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5 Settembre 2026

Dipendenza tecnologica europea: il confronto tra sicurezza e innovazione

L'Unione Europea cerca di ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti, ma le forze armate temono che questa transizione possa compromettere la sicurezza e l'efficienza operativa

Dipendenza tecnologica europea: il confronto tra sicurezza e innovazione

L’Unione europea sta affrontando una sfida cruciale: ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti, soprattutto nel settore militare. Questo obiettivo, però, si scontra con le preoccupazioni delle forze armate europee, che temono che una transizione troppo rapida possa compromettere la sicurezza e l’efficienza operativa.

Il Cloud and AI Development Act e le preoccupazioni delle forze armate

Al centro del dibattito c’è il Cloud and AI Development Act (CADA) un regolamento proposto dalla Commissione europea a giugno 2026. Questo provvedimento mira a ridurre le dipendenze critiche dell’Europa nel cloud e nell’intelligenza artificiale promuovendo allo stesso tempo una capacità industriale e infrastrutturale più forte all’interno dell’Unione.

Tuttavia, le forze armate europee esprimono preoccupazioni significative. Le tecnologie statunitensi sono profondamente integrate nelle infrastrutture digitali militari, rendendo difficile sostituirle senza compromettere le prestazioni e la sicurezza.

Il divario tecnologico e le sfide della migrazione

Secondo le valutazioni raccolte, gli Stati Uniti mantengono un vantaggio tecnologico compreso tra otto e dieci anni nelle piattaforme cloud e di intelligenza artificiale destinate alla difesa. Questo divario rende particolarmente delicato il passaggio dalle piattaforme degli hyperscaler statunitensi a eventuali alternative sviluppate in Europa.

Le infrastrutture digitali militari non possono essere sostituite semplicemente cambiando fornitore. Una migrazione richiede nuovi strumenti, compatibilità tra software differenti, trasferimento dei dati, revisione delle procedure di cybersecurity e formazione del personale. Questi processi devono rispettare requisiti di sicurezza molto più elevati rispetto a quelli previsti per le applicazioni commerciali ordinarie.

La sicurezza informatica e l’interoperabilità con la NATO

Uno dei punti cruciali riguarda la sicurezza informatica. La provenienza europea di una tecnologia può ridurre alcuni rischi, ma la sicurezza di un sistema dipende anche dalla maturità tecnologica del fornitore, dalla capacità di individuare e correggere vulnerabilità, e dalla resilienza delle infrastrutture.

Le forze armate manifestano cautele significative. Imporre requisiti particolarmente stringenti prima che esistano provider europei capaci di assicurare prestazioni equivalenti potrebbe aumentare il rischio anziché diminuirlo, soprattutto nelle applicazioni che richiedono elevata capacità computazionale e utilizzo avanzato dell’intelligenza artificiale.

La questione diventa ancora più complessa quando si considera l’interoperabilità con la NATO. Le operazioni militari moderne richiedono uno scambio continuo di informazioni tra forze armate appartenenti a Paesi differenti. Eventuali restrizioni nei confronti dei provider cloud statunitensi potrebbero complicare il coordinamento tra le forze armate alleate.

La risposta della Commissione Europea

La Commissione Europea cerca di ridimensionare il rischio di una chiusura generalizzata del mercato. Il modello previsto dal CADA assegna agli Stati membri il compito di stabilire il grado di garanzia necessario sulla base della sensibilità delle attività interessate.

Il regolamento non tratta nello stesso modo ogni servizio della pubblica amministrazione. Quanto maggiore è la criticità dell’applicazione, tanto più stringenti diventano i requisiti relativi alla localizzazione dei dati, al controllo del provider, alla supply chain software e all’influenza esercitabile da Paesi terzi.

Sul versante opposto, i sostenitori della strategia della Commissione evidenziano la necessità di creare domanda per far crescere i campioni europei. Il settore pubblico rappresenta uno degli strumenti attraverso cui Bruxelles intende creare questa domanda. Gli acquisti delle amministrazioni, soprattutto nei settori strategici, possono garantire ai fornitori europei volumi sufficienti per investire in infrastrutture, ricerca e sviluppo.

In questa prospettiva, i requisiti di sovranità diventano anche uno strumento di politica industriale. L’obiettivo è creare uno spazio di mercato nel quale operatori continentali possano crescere e consolidarsi, riducendo progressivamente la distanza rispetto ai grandi gruppi statunitensi.

Il confronto aperto nella difesa anticipa una discussione destinata a estendersi ben oltre il settore militare. Cloud e intelligenza artificiale stanno diventando infrastrutture trasversali a energia, telecomunicazioni, sanità, trasporti, pubblica amministrazione e industria. Più aumenta il peso di queste tecnologie, maggiore diventa il valore strategico del controllo sulla catena tecnologica che le rende disponibili.

La costruzione di capacità europee richiede investimenti e tempi che difficilmente possono essere compressi attraverso la sola regolamentazione. La questione per l’Europa sarà determinare dove una dipendenza esterna rappresenta un rischio che deve essere eliminato, dove può essere gestita attraverso garanzie contrattuali e tecniche e dove, almeno nella fase di transizione, rimane necessaria per mantenere prestazioni adeguate.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.