Immagina un mondo in cui il tuo smartphone non riesce più a indicarti la strada, le navi perdono la rotta e gli aerei ricevono avvisi impossibili. Questo scenario potrebbe diventare realtà a causa delle interferenze ai sistemi di navigazione satellitare, un’infrastruttura invisibile ma fondamentale per la società digitale.
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) stima che il posizionamento satellitare abiliti oltre il 10 per cento del PIL europeo. Tuttavia, nel secondo trimestre del 2026, più di diecimila navi sono state coinvolte in interferenze dolose, otto volte il trimestre precedente. Questo fenomeno, inizialmente locale, è diventato ordinario vicino ai conflitti e lungo rotte commerciali decisive.
Jamming e spoofing: le minacce alla navigazione satellitare
I segnali GNSS, trasmessi da satelliti lontani migliaia di chilometri, raggiungono i ricevitori con un’energia molto attenuata. Questo li rende vulnerabili a interferenze da parte di dispositivi a terra che possono sommergerli con rumore radio, un fenomeno noto come jamming. In questo caso, il dispositivo perde i satelliti, degrada la precisione o si ferma.
Ancora più insidioso è lo spoofing che non nega il servizio ma lo imita. Un segnale contraffatto persuade il ricevitore che posizione, velocità o ora siano diverse dal reale. L’errore può avanzare lentamente, senza accendere subito un allarme. In mare, l’anomalia passa dalla carta elettronica all’AIS e ai sistemi di emergenza. In aviazione, può degradare navigazione e sorveglianza, produrre falsi avvisi sul terreno e aumentare il carico di equipaggi e controllori.
Come l’ESA rileva le interferenze con sensori e AI
Per contrastare queste minacce, il programma Navisp dell’ESA ha avviato tre iniziative complementari. La prima, ARFIDAAS sviluppata dal centro norvegese Sintef sorveglia le frequenze di Galileo, GPS e Glonass. Le stazioni misurano lo spettro, riconoscono anomalie, emettono avvisi quasi in tempo reale e archiviano le impronte radio osservate.
Una ricerca del giugno 2026 ha analizzato dati raccolti dal 2019 da 165 stazioni e trovato interferenze ad ampia area su GPS L1, con cali fino a 10 decibel. Incrociando intensità, tempi di arrivo e orbite, gli autori hanno associato la sorgente a satelliti russi di allerta precoce su orbite Molniya.
Il secondo progetto, affidato a Dimetor usa una rete già esistente di torri Tlc che ospitano ricevitori GNSS per sincronizzare le reti. Trasformati in sensori distribuiti, i nodi confrontano deviazioni temporali e anomalie; con densità sufficiente triangolano la sorgente e producono mappe nazionali continue.
Il terzo occhio è l’intelligenza artificiale. La svizzera Onocoy gestisce una rete decentralizzata di stazioni per il posizionamento ad alta precisione. Il progetto usa dati simulati e reali per addestrare algoritmi a separare segnali autentici e manipolati.
Monitoraggio GNSS in tempo reale: dalla mappa alla continuità
Le tre soluzioni compongono una geografia del rischio: sensori dedicati, reti Tlc trasformate in osservatori e una comunità globale letta dall’AI. Il prodotto più prezioso non è la mappa colorata, ma un’informazione operativa: dove accade l’interferenza, con quale firma, da quanto tempo e con quale probabilità.
Per diventare difesa, il dato deve entrare nei centri operativi, raggiungere autorità dello spettro, gestori di reti, porti, compagnie aeree e soccorritori, e attivare procedure già provate. Nel 2026, ITU, ICAO e IMO hanno chiesto agli Stati di proteggere la radionavigazione, mantenere riserve convenzionali, coordinare autorità civili e militari e riportare gli episodi.
L’Agenzia europea per la sicurezza marittima ha aperto in SafeSeaNet una procedura di condivisione. Eurocontrol lavora a un bollettino quasi meteorologico del GPS, per dire a equipaggi e controllori che cosa li attende prima dell’ingresso in una zona degradata.
Resta il nodo della scala. Una sorgente mobile, intermittente o oltre confine è difficile da neutralizzare. I dati privati possono essere sensibili e disomogenei. Le autorità devono concordare formati, soglie e responsabilità, altrimenti la stessa anomalia avrà nomi diversi. La trasparenza non deve diventare un manuale per l’attaccante.
La mappa ideale è aperta quanto basta per proteggere, precisa per guidare l’intervento e controllata per non esporre vulnerabilità.



