono stati impiegati oltre 650 milioni di dollari in investimenti diretti. Tra le partecipate emergono quattro unicorni riconosciuti: Commonwealth Fusion Systems (fusione a confinamento magnetico), Form Energy (batterie iron-air per storage di lunga durata), Pasqal (quantum computing con atomi neutri) ed EnergyX (estrazione diretta del litio). Il multiplo di ritorno indicato si avvicina a tre volte il capitale investitoa testimonianza della performance finanziaria del portafoglio.

Presenze italiane e aree tecnologiche

Tra le partecipate con legami forti al sistema produttivo italiano figurano Energy Dome (sistemi di accumulo con CO2), BeDimensional (materiali bidimensionali) e Dronus (droni autonomi per ispezione e monitoraggio). Queste imprese rappresentano esempi di come tecnologie specializzate possano essere valutate sia per il loro potenziale industriale sia per il loro impatto sulla sicurezza delle catene di fornitura e sull’efficienza operativa.

Accordo con Azimut e meccanismi di finanziamento

Nel 2026 Eni Next ha siglato un’intesa con Azimut per promuovere un fondo Eltif di venture capital con un obiettivo di raccolta di 100 milioni di eurofocalizzato su startup e scaleup clean tech, soprattutto statunitensi. In questo schema Eni Next assume il ruolo di advisor tecnologico mentre Azimut contribuisce con competenze di asset management e distribuzione, creando uno strumento pensato per sostenere fasi intermedie tra laboratorio e mercato.

Contesto di mercato e sfide di settore

Il quadro macroeconomico evidenziato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia segnala che gli investimenti globali nel settore energetico dovrebbero raggiungere circa 3.400 miliardi di dollari nel 2026, con circa 2.200 miliardi rivolti alla clean energy. Nel 2026 oltre 320 nuove startup dell’energia hanno ottenuto il primo finanziamento, a conferma del fermento nel comparto. Tuttavia, rimane la sfida strutturale delle tempistiche lunghe, dei requisiti per impianti pilota e delle barriere regolatorie che caratterizzano l’innovazione energetica.

Nel confronto tra rischio e opportunità, il modello di corporate venture capital di Eni Next punta a ridurre l’incertezza tecnologica fornendo alle startup un interlocutore industriale dotato di siti, dati e know-how operativo. Valutare il successo non riguarda solo i ritorni finanziari, ma anche il numero di tecnologie che entreranno in esercizio, le partnership industriali effettive e la capacità di rafforzare l’ecosistema di innovazione in Italia e all’estero.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.