Volkswagen si trova di fronte a una delle sfide più grandi della sua storia. Il gruppo tedesco ha approvato il Future Plan 2030 un piano di ristrutturazione che prevede fino a 50.000 esuberi e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania tra il 2031 e il 2034. Questo piano è una risposta alla crescente pressione della concorrenza cinese e alla necessità di accelerare la transizione verso l’elettrificazione.
Il piano, approvato dal consiglio di sorveglianza il 3 settembre 2026 mira a dimezzare la gamma modelli e a ridurre del 75% le configurazioni disponibili. Questo intervento è necessario per armonizzare le piattaforme e le architetture elettroniche, eliminando le strutture di sviluppo parallele che hanno rallentato il gruppo negli anni.
La sfida della complessità organizzativa
Il Future Plan 2030 non è solo un piano di riduzione dei costi, ma un riconoscimento della complessità organizzativa che ha rallentato Volkswagen. Il gruppo ha investito pesantemente in ricerca e sviluppo, con 19,4 miliardi di euro spesi nel 2025 ma ha faticato a trasformare questi investimenti in prodotti competitivi nei tempi richiesti dal mercato.
Un esempio emblematico è il caso di CARIAD l’unità software creata da Volkswagen nel 2020 per sviluppare lo stack elettronico dell’intero gruppo. I ritardi accumulati hanno rinviato il lancio di modelli come la Porsche Macan elettrica e l’Audi Q6 e-tron costringendo il gruppo a sostituire quasi tutto il vertice dell’unità nel 2023.
La pressione del mercato cinese
In Cina, il mercato più importante per volumi, Volkswagen è scivolata al terzo posto dietro BYD e Geely. Questo calo è dovuto in parte alla velocità con cui i costruttori cinesi hanno ridotto i prezzi e migliorato la tecnologia, superando i concorrenti europei. Per affrontare questa sfida, Volkswagen ha stretto collaborazioni con XPeng e Horizon Robotics creando strutture di sviluppo locali dedicate.
Il gruppo ha anche stretto una joint venture con Rivian una startup di veicoli elettrici finanziata da Ford e Amazon del valore di 5,8 miliardi di dollari. Questa collaborazione permetterà a Volkswagen di utilizzare lo stack software e l’architettura elettronica di Rivian sui futuri modelli, attesi dal 2027.
Le sfide interne e la leadership di Oliver Blume
La situazione interna non è meno critica. Un sondaggio del consiglio di fabbrica ha rilevato che la comunicazione disastrosa della dirigenza è la prima causa di lamentela dei dipendenti tedeschi, sopra persino la paura di perdere il lavoro. L’amministratore delegato Oliver Blume ha ammesso in un messaggio interno che la situazione è più che critica.
Blume, che ha guidato sia Volkswagen AG che Porsche AG fino al 1° gennaio 2026 ha dovuto sciogliere il doppio incarico per fare fronte alla pressione degli investitori. Ora, con un nuovo contratto fino al 31 dicembre 2030 deve affrontare la sfida di tenere insieme la tenuta sociale in Germania, il recupero di quota in Cina e la scommessa tecnologica su Rivian.
Il Future Plan 2030 è un banco di prova per Blume, che deve dimostrare di poter gestire una trasformazione così radicale senza la copertura di un secondo incarico. Se una delle tre partite in gioco dovesse andare storta, verrebbe messo in discussione tutto il piano.



