Il Paese ha formalizzato la propria candidatura per ospitare una delle quattro gigafactory europee dedicate all’intelligenza artificiale, presentando un consorzio che vede coinvolti nomi come Leonardo, Eni e la Fondazione di Torino. L’annuncio, rilanciato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso durante la XXVIII edizione di Futuro Direzione Nord organizzata dalla Fondazione Stelline presso Assolombarda, ha messo in luce l’intento di coniugare capacità produttiva e ricerca. Secondo il ministro, questa iniziativa dovrebbe seguire un approccio antropocentrico, cioè orientato a mettere le persone e i diritti al centro, oltre a essere sicura e inclusiva per generare benefici concreti per il lavoro e la competitività.
La Candidatura italiana poggia su elementi concreti: una strategia normativa avanzata che si integra con l’AI Act europeo, infrastrutture di calcolo già rilevanti e programmi di finanziamento nazionali. Tra le risorse citate figurano i supercomputer Leonardo del Cineca a Bologna, il Davinci-1 di Genova e l’Hpc6 di Eni a Pavia, oltre a strumenti finanziari come i 450 milioni di euro destinati al Fondo Artificial Intelligence di Cdp. Tuttavia, il ministro ha richiamato l’attenzione su un nodo cruciale: la carenza di competenze, segnalata dal 37% delle imprese, che richiede investimenti mirati nella formazione e una maggiore collaborazione tra università, Its, centri di ricerca e imprese.
Perché le AI factories contano per l’Europa
L’Unione Europea ha scelto di creare centri specializzati — le AI factories — per integrare potenza di calcolo, accesso a dataset e capitale umano qualificato sotto l’ombrello dell’impresa comune EuroHpc. Questo progetto non è solo un intervento infrastrutturale: è una risposta strategica per ridurre il divario con i grandi operatori esterni e per sostenere le PMI europee nella fase di sviluppo e addestramento di modelli complessi. Le strutture serviranno a offrire ambienti protetti dove testare soluzioni per settori critici come la sanità, l’energia e la sicurezza, favorendo la nascita di applicazioni industriali affidabili e conformi ai requisiti etici imposti dall’AI Act. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la Sovranità digitale dell’Europa e democratizzare l’accesso a risorse finora concentrate nelle mani di poche multinazionali.
Infrastruttura, governance e risorse
Il recente via libera del Consiglio ha delineato un quadro operativo che va oltre la mera fornitura di hardware: le AI factories dovranno funzionare come hub multiservizio, con criteri stringenti per l’assegnazione dei fondi e la gestione dei centri. Gli investimenti pubblici e privati previsti superano i due miliardi di euro, destinati a potenziare supercalcolo, dataset di qualità e programmi di talento. La governance richiederà sinergie con i poli di innovazione digitale già esistenti e misure per proteggere la proprietà intellettuale, la sicurezza informatica e la distribuzione equa delle risorse, evitando la concentrazione tecnologica in poche aree geografiche.
Le sfide nazionali: formazione e integrazione industriale
Per trasformare la candidatura in un progetto vincente, l’Italia deve risolvere criticità interne legate al capitale umano e alla coerenza tra politiche nazionali e iniziative comunitarie. Secondo il discorso del ministro, è prioritario intensificare gli investimenti in formazione tecnica e creare percorsi che colleghino l’istruzione superiore e gli Its con il mondo produttivo. Allo stesso tempo, strutture come l’Istituto di Intelligenza Artificiale per l’Industria a Torino e progetti locali come “Italia Ai Factory” presso il Tecnopolo di Bologna possono costituire elementi distintivi nella selezione delle sedi, dimostrando capacità operative e progetti applicativi concreti.
Competenze e attrazione di talenti
Le AI factories avranno anche il compito di attrarre scienziati dei dati, ingegneri e specialisti, colmando il gap segnalato dalle imprese. Per ottenere questo risultato sarà fondamentale offrire percorsi di carriera competitivi, infrastrutture di ricerca all’avanguardia e un ambiente normativo che tuteli i valori europei. Inoltre, la disponibilità di connettività avanzata, compresa l’integrazione con reti 5G, faciliterà il collegamento tra le periferie industriali e i grandi centri di calcolo, aprendo la strada a applicazioni come la manutenzione predittiva e l’automazione su larga scala.
Impatto industriale, ambientale e strategico
Le AI factories non saranno utili solo per l’innovazione software: il supercalcolo diventerà un alleato per la ricerca applicata e la transizione ecologica, consentendo simulazioni complesse per ottimizzare reti energetiche, progettare materiali più sostenibili e accelerare la decarbonizzazione dell’industria pesante. A livello strategico, possedere infrastrutture critiche favorisce la resilienza delle catene del valore e riduce la dipendenza da fornitori esterni per il processamento di dati sensibili. L’Italia, con le sue competenze e i suoi centri di eccellenza, punta a trasformare questa opportunità in un volano per la crescita nazionale, consolidando una leadership tecnologica che coniughi potenza computazionale e rispetto dei diritti fondamentali.

