Le Pubbliche Amministrazioni europee rappresentano un attore chiave nel panorama tecnologico globale, con una spesa annuale che si aggira intorno al 14% del PIL del continente pari a circa 2.000 miliardi di euro. Tuttavia, una parte significativa di queste risorse finisce nelle casse di giganti tecnologici americani e asiatici, lasciando le startup europee a competere per le briciole.
Questa situazione non è solo un problema economico, ma anche un rischio per la sovranità digitale dell’Europa. Affidare infrastrutture critiche a provider soggetti a leggi extra-UE espone il continente a rischi geopolitici e di privacy che non possono essere ignorati.
Il divario tecnologico e le sue conseguenze
Secondo il Rapporto Draghi l’Europa avrebbe bisogno di investire circa 800 miliardi di euro all’anno pari a circa il 5% del PIL europeo per raggiungere il livello tecnologico degli USA. Questo divario si riflette chiaramente nel settore tecnologico, dove le soluzioni europee faticano a competere con i giganti americani.
Un esempio lampante è quanto accaduto a giugno 2026 quando una direttiva governativa statunitense ha costretto Anthropic a disabilitare l’accesso ai modelli IA Fable 5 e Mythos 5 per tutti gli utenti fuori dagli USA. Questo ha causato disagi significativi per reti ospedaliere, pubbliche amministrazioni e agenzie di intelligence in Europa, dimostrando la vulnerabilità derivante dalla dipendenza da tecnologie estere.
Le reazioni istituzionali
Di fronte a questa situazione, i governi europei hanno iniziato a rivedere le loro strategie di procurement pubblico. Il governo francese, ad esempio, ha rescisso anticipatamente il contratto decennale della propria intelligence con Palantir Technologies optando per la piattaforma nazionale ArgonOS di ChapsVision. Nonostante il divario dimensionale e tecnico, Parigi ha scelto di internalizzare i costi operativi di una complessa migrazione per sterilizzare il rischio di back-door.
Anche la Germania ha seguito un percorso simile, con l’Ufficio federale per la tutela della Costituzione (BfV) che ha acquisito il software europeo Chapsvision per l’analisi dati nella lotta al terrorismo e al controspionaggio. La motivazione ufficiale è stata la necessità di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti nell’interesse della sovranità digitale.
Le iniziative legislative e i nuovi framework
Il legislatore comunitario sta ora istituzionalizzando queste prassi attraverso una serie di iniziative legislative. La revisione in corso delle Direttive Appalti elimina il primato del prezzo per introdurre il parametro del Best Price-Quality Ratio accoppiato a stringenti requisiti di sicurezza economica.
L’Industrial Accelerator Act (IAA) fissa quote di contenuto locale e applica rigidamente il principio di reciprocità, creando la base giuridica per escludere vendor statunitensi o cinesi dagli appalti critici. Sull’infrastruttura, il Cloud and AI Development Act (CADA) ha introdotto una classificazione su quattro livelli, con requisiti sempre più stringenti per i livelli più alti.
Il caso italiano
L’Italia ha affrontato il nodo sviluppando un’architettura ibrida governata dal Polo Strategico Nazionale (PSN) e supervisionata dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN). Invece di creare da zero un ecosistema cloud autarchico, l’Italia ha scelto di importare l’eccellenza dello strato applicativo offerto dai grandi player globali, confinandolo però all’interno di un recinto fisico, crittografico e legale controllato dallo Stato italiano.
Questa strategia permette di sfruttare le tecnologie avanzate disponibili sul mercato globale, pur mantenendo il controllo sulle infrastrutture critiche. Tuttavia, l’applicazione rigorosa di una dottrina Buy European sconta una penalità di performance, con le proposte europee che risultano inferiori a quelle estere sia lato software che hardware.
Le sfide future e le opportunità
Nonostante le sfide, l’Europa ha l’opportunità di colmare il divario tecnologico attraverso una strategia di procurement pubblico ben coordinata. Aggregando la domanda dei 27 Stati membri, l’Europa potrebbe finanziare consorzi hardware su scala continentale, sfruttando meccanismi come gli IPCEI.
Il costo dell’autarchia tecnologica determina inefficienze e oneri aggiuntivi nel breve termine, ma porta benefici sullo sviluppo delle industrie innovative nazionali. Il procurement pubblico richiede un riposizionamento: da voce di spesa corrente a investimento infrastrutturale.
Comprare europeo non è solo un atto di patriottismo economico, ma un investimento sul futuro tecnologico del continente.



