Un finanziamento di $500,000 è stato annunciato per sostenere progetti di ricerca mirati all’inclusione digitale e alla qualità della connettività. La chiamata è pensata per team accademici, organizzazioni non profit e partnership pubblico-private che propongono studi orientati a soluzioni pratiche e scalabili. Questo avviso riflette la necessità di andare oltre i numeri di connessione lorda, puntando invece a capire le barriere economiche, tecnologiche e sociali che impediscono un accesso significativo e sostenibile alla rete.
La notizia è stata pubblicata su ICTworks il 11/05/2026 ed evidenzia un paradosso: nonostante i progressi nelle statistiche globali, permangono enormi disuguaglianze. Per contestualizzare, nel 2026 circa 2,2 miliardi di persone risultavano ancora offline, e il 96% di queste vive in paesi a basso e medio reddito. Inoltre, in circa il 60% di quei paesi la banda larga mobile rimane economicamente inaccessibile per molte famiglie.
Perché questo finanziamento è strategico
Il contributo mira a finanziare ricerche che non si limitino a misurare la copertura di rete, ma che esplorino il concetto stesso di accesso significativo. In questo contesto, inclusione digitale viene intesa come la combinazione di accesso fisico, affordability, competenze digitali e servizi rilevanti. Un progetto finanziato dovrebbe quindi proporre metodi per valutare la qualità della connessione, analizzare modelli di prezzo e suggerire interventi di policy o tecnologie che possano ridurre il divario. L’obiettivo è generare evidenza pratica utilizzabile da governi, operatori e organizzazioni della società civile.
Dati di contesto e priorità tematiche
I dati citati nella call sottolineano due elementi chiave: l’ampiezza del fenomeno (miliardi di persone ancora escluse) e la natura composita della barriera (non solo infrastruttura ma anche costi e competenze). Progetti attesi possono includere studi comparativi tra mercati, sperimentazioni su modelli di pricing innovativi, valutazioni dell’impatto di politiche di sovvenzione e analisi delle capacità digitali nelle comunità vulnerabili. L’uso di metriche robuste e di approcci partecipativi è fortemente incoraggiato per assicurare che i risultati siano riproducibili e trasferibili.
Chi può candidarsi e quali proposte vengono cercate
Sono invitati a presentare proposte consorzi composti da università, centri di ricerca, organizzazioni non governative e partner locali nei paesi interessati. Si privilegeranno progetti che dimostrino capacità di implementazione sul campo, piani di disseminazione dei risultati e chiari meccanismi per tradurre evidenze in raccomandazioni operative. Esempi di idee ammissibili includono: indagini miste (quantitative e qualitative) su barriere di accesso; prototipazione di strumenti per misurare la qualità della banda larga; studi sull’impatto di modelli di sussidio mirati.
Criteri e focalizzazioni richieste
La selezione darà peso a criteri come la pertinenza rispetto ai problemi locali, la solidità metodologica, la capacità di scalare soluzioni e l’inclusione di partner locali che garantiscano rilevanza contestuale. Vengono richieste anche strategie chiare per la condivisione dei dati e per l’impatto a medio termine. È importante che il progetto definisca indicatori di successo misurabili e piani per la sostenibilità dopo la conclusione del finanziamento.
Consigli pratici per una proposta competitiva
Per migliorare le probabilità di successo, è utile costruire un consorzio con competenze complementari e con esperienze comprovate nel campo dell’inclusione digitale. Una proposta efficace descrive chiaramente la metodologia, i target geografici, i risultati attesi e le attività di coinvolgimento delle comunità. Inoltre, prevedere una strategia di comunicazione per diffondere i risultati a decisori politici, operatori e altri stakeholder aumenta il valore pratico della ricerca. Infine, l’attenzione alla replicabilità e alla scalabilità delle soluzioni proposte è spesso un elemento determinante nella valutazione.

