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10 Ottobre 2026

CORE: possibile revisione delle soglie per colpire le Big Tech

L’Unione europea studia una tassa forfettaria per le imprese più grandi, un’alternativa alle tradizionali imposte sui servizi digitali.

CORE: possibile revisione delle soglie per colpire le Big Tech

Negli ultimi anni l’Unione europea ha dovuto affrontare due grandi sfide fiscali: trovare nuove risorse per finanziare il bilancio 2028-2034 e gestire le crescenti tensioni con gli Stati Uniti relative alle imposte sui servizi digitali. Dopo numerosi negoziati a livello internazionale, Bruxelles è ora pronta a valutare un approccio diverso, spostando l’attenzione da una tassa mirata alle piattaforme digitali a un contributo forfettario che colpisca le imprese più grandi, indipendentemente dal settore di attività.

Revisione della proposta CORE e soglie di fatturato

La proposta di risorse proprie COM(2025) 574 introduce la Corporate Resource for Europe (CORE) come un contributo annuale basato sul fatturato netto dell’impresa. In origine la soglia di accesso è fissata a 100 milioni di euro, mentre la quota è calcolata per classi di fatturato senza applicare una percentuale ai ricavi mondiali. La Commissione stima che il meccanismo possa generare circa 6,8 miliardi di euro all’anno, ma la stima resta ipotetica finché la normativa non sarà adottata.

Soglie e meccanismo di contribuzione

Secondo le recenti discussioni interne, le autorità europee starebbero valutando l’innalzamento della soglia di fatturato per escludere le medie imprese e concentrare il peso sulle multinazionali con fatturati ben oltre i 100 milioni. In tal modo gruppi come Apple, Alphabet, Meta e Amazon ricadrebbero nel perimetro del contributo senza che la misura sia formalmente catalogata come una tassa sui soli servizi digitali. Una tale modifica richiederebbe l’unanimità in Consiglio e l’approvazione dei singoli Stati membri secondo le loro disposizioni costituzionali.

Tensioni internazionali: USA, OCSE e digital services tax

Le imposte nazionali sui servizi digitali introdotte da Francia, Italia, Spagna e Austria hanno suscitato l’intervento della Section 301 del Trade Act del 1974, consentendo all’USTR di avviare indagini contro pratiche giudicate discriminatorie. Nel giugno 2021 gli Stati Uniti hanno annunciato dazi contro sei paesi europei, tra cui Italia, Spagna e Austria, per poi sospenderli nel quadro di negoziati che hanno portato a un accordo politico nell’ottobre 2021. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca rende nuovamente delicato il confronto fiscale transatlantico.

Pillar One e Pillar Two dell’OCSE

L’accordo OCSE/G20 del 2021 prevede due pilastri: il Pillar One, mirato a riassegnare parte dei diritti impositivi ai mercati di consumo, e il Pillar Two, che introduce un’imposizione minima effettiva del 15 % per le grandi imprese. Il secondo pilastro è stato recepito nell’UE con la direttiva (UE) 2022/2523 e in Italia con il D.Lgs. 209/2023. La mancata attuazione completa del Pillar One ha lasciato aperta la questione della ripartizione internazionale dei diritti fiscali, contribuendo alla persistenza delle digital services tax nazionali.

Implicazioni per le imprese europee: caso italiano e nuovi dazi

In Italia la web tax, introdotta con la legge 145/2018 e successivamente modificata, prevede un’aliquota del 3 % sui ricavi derivanti da pubblicità mirata, intermediazione digitale e trasmissione dati, applicabile a chi supera i 750 milioni di euro di fatturato mondiale. Il gettito è cresciuto da circa 455 milioni di euro nel 2024 a 637 milioni nel 2025, segno di una base imponibile in espansione. Amazon ha risposto aggiornando la struttura delle commissioni nei marketplace di Francia, Italia e Spagna, aggiungendo una maggiorazione del 3 % sulle commissioni di vendita in alcuni casi, dimostrando come i costi fiscali possano essere trasferiti contrattualmente agli operatori.

Dazi doganali temporanei e handling fee

Il Regolamento UE 2026/382 ha introdotto, a partire dal 1 luglio 2026, un dazio forfettario di 3 euro per articolo su spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, valido fino al 1 luglio 2028. Parallelamente, la legge di bilancio 2026 ha previsto un contributo amministrativo nazionale di 2 euro per le stesse importazioni, ma la sua entrata in vigore è stata posticipata al 1 dicembre 2026. Il nuovo quadro doganale UE 2026/2108 prevede inoltre una handling fee, il cui importo sarà definito da atti delegati ancora in fase di redazione. Queste misure, seppur temporanee, aumentano la complessità dei costi di ingresso per le imprese di e-commerce, soprattutto per i piccoli pacchi.

Tuttavia, la coesistenza di digital services tax nazionali, l’obbligo di rispettare le regole OCSE e l’introduzione di nuovi dazi doganali significano che le imprese europee dovranno gestire una molteplicità di oneri fiscali. La sfida sarà trovare un equilibrio tra equità fiscale, competitività delle PMI e sostenibilità del bilancio comunitario.

Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.