Nel panorama mediatico del 2026, il giornalismo italiano si trova di fronte a una sfida cruciale: ricostruire la fiducia del pubblico in un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale e dai nuovi intermediari digitali. I dati del Digital News Report Italia 2026 rivelano un quadro complesso, dove l’interesse per le notizie continua a diminuire, ma la domanda di senso e contesto cresce.
Marco Ferrando, vicedirettore di Avvenire e uno degli autori del rapporto, sottolinea che il pubblico non chiede più notizie: chiede senso. Questo cambiamento epocale richiede un approccio nuovo da parte delle testate giornalistiche, che devono essere presenti nei nuovi ambienti digitali e rendere riconoscibile il proprio valore anche quando il primo contatto con la notizia avviene altrove.
La crisi della relazione, non dell’attenzione
Uno dei dati più sorprendenti del rapporto è che, nonostante la fiducia nelle notizie sia scesa al 32%il 57% degli italiani consulta le notizie più volte al giorno. Questo paradosso, definito crisi della relazioneindica che gli italiani non hanno perso interesse per l’informazione, ma stanno cambiando i modi in cui la consumano.
Il pubblico è diventato più selettivo e mediato da piattaforme, algoritmi e nuovi intermediari come i creator e i chatbot di intelligenza artificiale. Questi nuovi attori non sono più semplici canali di distribuzione, ma ambienti in cui il pubblico incontra le notizie, spesso in modo incidentale. Questo cambiamento richiede alle testate giornalistiche di adottare linguaggi più accessibili e una maggiore capacità di spiegare e contestualizzare.
I giovani e l’interesse per la politica
Un segnale positivo emerge dai dati sui giovani tra i 18 e i 24 anniil 28% di loro è molto o estremamente interessato alla politica, un dato superiore a qualsiasi altra fascia d’età. Questo indica che la domanda di informazione politica c’è, ma l’offerta attuale non sempre la intercetta. I giovani cercano spiegazioni, contesto e linguaggi accessibili, e vogliono essere presi sul serio.
I creator e newsfluencerseguiti dal 36% degli italiani, sono apprezzati proprio per la loro capacità di rendere comprensibili i fatti. Questo pubblico fatica talvolta a distinguere tra giornalismo ed entertainment, ma sa cosa cerca: spiegazioni, non solo aggiornamenti. I creator non sostituiscono il giornalismo, ma mostrano cosa il pubblico si aspetta: qualità, non brevità.
La smart TV e i nuovi dispositivi digitali
Una delle novità di questa edizione è l’ingresso della smart TV nella rilevazione. Il 46% degli italiani usa la smart TV per informarsi, e quasi la metà lo fa tramite YouTube o app video, non tramite i canali tradizionali. Questo dato indica un ritorno all’approfondimento: video medio-lunghi, spiegazioni e contesto.
All’opposto, i video brevi sui social media, dominanti su Instagram, TikTok e Facebook, segnano il passo sul fronte dell’informazione. Questi video sono consumati, ma non percepiti come strumento informativo di primo piano. Questo segnale va nella stessa direzione dei creator: meno breaking news, più sense-making.
I chatbot di intelligenza artificiale entrano nel quadro con un utilizzo specifico: il 6% degli italiani li usa per approfondire, non per aggiornarsi. Li usano soprattutto per approfondire notizie già incontrate (41%) e per orientarsi tra le fonti (26%), più che per ricevere gli ultimi aggiornamenti. Questo utilizzo rispecchia la stessa domanda di spiegazione e contesto che emerge dai dati sui creator.
Il tema dei pagamenti è sempre delicato. La ricerca dice che solo l’8% degli italiani paga per avere notizie, ma chi lo fa sceglie sempre più un abbonamento continuativo. Il 38% lo fa per motivazioni ideali: sostenere un progetto credibile, non acquistare un prodotto. Questo conferma che la sostenibilità del giornalismo passa dalla qualità della relazione.
L’imparzialità resta un valore richiesto, ma i giudizi sulla copertura dei grandi temi sono severi. Il 55% degli italiani preferisce fonti prive di un particolare punto di vista. Tuttavia, i giudizi negativi superano ampiamente quelli positivi su tutti gli argomenti considerati, con il caso più critico che riguarda l’immigrazione (44% di valutazioni negative contro l’11% di positive).
Considerando tutte le fonti utilizzate, l’online consolida il vantaggio sulla TV: le fonti digitali salgono al 69%mentre la televisione scende al 62%. Come fonte principale, però, la TV resta al primo posto (48% contro 45% dell’online). I social media salgono al 45% nell’uso settimanale e raggiungono il 22% come fonte principale.
Nel contesto digitale, le testate televisive mostrano maggiore tenuta rispetto ai quotidiani. In vetta al ranking online si confermano Fanpage (22%), seguita da Tgcom24 online e Ansa online (17%), SkyTg24 online (14%) e la Repubblica online (11%). Il Post e Will Media confermano una marcata caratterizzazione giovanile: rispettivamente 15% e 11% tra gli under 35.
La preoccupazione per la disinformazione cresce: il 59% degli italiani si dichiara fortemente o abbastanza preoccupato. Torna a salire la news avoidance, cioè il fatto di evitare spesso o a volte le notizie: siamo al 36%.



