L’ecosistema della salute sta vivendo una metamorfosi guidata dalla convinzione che la digitalizzazione rappresenti non solo un vantaggio competitivo, ma anche un contributo fondamentale al benessere dei cittadini. Nel mondo farmaceutico e biomedicale, il digitale non è più un progetto sperimentale: è una priorità concreta su cui vengono concentrate risorse, investimenti e piani strategici.
Le conclusioni dell’Osservatorio Life Science Innovation parte degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, sono state presentate dal professor Emanuele Lettieri. Il suo intervento ha tracciato le linee guida per un percorso di trasformazione che supera l’adozione puntuale di tecnologie per arrivare a un cambiamento sistemico dell’intera catena del valore.
Priorità operative: dal discovery al paziente
Le aziende del settore hanno dimostrato una maturità avanzata nell’individuare le aree chiave su cui concentrare gli sforzi., “Le aziende farmaceutiche e biomedicali sanno benissimo che il digitale è una priorità di investimento e una leva strategica”. Questa consapevolezza si traduce in progetti che coprono tutta la filiera: dalla ricerca di nuovi principi attivi e dalla fase di sperimentazione clinica passando per la validazione, il lancio sul mercato, fino all’interazione con i professionisti sanitari e alla fornitura di servizi direttamente al paziente.
Il professor Lettieri aggiunge: “Non c’è alcuna porta da sfondare su questo tema, ma occorre portare avanti dei ragionamenti per accelerare la trasformazione digitale e conseguire i risultati immaginati”. In pratica, le imprese stanno creando piani strategici che integrano soluzioni digitali in ciascuna tappa, evitando approcci frammentati e garantendo coerenza operativa.
Intelligenza artificiale e terapie digitali: le due colonne portanti
Tra le tecnologie emergenti, l’intelligenza artificiale occupa il primo posto. Non si tratta più di semplici script di automazione, ma di strumenti capaci di augmentare le decisioni umane. Lettieri osserva: “Stiamo lavorando benissimo sul fronte dell’automation per ottenere tutti i vantaggi dall’automazione del lavoro ripetitivo, ma la parte dove vorrei un ingaggio maggiore è quella dell’augmentation e della challenge”. L’obiettivo è fornire a ricercatori, manager e clinici algoritmi in grado di rilevare pattern invisibili, accelerare l’analisi di grandi dataset e migliorare la scelta terapeutica.
Le terapie digitali (Digital Therapeutics) costituiscono un’altra area di grande fermento. A differenza di molte altre innovazioni, qui le piccole realtà e le startup giocano un ruolo di prima fila, grazie alla loro capacità di sperimentare rapidamente. Questo scenario si inserisce nella logica dell’Open Innovation dove le piccole imprese sviluppano prototipi agili e le grandi case farmaceutiche, con la loro scala e risorse, li portano sul mercato, garantendo impatto reale su pazienti e sistemi sanitari.
Barriere all’adozione e il modello di maturità proposto
Nonostante l’entusiasmo, la trasformazione digitale incontra ostacoli. Il primo riguarda la difficoltà nel quantificare il Return on Investment (ROI). Molte iniziative nascono per timore di restare indietro, senza un chiaro calcolo dei benefici economici. Lettieri evidenzia: “spesso si approccia il digitale per necessità o per isomorfismo, ma senza risultati precisi perché quantificare i ritorni è complesso”.
Una seconda barriera è rappresentata dalle competenze. La sfida non è solo reclutare data scientist, ma costruire una leadership capace di gestire la trasformazione a livello sistemico. Il team di ricerca ha quindi integrato profili umanistici – filosofi, psicologi, sociologi – per comprendere come la cultura aziendale debba evolversi insieme alla tecnologia.
Infine, il contesto normativo resta un elemento di cautela. Le norme stanno evolvendo, ma la loro complessità può rallentare l’adozione di soluzioni innovative, soprattutto nel campo delle terapie digitali.
Per aiutare le imprese a superare questi ostacoli, l’Osservatorio ha sviluppato un modello di maturità articolato in quattro livelli, da sperimentazione iniziale a piena integrazione. Il criterio di valutazione si basa su cinque dimensioni: strategia, cultura e competenze, governance, trial clinici e ricerca, e customer experience excellence (approccio “beyond the pill”). Questo strumento consente alle aziende di capire dove si trovano, quali priorità perseguire e come apprendere dalle best practice del mercato.



