La relazione della Corte dei conti sullo stato di attuazione del Pnrr offre una fotografia che va oltre il mero conteggio delle spese: mette in evidenza una concreta accelerazione su dossier chiave della trasformazione digitale. Al centro del giudizio ci sono non solo le milestone rispettate, ma l’effettiva capacità delle piattaforme di assicurare un’adozione diffusa e stabile da parte di amministrazioni e cittadini.
Il commento del Sottosegretario con delega alla transizione digitale, Alessio Butti, interpreta la relazione come una certificazione del lavoro collettivo svolto: coordinamento centrale, attività del Dipartimento per la trasformazione digitale e collaborazione con enti locali. I risultati anticipati rappresentano per il Governo un segnale politico importante, mentre la Corte rimarca la necessità di vigilare sulla sostenibilità a lungo termine delle soluzioni lanciate.
Una valutazione oltre gli annunci
La relazione si concentra sulla distanza tra annunci e impatto reale: in questa fase non basta più dichiarare l’avvio dei progetti, è necessario dimostrare che le misure producono effetti misurabili. La Corte osserva che in diversi casi gli avanzamenti sono superiori alle previsioni e valuta dati concreti come la diffusione dei servizi e l’accessibilità. Questo sposta il dibattito: il digitale non è più visto soltanto come capitolo di spesa, ma come un’infrastruttura operativa integrata nella macchina amministrativa.
Tra annunci e risultati verificabili
La relazione richiede ai soggetti attuatori di dimostrare capacità di esecuzione e continuità progettuale. Il documento non si limita a registrare il superamento di scadenze: verifica anche la qualità dell’adozione. Per esempio, contare progetti avviati non equivale ad avere servizi pubblici digitali utilizzati quotidianamente dai cittadini; la Corte invita quindi a misurare l’uso reale e la manutenzione nel tempo delle soluzioni implementate.
I dossier in cui si registra un’accelerazione
Tra i capitoli evidenziati emergono la Citizen Experience, la Citizen Inclusion e il consolidamento delle piattaforme nazionali. Sul fronte dell’usabilità, la relazione segnala che il target Ue M1C1-148 è stato raggiunto in anticipo: 12.574 progetti hanno ottenuto asseverazione tecnica positiva su 15.585 enti coinvolti tra comuni e scuole, una percentuale superiore all’80%, indicativa di una modernizzazione delle interfacce verso cittadini e famiglie.
Accessibilità e inclusione digitale
La Citizen Inclusion viene valutata anch’essa positivamente: il target M1C1-144 risulta conseguito e la Corte sottolinea risultati sul fronte delle tecnologie assistive per i lavoratori con disabilità e sulla riduzione degli errori di accessibilità nei servizi digitali. Questi indicatori misurano la qualità della trasformazione digitale, non solo la sua estensione, e rappresentano un banco di prova cruciale per l’efficacia delle politiche implementate.
Piattaforme nazionali: numeri e ruolo strategico
Il capitolo forse più rilevante riguarda il rafforzamento di Spid, Cie e Anpr. La Corte rileva il raggiungimento anticipato dei target Ue M1C1-145 e M1C1-146: oltre 42,3 milioni di Cie rilasciate e l’adozione dello Spid da parte di 10.217 pubbliche amministrazioni. Queste piattaforme costituiscono la base tecnica che abilita molti servizi e sono fondamentali per una relazione digitale continuativa tra cittadino e amministrazione.
La piattaforma delle notifiche digitali Send
Anche la piattaforma Send mostra un’accelerazione: al 31 dicembre 2026 risultano integrati oltre 6.700 enti, superando il target M1C1-151 fissato per la fine del Piano (almeno 6.400 amministrazioni). Tuttavia la Corte richiama alcune criticità, come la necessità di estendere la copertura verso soggetti che ancora non accedono alla piattaforma e di garantire continuità progettuale in fasi di riassetto organizzativo.
Dalla corsa ai target alla prova della sostenibilità
Pur lodando i progressi, la relazione sottolinea che la sfida successiva è consolidare i risultati: non basta raggiungere milestone, occorre mantenere e aggiornare le soluzioni, assicurare competenze agli enti locali e rendere l’uso dei servizi stabile nel tempo. La Corte mette in guardia contro il rischio di privilegiare l’adempimento formale rispetto alla creazione di una capacità permanente al servizio del Paese.
Il giudizio complessivo permette al Governo di sostenere una narrazione positiva del Pnrr sul digitale, ma apre anche un capitolo più impegnativo: trasformare il patrimonio costruito in processi quotidiani e sostenibili. Come ricorda Butti, la fase finale richiede ancora «massima attenzione, capacità di esecuzione e senso di responsabilità» per tradurre i risultati ottenuti in valore sistemico per cittadini e pubblica amministrazione.