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24 Giugno 2026

Consenso, pagamento e dati: cosa è emerso a Venezia 2026

Al Symposium di Venezia 2026 esperti e regolatori hanno discusso se il consenso sia la base giuridica più adeguata per il modello «pay or consent», confrontandosi con i limiti pratici della fruizione digitale e con l'Opinion 8/2026 dell'European Data Protection Board.

Consenso, pagamento e dati: cosa è emerso a Venezia 2026

Al Symposium tenutosi a Venezia 2026 il confronto sui modelli di accesso ai contenuti digitali ha assunto contorni concreti: non più solo la domanda «si può fare o non si può fare» ma l’interrogativo centrale sul ruolo del consenso quale base giuridica ai sensi del GDPR. Durante il panel sono emerse criticità pratiche che incidono sulla possibile adozione del meccanismo «pay or consent»: dalla qualità dell’informazione erogata all’eterogeneità delle alternative economiche, fino alla complessità delle revoche del consenso in processi di trattamento articolati.

Informativa, specificità e rapidità della fruizione nell’ambiente digitale

Un nodo ricorrente sollevato a Venezia riguarda la difficoltà di fornire una informazione corretta in contesti di consumo rapido dei contenuti. È stata sottolineata la tensione tra il formato tradizionale dell’informativa e la realtà digitale: spesso l’informativa in PDF o lunga pagina testuale non è adeguata per garantire che il soggetto interessato comprenda in modo informato i trattamenti. In questo senso si è discusso se sia opportuno evitare strumenti nati per l’analogico e ripensare modalità di comunicazione più intelligibili, così da permettere che il consenso sia effettivamente liberospecifico e inequivocabile.

Specificità del consenso e user experience

La raccolta di consensi distinti per più finalità rischia di compromettere la velocità e la semplicità d’uso delle piattaforme. Nel panel si è richiamata l’attenzione sul fatto che la specificità del consenso deve riguardare le finalità, mentre altre informazioni, come le categorie di destinatari, rientrano più propriamente nell’informativa. Inoltre, per i casi concreti analizzati sono emerse almeno quattro finalità per le quali si raccolgono consensi: cookies non tecniciprofilazione per marketingmarketing diretto e trasferimenti a terzi per finalità promozionali. Chiedere granularità ulteriore per destinatario aggiunge oneri non richiesti dal regolamento.

Opinion 8/2026 dell’European Data Protection Board e la questione economica

Il secondo grande filone di confronto a Venezia ha riguardato il valore economico dell’alternativa «pagare per non essere tracciato» e la sua compatibilità con una scelta libera. L’European Data Protection Board con l’Opinion 8/2026 ha espresso che l’offerta di un’opzione a pagamento non è automaticamente sufficiente: la scelta deve essere realmente libera. È emersa la problematica della determinazione di una «fair fee»: una cifra troppo alta potrebbe costituire coercizione economica, una cifra troppo bassa potrebbe svalutare il dato e creare un dark pattern che induce l’utente a preferire il pagamento, percependo i propri dati come poco rilevanti.

Domande aperte sulla determinazione del prezzo

Durante il dibattito è stato evidenziato che non esiste una risposta ovvia su chi debba stabilire quale sia un prezzo «ragionevole»: un’autorità, un regolatore o lo stesso mercato? Questo tema rimane centrale perché tocca l’equilibrio tra tutela del consumatore e sostenibilità economica dei fornitori di contenuti. L’alternativa economica deve garantire che la scelta sia libera e non imposta da una disparità di potere finanziario.

Revoca del consenso e basi giuridiche alternative

Infine, il panel ha affrontato la sostenibilità della revoca del consenso in scenari di trattamento complessi: una volta scatenati flussi di dati e processi di profilazione, riportare tutto sotto controllo dell’interessato risulta tecnicamente e organizzativamente complesso. Questa impostazione riflette il principio di accountability e la necessità di soluzioni non dogmatiche.

Il confronto emerso a Venezia 2026 non ha cancellato le tensioni sul modello «pay or consent», ma le ha spostate su un piano più operativo: la discussione passa ora dalla domanda se si può fare alla più complessa valutazione del quando e del come il consenso sia uno strumento adeguato e credibile nel panorama digitale contemporaneo.

Autore

Martina Marchesi

Martina Marchesi ha guidato la squadra che ha coperto il piano urbanistico di Firenze, sostenendo una linea editoriale basata sull'analisi documentale. Vicedirettrice, porta un dettaglio personale riconoscibile: una mappa manoscritta dei rioni fiorentini nella sua agenda.