Nel panorama delle telecomunicazioni italiane, FiberCop ha recentemente suscitato un vivo dibattito con le sue proposte di aumento dei prezzi all’ingrosso. Questo sviluppo ha acceso i riflettori su un tema cruciale per il futuro del mercato: la competizione e l’equità nei servizi di rete.
Per comprendere appieno la portata di questa situazione, è essenziale ripercorrere le tappe che hanno portato alla creazione di FiberCop e al suo ruolo attuale. La separazione tra TIM e FiberCop, avvenuta nel 2026, era stata accolta con favore dal mercato, in quanto prometteva di superare i rischi legati alla storica integrazione verticale dell’ex monopolista.
FiberCop e la deregolamentazione: un equilibrio precario
FiberCop, in qualità di operatore wholesale only opera in un contesto di deregolamentazione, ma continua a detenere un significativo potere di mercato in vaste aree del Paese. La pubblicazione dei primi listini, avvenuta il 15 aprile 2026, ha segnato un incremento dei prezzi che molti operatori hanno definito irragionevole.
Questa situazione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla sostenibilità economica degli operatori e alla competizione nel mercato. In particolare, Wind Tre ha formalmente richiesto l’intervento delle autorità competenti, AGCOM e Autorità Antitrust, per valutare la conformità delle nuove tariffe ai principi di equità e ragionevolezza.
AGCOM e la valutazione dei prezzi equi e ragionevoli
AGCOM è chiamata a verificare se i nuovi listini di FiberCop rispettano i criteri stabiliti dal Codice delle comunicazioni elettroniche e dalla delibera 58/26/CONS. Gli aumenti proposti, che includono un incremento del 500% sui costi di disattivazione della rete, sembrano difficilmente compatibili con tali criteri.
Parallelamente, l’Antitrust sta esaminando i possibili effetti anticoncorrenziali delle variazioni tariffarie. Un rischio particolare è rappresentato dal fenomeno del lock-in che potrebbe vincolare gli operatori alla rete FiberCop, limitando le loro possibilità di migrazione verso alternative.
L’impatto economico sugli operatori e il confronto europeo
L’attuale assetto normativo non permette agli operatori retail di trasferire automaticamente gli aumenti all’ingrosso sui clienti finali, creando una pressione significativa sui loro margini. Inoltre, l’entità degli aumenti proposti da FiberCop solleva dubbi sulla loro giustificazione, soprattutto alla luce del fatto che i prezzi wholesale sono stati determinati da AGCOM sulla base dei modelli BULRIC definiti dalla Commissione Europea.
FiberCop ha dichiarato che i prezzi dei servizi di tlc in Italia rimarranno tra i più bassi d’Europa anche con i nuovi listini. Tuttavia, questa affermazione non sembra suffragata dai dati, considerando che i prezzi al dettaglio in Italia sono già tra i più bassi al mondo. La situazione richiede un’attenta valutazione da parte delle autorità per garantire un equilibrio competitivo nel mercato delle telecomunicazioni.



