Salta al contenuto
17 Agosto 2026

Protezione dei minori online: la decisione storica del Conseil constitutionnel francese

Il Conseil constitutionnel francese ha annullato il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni, ritenendolo sproporzionato e lesivo della libertà di espressione.

Protezione dei minori online: la decisione storica del Conseil constitutionnel francese

Il 14 agosto 2026, il Conseil constitutionnel francese ha preso una decisione storica, bocciando l’articolo 1 della legge che vietava l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. La decisione, numero 2026-911 DC, si basa sulla tutela della libertà di espressione e di comunicazione garantita dall’articolo 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789.

La legge, approvata dal Parlamento il 21 luglio 2026, prevedeva un divieto generale di accesso alle piattaforme social per gli utenti sotto i 15 anni, con l’obbligo per i fornitori di predisporre sistemi di blocco entro settembre. Il ricorso è stato presentato da un gruppo di deputati socialisti e di La France Insoumise che ha investito il Conseil a fine luglio, prima della promulgazione. La legge portava la firma politica di Emmanuel Macron che ne aveva fatto una misura centrale del proprio programma di protezione dei minori online.

La libertà di espressione dei minori: un diritto costituzionale

Il Conseil ha riconosciuto espressamente l’esigenza costituzionale della protezione dell’interesse superiore del minore, un principio che nell’ordinamento francese ha lo stesso rango della libertà di comunicazione. Tuttavia, il vizio individuato riguarda la costruzione tecnica del divieto. È un’interdizione di portata generale, applicata indistintamente a servizi eterogenei, a prescindere dalla situazione del singolo minore e dai rischi specifici di ciascuna piattaforma.

Per il Conseil, il legislatore avrebbe dovuto costruire una misura proporzionata al rischio reale di ogni servizio, distinguendo un social fotografico da un forum tematico di settore, invece di applicare a tutti lo stesso taglio netto per fascia d’età. Un’applicazione di messaggistica scolastica usata per organizzare un gruppo di classe espone un tredicenne a un rischio diverso da quello di una piattaforma costruita su un flusso continuo di contenuti scelti da un sistema di raccomandazione per massimizzare il tempo di permanenza.

La verifica dell’età e la tutela della vita privata

La censura poggia anche su un secondo motivo, distinto dal primo ma collegato. La legge affidava la verifica dell’età a un meccanismo di controllo la cui cornice di garanzie per la tutela della vita privata dei minori è risultata insufficiente agli occhi del Conseil. Un divieto per fascia d’età funziona solo se la piattaforma sa quanti anni ha davvero chi si iscrive, un’operazione che nella pratica richiede documenti d’identità o stime dell’età ricavate dal volto tramite sistemi biometrici.

È proprio quel passaggio, il trattamento dei dati necessario a rendere operativo il divieto, a mancare nella legge censurata di una cornice giuridica commisurata alla sensibilità dei dati trattati. Il collegamento con il diritto europeo dei dati personali è diretto. Il regolamento generale sulla protezione dei dati riserva ai minori un regime rafforzato, dal consenso per i servizi della società dell’informazione fissato all’articolo 8 fino al considerando 38, che chiede una protezione specifica quando i dati dei minori vengono raccolti per finalità di marketing o di profilazione.

EUDI Wallet e prova a divulgazione minima

La strada su cui la Commissione europea sta lavorando per rendere la verifica dell’età compatibile con la protezione dei dati passa dal portafoglio di identità digitale europeo l’EUDI Wallet e da un’applicazione di verifica dell’età sperimentata a partire dal 2026 in un gruppo di Stati membri. Il principio tecnico è quello della prova a divulgazione minima, la piattaforma riceve una conferma binaria sull’età dell’utente senza ricevere né il documento né la data di nascita.

È esattamente il tipo di garanzia che il Conseil ha trovato assente nella legge francese, ed è la direzione in cui la riscrittura affidata al governo dovrà necessariamente muoversi se vuole evitare una seconda censura. La decisione del 14 agosto sposta la partita sulla protezione dei minori online su un terreno più esigente. Una soglia anagrafica isolata resta un fondamento fragile per comprimere una libertà che la Costituzione francese riconosce anche a chi ha tredici anni.

Il testo che il governo Lecornu dovrà scrivere entro la primavera del 2027 dovrà distinguere per rischio e per tipo di servizio, tenendo conto della situazione del singolo minore, con garanzie di riservatezza sul trattamento dei dati necessari a verificarne l’età. È lo stesso esercizio che attende, prima o poi, ogni legislatore europeo che voglia trasformare in norma vincolante un’intuizione di buon senso sulla sicurezza dei più giovani in rete.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.