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12 Giugno 2026

Cybersecurity e MOSE: proteggere Venezia dalle minacce digitali

Un giallo informatico a Venezia riporta al centro il problema della cyber resilienza delle infrastrutture critiche

Cybersecurity e MOSE: proteggere Venezia dalle minacce digitali

Tra l’11 e il 13 aprile 2026 sono circolate indicazioni relative a un possibile accesso ai pannelli di controllo del sistema anti-allagamento che protegge Piazza San Marco: screenshot, rivendicazioni del gruppo Infrastructure Destruction Squad e la minaccia di permanere nella rete hanno riacceso il dibattito pubblico. Anche se al momento non esistono prove inoppugnabili e i gestori assicurano che la situazione è sotto controllo, il caso mette in evidenza come un attacco digitale possa avere conseguenze reali sulla sicurezza di una comunità urbana.

Questo episodio è un avvertimento sulla convergenza tra difesa idraulica e difesa digitale: Venezia oggi dipende da un complesso ecosistema di sensori, pompe e logiche di controllo che non possono essere separati dalla dimensione informatica. La vicenda ribadisce che non esistono più confini netti tra minaccia virtuale e danno tangibile, specialmente quando gli asset coinvolti sono parte di ciò che definiamo infrastrutture critiche, ovvero sistemi il cui malfunzionamento può compromettere la salute e il benessere collettivo.

Cosa è accaduto a Piazza San Marco

I resoconti stampa indicano che i sistemi di protezione della Basilica risultano separati e non compromessi, mentre il controllo locale della piazza — basato su pompe, valvole pneumatiche e sensori — sarebbe stato oggetto di tentativi di intrusione. Se confermato, l’episodio dimostrerebbe come anche un dispositivo OT locale possa essere usato come leva simbolica e tecnica per generare allarme pubblico. La vicenda mostra l’importanza di monitorare SCADA e PLC e di proteggere la cosiddetta mappa operativa che descrive procedure, percorsi e punti di accesso fisico.

Implicazioni per il tessuto urbano

Una manipolazione dei dati idrometrici o dei comandi alle paratoie può trasformarsi rapidamente in un problema di sicurezza pubblica: se i sensori segnalano livelli sbagliati, le procedure automatiche potrebbero non attivarsi o farlo in ritardo. Questo scenario evidenzia la differenza tra sicurezza IT e sicurezza OT: mentre l’IT tutela principalmente la riservatezza, la sicurezza OT privilegia la disponibilità e la safety fisica dei processi, con conseguenze che possono essere immediate e catastrofiche per la città.

Perché il MOSE è un bersaglio strategico

Il sistema MOSE è l’esempio su scala nazionale di quanto esposto a Venezia: coordina 78 paratoie alle bocche di porto e si basa su una rete di sensori e controlli che devono operare in sincronia. Un attacco mirato ai database operativi, alle reti di comunicazione o ai comandi ai PLC potrebbe compromettere l’intero equilibrio tra laguna e mare. Il problema non è solo tecnico: è strategico, perché infrastrutture del genere sono obiettivi naturali in scenari di guerra ibrida e destabilizzazione.

Il fattore umano e le terze parti

Le evidenze mostrano che la maggior parte delle intrusioni parte da tecniche di social engineering o phishing rivolte a dipendenti e fornitori. Per questo la governance del Consorzio e dei soggetti coinvolti deve includere policy stringenti per personale e appaltatori, formazione continua e controlli su accessi e credenziali. Proteggere la supply chain digitale è tanto importante quanto aggiornare i dispositivi legacy che non supportano moderne misure di autenticazione.

Lezione internazionale e dati di contesto

I casi esteri sono istruttivi: la rete elettrica ucraina colpita nel 2015, il tentativo di avvelenamento della fornitura idrica di Oldsmar (2026) e l’attacco alla Colonial Pipeline (2026) mostrano come l’intrusione digitale possa tradursi in interruzioni fisiche e panico sociale. In Italia, il Rapporto Clusit 2026 registra un aumento drastico degli attacchi gravi, con l’82% degli incidenti classificati come ad impatto “alto” o “critico” e settori come quello governativo che concentrano il 38% degli incidenti nel primo semestre del 2026. Questi dati rendono evidente la necessità di strategie nazionali coordinate.

Strategie operative per difendere il MOSE e le città

Per infrastrutture come il MOSE serve una difesa a più strati: adottare il modello Zero Trust, segmentare le reti per isolare zone OT da quelle IT, impiegare firewall industriali in grado di interpretare protocolli come Modbus o Profinet, e prevedere sistemi fisici di fail-safe. La security by design dovrà essere integrata nella progettazione futura, con soluzioni meccaniche di emergenza attivabili indipendentemente dalla rete digitale.

Ruolo istituzionale e collaborazione

La difesa efficace passa anche per la condivisione di indicatori di compromissione tra forze dell’ordine, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e partner internazionali, oltre all’implementazione della direttiva NIS2. Contro minacce sofisticate come il gruppo Volt Typhoon, che pratica tecniche living off the land, la cooperazione e lo scambio rapido di informazioni sono fondamentali per prevenire posizionamenti prolungati nelle reti critiche.

Conclusioni: tre priorità per rafforzare la resilienza

Per trasformare la vulnerabilità in forza servono tre azioni concrete: integrare obbligatoriamente difesa fisica e digitale, potenziare la cooperazione istituzionale internazionale e responsabilizzare la governance delle infrastrutture con investimenti in tecnologie e formazione. Venezia e il MOSE sono il banco di prova di un problema nazionale: senza una strategia coerente e risorse adeguate, il rischio che un attacco informatico produce effetti materiali resterà una minaccia concreta per il Paese.

Autore

Susanna Capelli

Susanna Capelli ha raccontato una rievocazione veronese dal loggiato di Piazza Bra, promuovendo una linea editoriale che valorizza la storia locale sui social. Collaboratrice storica, possiede una collezione di programmi teatrali degli spettacoli veronesi come particolare biografico.