Il dibattito sul Digital Networks Act non riguarda soltanto norme tecniche: tocca la capacità del sistema Paese di finanziare e far evolvere le reti Tlc che sono diventate infrastrutture strategiche. Durante l’audizione alla Commissione Politiche Ue della Camera, Asstel e la sua direttrice generale Laura Di Raimondo hanno ribadito che la legge europea rappresenta un’opportunità per aggiornare il quadro regolamentare, ma che l’impatto reale dipenderà da come verranno orientate le misure sullo spettro, gli incentivi agli investimenti e la governance del mercato.
Per avere effetti concreti il regolamento deve coniugare stabilità e flessibilità: da un lato garantire certezze sulle licenze e sulle condizioni d’uso dello spettro radio, dall’altro evitare un aumento indiscriminato degli obblighi che potrebbe gravare sulle imprese di rete. In sintesi, serve una regolazione proporzionata che riduca la frammentazione normativa europea, favorisca l’uso industriale dello spettro e permetta lo sviluppo di servizi su reti gigabit e 5G.
Perché le reti sono infrastrutture strategiche
Le reti di comunicazione elettronica non sono più semplici servizi di mercato: sono la base materiale della digitalizzazione, della sicurezza nazionale e della competitività industriale. Secondo Asstel, le attuali regole creano asimmetrie significative tra operatori storici e grandi piattaforme digitali, con effetti diretti sulla capacità di investire e innovare. In un contesto trainato dall’intelligenza artificiale e da servizi che richiedono maggiore capacità e resilienza, è essenziale che le condizioni regolatorie consentano alle telco di offrire nuovi servizi e di competere su un piano di parità.
Le asimmetrie regolatorie e il rischio per gli investimenti
Il problema centrale è che molti operatori di rete operano sotto vincoli più stringenti rispetto ai fornitori di contenuti e applicazioni: questo squilibrio si traduce in minori margini e, quindi, in meno risorse da destinare agli investimenti infrastrutturali. Il concetto di fair share, ossia il contributo economico dei grandi provider verso chi sostiene il trasporto del traffico, è stato al centro del dibattito; il testo del Digital Networks Act opta però per strumenti di cooperazione e linee guida piuttosto che per un prelievo obbligatorio, privilegiando un approccio basato sulla negoziazione e sulla buona fede commerciale.
Cosa propone il Digital Networks Act
La proposta della Commissione europea cerca di creare condizioni più omogenee per le imprese del settore: dall’introduzione di un passaporto UE che consenta la registrazione in un unico Stato membro, alla promozione di servizi satellitari paneuropei con autorizzazioni armonizzate. L’obiettivo è ridurre la frammentazione dei 27 mercati nazionali, permettere alle imprese di scala europea di operare più agevolmente e aumentare la coerenza nelle autorizzazioni dello spettro, anche attraverso licenze più lunghe e con regole di rinnovo più prevedibili.
Piani nazionali di transizione e tempistiche
Un altro elemento chiave del Digital Networks Act sono i piani obbligatori di transizione per dismettere le reti in rame e completare la migrazione verso la fibra ottica: gli Stati membri dovranno presentare i loro programmi nazionali, che prevedono una graduale eliminazione del rame tra il 2030 e il 2035. Questa misura punta a dare certezza agli investimenti, consentendo una pianificazione di lungo periodo per operatori e finanziatori.
Misure sullo spettro, licenze e meccanismi economici
Per attrarre capitali il testo promuove pratiche di assegnazione dello spettro favorevoli agli investimenti: estensione della durata delle licenze, rinnovi semplificati e anche la possibilità di diritti a durata indefinita accompagnati da revisioni periodiche e meccanismi credibili di revoca. Per le bande armonizzate il regolamento prevede che, salvo eccezioni motivate, le durate siano molto lunghe (con indicazioni come almeno 40 anni) per aumentare la prevedibilità degli operatori.
I metodi di pricing e le procedure di selezione vengono armonizzati: le fee devono restare proporzionate e una metodologia comune aiuterà a ridurre le distorsioni tra Paesi. Inoltre, il Dna introduce la possibilità di compensazioni o rimborsi delle fee in cambio di impegni di investimento, trasformando parte del costo in leva per qualità e copertura, e istituisce una procedura Ue di notifica preventiva per decisioni nazionali sullo spettro, a tutela del mercato interno.
Verso un equilibrio tra mercato aperto e investimenti sostenibili
Il testo cerca un equilibrio delicato: salvaguardare la neutralità commerciale degli accordi di interconnessione e la libertà del mercato, senza però lasciare le reti in una condizione di svantaggio competitivo. L’approccio scelto privilegia la cooperazione tecnica e commerciale e strumenti mirati per gestire gli squilibri di costo, piuttosto che imposizioni generalizzate che potrebbero compromettere il principio di open internet. Per le associazioni di settore come Asstel, il successo del regolamento dipenderà dalla capacità di coniugare semplificazione, certezza normativa e un efficace riequilibrio del valore.
In conclusione, il Digital Networks Act può rappresentare una svolta per la filiera delle telecomunicazioni se tradotto in misure che incentivino investimenti sostenibili, aumentino la prevedibilità delle regole sullo spettro e riducano le asimmetrie tra operatori e piattaforme. Il risultato auspicabile è un ecosistema europeo più competitivo, resiliente e in grado di sostenere la transizione digitale e la sovranità tecnologica.
