Norme e poteri per contrastare deepfake e sextortion

Approvata all'unanimità una relazione che identifica rischi, strumenti e 20 proposte per contrastare la violenza digitale contro le donne

La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio ha approvato all’unanimità la relazione dedicata alla dimensione digitale della violenza contro le donne, un documento che mette a fuoco un rischio in crescita e chiede interventi mirati. Le relatrici sono la Presidente Martina Semenzato, la deputata Sara Ferrari e la senatrice Elena Leonardi, con il contributo tecnico del magistrato Valerio de Gioia. L’indagine, avviata a settembre 2026, ha l’obiettivo di trasformare osservazioni e testimonianze in linee guida operative per tutelare le vittime e ridurre l’impunità online.

Dietro il linguaggio tecnico si celano fenomeni concreti: revenge porn, deepfake, deepnude e sextortion sono strumenti sempre più usati per intimidire, ricattare o umiliare. L’analisi sottolinea come la violenza digitale produca effetti reali sulla dimensione psicologica, economica e professionale delle persone coinvolte. Per questo motivo la relazione non si limita a denunciare il problema, ma propone un pacchetto di misure che combina prevenzione, repressione e obblighi per gli operatori digitali.

L’indagine e i dati raccolti

Il lavoro della Commissione è stato fondato su 42 audizioni con soggetti diversi: dalla Polizia Postale ai gestori di piattaforme, passando per aziende tecnologiche, esperti e vittime. Questa pluralità di voci ha permesso di ricostruire un quadro articolato in cui il fenomeno non è limitato a episodi isolati, ma attraversa contesti sociali e professionali molto differenti. I contributi hanno evidenziato la necessità di adegu

Scritto da John Carter

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