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17 Maggio 2026

Propaganda digitale e AI: rischi e regole per i dati degli elettori

Tra influencer artificiali, database pubblici e strumenti di profilazione, la comunicazione politica è sempre più data-driven

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Con l’avvicinarsi del referendum costituzionale di marzo 2026 sulla giustizia, la contesa politica italiana si gioca in gran parte sulle piattaforme digitali: social network, newsletter, gruppi di messaggistica e inserzioni pubblicitarie online sono ormai canali centrali per mobilitare gli elettori. In questo scenario entra con forza il ruolo dell’AI, che non solo analizza i dati ma può anche generare contenuti e personaggi virtuali. La trasformazione da campagne tradizionali a strategie data-driven solleva domande sulla provenienza dei dati, sui limiti normativi e sulla capacità degli elettori di riconoscere messaggi autentici rispetto a messaggi generati artificialmente.

Un caso emerso nella campagna referendaria italiana è l’apparizione dell’influencer digitale chiamato Cittadino Zero, un avatar creato con strumenti di AI generativa e utilizzato per promuovere posizioni politiche. Il fenomeno ha acceso il dibattito sulla trasparenza delle campagne online e sul confine tra sperimentazione tecnologica e propaganda. Allo stesso tempo, autorità come la CNIL in Francia stanno predisponendo piani d’azione in vista delle elezioni municipali 2026 per monitorare pratiche digitali e informare i cittadini sui loro diritti, mentre in Italia il Garante per la protezione dei dati personali ha già cercato di disciplinare l’uso dei dati elettorali.

Quali dati possono essere usati e in che modo

Le regole italiane distinguono tra dati ricavati dalle liste elettorali e dati ottenuti da fonti private. Con il provvedimento del 18 aprile 2019 n. 96 il Garante ha chiarito che partiti e comitati possono impiegare le informazioni contenute nelle liste ufficiali detenute dai comuni senza ottenere il consenso esplicito, in virtù di una deroga elettorale finalizzata a garantire la partecipazione politica. Diverso è l’utilizzo di indirizzi e-mail, numeri di telefono o dati raccolti tramite petizioni e banche dati private: in questi casi è necessario il consenso informato degli interessati e vige il divieto di trattare dati particolari ai sensi dell’art. 9 GDPR.

Fonti, tecniche e limiti pratici

Oltre alle fonti ufficiali, le campagne digitali sfruttano informazioni ricavate dai social media, da piattaforme di advertising e da servizi di profilazione. Tecniche come il microtargeting e i test A/B permettono di adattare messaggi a segmenti molto specifici dell’elettorato, mentre strumenti di profilazione automatica analizzano comportamenti e preferenze. Tuttavia, quando i dati provengono da raccolte non trasparenti o da scraping, entrano in gioco obblighi di consenso e rischi di violazione della normativa sulla privacy, oltre a questioni etiche legate alla persuasione mirata.

L’impatto dell’AI sulla produzione e distribuzione dei messaggi

L’inserimento dell’AI generativa nei flussi di comunicazione politica modifica radicalmente la capacità di creare contenuti su larga scala: testi, immagini e video possono essere prodotti rapidamente e personalizzati per diversi pubblici. Questo potenzia la reattività delle campagne, ma complica la tracciabilità dei messaggi e la verifica dell’autenticità. Strumenti di analisi automatica possono anche effettuare sentiment analysis e individuare temi sensibili per gruppi specifici, rendendo la persuasione più mirata e, al tempo stesso, più opaca per il pubblico e per gli organismi di controllo.

Precedenti e rischi concreti

Il dibattito internazionale è segnato da esempi che mostrano i pericoli dell’uso massiccio dei dati: il caso di Cambridge Analytica legato alle elezioni presidenziali USA del 2016 ha rivelato come dati di circa 87 milioni di utenti Facebook siano stati impiegati per creare profili psicometrici e attività di microtargeting. Anche il referendum sulla Brexit ha mostrato l’uso strategico della pubblicità mirata. Con l’avvento dei contenuti sintetici aumentano inoltre i rischi di disinformazione e di creazione di testimonianze false, con effetti negativi sulla fiducia e sulla qualità del dibattito pubblico.

Risposte normative e opportunità di controllo

Di fronte a questi sviluppi, autorità come la CNIL hanno rilanciato strumenti di monitoraggio e dialogo con i soggetti coinvolti, riattivando l’observatoire des élections per raccogliere segnalazioni e vigilare sulle pratiche digitali. A livello europeo cresce la spinta verso un quadro regolatorio più coerente che contempli obblighi di trasparenza per le piattaforme, limiti alla profilazione politica e misure per tutelare i diritti degli elettori. In Italia il richiamo resta quello di aggiornare norme e pratiche per tenere conto delle capacità di analisi e generazione offerte dall’AI.

In conclusione, la politica digitale contemporanea combina dati, algoritmi e creatività automatizzata: questa convergenza offre strumenti efficaci per comunicare ma impone anche vincoli di trasparenza, controllo e tutela dei diritti. Per garantire una competizione democratica equa è necessario che le regole evolvano insieme alle tecnologie, che le autorità rafforzino la vigilanza e che i cittadini acquisiscano consapevolezza sui meccanismi alla base della propaganda digitale.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.