In un contesto di crescente tensione tra operatori di telecomunicazioni, il Tribunale di Milano ha emesso una decisione significativa nel contenzioso tra FiberCop e Tim. La sentenza, datata 27 agosto, ha respinto il reclamo presentato da Tim contro l’ordinanza del 21 luglio, confermando che i prezzi contenuti nel Master Service Agreement (MSA) non trovano applicazione per i servizi regolamentati.
Il contenzioso tra FiberCop e Tim
Il cuore della disputa riguarda l’applicazione dei prezzi per alcuni servizi, in particolare Vula H e Vula C relativi all’accesso alla rete Ftth (Fiber to the Home) e Fttc (Fiber to the Cabinet). Tim sosteneva che, con il cambio di regime regolatorio conseguente allo scorporo della rete, questi servizi non fossero più regolamentati e che, quindi, dovessero applicarsi i prezzi concordati nel contratto di servizio MSA. FiberCop, invece, ha sempre sostenuto che tali servizi fossero ancora regolamentati e che i prezzi dovessero essere approvati dall’Agcom.
La decisione del Tribunale
Il collegio presieduto dal giudice Antonella Cozzi con Francesca Savignano come relatrice e Alessandro Petrucci come membro, ha stabilito che il reclamo di Tim era infondato. La sentenza ha chiarito che «i prezzi equi e ragionevoli ricadono nell’ambito di quelli regolamentati dalla normativa di settore, i prezzi contrattuali relativi ai servizi in contestazione non trovano applicazione».
Le implicazioni per il mercato
Mentre Tim subisce una sconfitta legale, gli Olo (operatori alternativi) hanno intrapreso una strada diversa, rivolgendosi direttamente all’Agcom. FiberCop ha risposto ai rilievi dell’Authority proponendo un inserimento più graduale dei nuovi prezzi, che dispiegherebbero pieni effetti in tre anni anziché in un anno per permettere agli operatori di adeguare le loro politiche commerciali. Su altri punti, FiberCop ha spiegato i motivi delle proprie scelte, come il criterio di rendere le connessioni in Fttc più onerose rispetto alla fibra integrale, ove disponibile.
Le nuove condizioni si applicheranno a tutti, inclusa Tim, quando l’Agcom approverà il nuovo listino prezzi emendato, con effetto economico retroattivo dal 16 settembre. Questa decisione rappresenta un importante passo avanti nella regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni, con implicazioni significative per tutti gli operatori.
Le prossime mosse di Tim
Non è detto che la battaglia legale tra Tim e FiberCop sia finita qui. Sebbene non siano previsti altri gradi di giudizio per il ricorso in Tribunale, Tim potrebbe ancora avvalersi della strada dell’arbitrato, prevista dal contratto di servizio con FiberCop. Inoltre, l’ex proprietario della rete potrebbe contestare la qualità del servizio fornito, un tema già sollevato dall’ad di Tim, Pietro Labriola nell’ultima conference call di luglio con gli analisti. FiberCop ha replicato che gli indicatori qualitativi sono in linea o addirittura migliori rispetto alla situazione precedente la separazione dell’infrastruttura.
Gli operatori alternativi hanno ottenuto alcune concessioni, mentre Tim potrebbe ancora cercare altre vie legali per risolvere la controversia.



