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27 Giugno 2026

Quando il D2D integra la rete ma non la sostituisce

D2D offre copertura in aree isolate ma non banda larga: analisi dei vincoli tecnici, del ruolo industriale e delle ricadute regolatorie

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Negli ultimi anni il concetto di D2D — ovvero la capacità di collegare direttamente uno smartphone a un satellite senza infrastrutture terrestri — ha alimentato aspettative alte riguardo a una connettività globale istantanea. Un rapporto di Gsma Intelligence mette però chiarezza su ciò che è realisticamente raggiungibile: partendo da scenari estremamente ambiziosi con costellazioni da 15 mila fino a 42 mila satelliti, l’analisi definisce un perimetro operativo ben più contenuto rispetto ai sogni di una sostituzione completa delle reti mobili terrestri.

Il messaggio centrale è semplice ma spesso sottovalutato: il D2D può ampliare la copertura e fornire servizi critici in aree non servite, ma non è in grado di offrire esperienza di banda larga paragonabile al 4G o al 5G nella maggior parte dei contesti. Le ragioni sono tanto fisiche quanto economiche: limiti di spettro, dimensioni dei fasci di copertura e la perdita di segnale nello spazio riducono drasticamente la capacità utile per singolo utente.

Vincoli tecnici che definiscono il ruolo del D2D

La fisica impone confini netti: un collegamento tra uno smartphone e un satellite in orbita bassa deve affrontare la free space path loss, ovvero una perdita di potenza che cresce con la distanza. A quote tipiche di LEO la perdita può essere dell’ordine di centinaia di migliaia di volte rispetto a un collegamento con una cella a terra, obbligando i sistemi satellitari a fare compromessi tra potenza, antenna e durata della batteria degli utenti. Lo spettro disponibile è un’altra variabile critica: le offerte commerciali oggi spesso si basano su 10 MHz (tipicamente 2×5 MHz), adatte a funzionalità di messaggistica o SOS, mentre scenari teorici ipotizzano fino a 1.100 MHz di spettro Imt o 140 MHz di spettro satellitare; tuttavia tali configurazioni restano difficili da concretizzare su larga scala.

Dimensione del fascio e condivisione della capacità

Un elemento strutturale è la dimensione del fascio: i sistemi D2D impiegano fasci molto ampi, spesso nell’ordine di 25-50 chilometri di diametro, che coprono centinaia di chilometri quadrati. Questo significa che la capacità trasmessa dal satellite è aggregata e condivisa tra tutti gli utenti presenti nell’area di copertura. Misurazioni di laboratorio e test di operatori mostrano throughput aggregati che possono arrivare da decine a centinaia di megabit al secondo, ma tali valori non si traducono in velocità garantita per il singolo utente quando la popolazione nell’area cresce: in ambiente urbano un fascio può abbracciare oltre un milione di persone, rendendo evidente il divario tra capacità aggregata e esperienza individuale.

Dove il D2D diventa strategico

Nonostante i limiti, il valore pratico del D2D è concreto in contesti ben definiti. Le simulazioni mostrano che con una costellazione di 15 mila satelliti e l’uso di tutte le bande disponibili è possibile offrire un servizio di 2 Mbps a percentuali significative della popolazione nelle aree a bassa densità: oltre il 10% nei territori con densità inferiore a 40 abitanti per km² e più del 20% in contesti sotto i 20 abitanti per km². In queste aree il D2D può fornire funzioni essenziali come comunicazioni di emergenza, messaggistica e navigazione, rappresentando una soluzione economica rispetto all’estensione di infrastrutture terrestri dove il ritorno sugli investimenti sarebbe insufficiente.

Il gap di utilizzo e la complementarità

È importante distinguere tra copertura e uso: oltre il 38% della popolazione mondiale è già sotto copertura mobile ma non sfrutta i servizi digitali, un fenomeno legato a fattori economici e d’alfabetizzazione digitale che il D2D non risolve. Il ruolo realistico della tecnologia è quello di complemento resiliente alle reti terrestri, una forma di backup e un’opzione per scenari in cui la costruzione di nuove celle è proibitiva. In sintesi, il D2D amplia la mappa della connettività ma non la ricolora del tutto.

Implicazioni industriali e geopolitiche per l’Europa

Il tema si intreccia con scelte industriali e di sovranità. A ottobre del 2026 Airbus, Thales e Leonardo hanno firmato un Memorandum of Understanding con l’obiettivo di creare una società unica per consolidare capacità spaziali europee e crescere di scala. La strategia punta sull’industrializzazione LEO, su satelliti modulari e software defined, su elaborazione a bordo e su link ottici tra satelliti, con l’intento di rafforzare la sovranità del dato e di offrire soluzioni end-to-end per clienti istituzionali e corporate.

Regole, antitrust e opportunità locali

L’operazione incontra però la variabile regolatoria: l’UE può approvare con rimedi leggeri, imporre vincoli severi o rallentare il progetto con effetti sul timing operativo (2027/2028 sono ipotesi avanzate dalle parti). Per l’Italia la presenza di Thales Alenia Space Italia su siti come Roma, Torino, L’Aquila e Milano rappresenta una leva industriale importante: il consolidamento può portare portafogli più ampi, spinta alla fabbrica digitale e maggiori opportunità sui servizi. Al contempo sindacati e concorrenti segnalano rischi di concentrazione e di negoziati di governance che potrebbero rallentare l’agenda.

In conclusione, il D2D emerge come una tecnologia a valore circoscritto: utile per estendere la copertura e garantire resilienza in aree remote, ma limitata da vincoli fisici, disponibilità di spettro e condivisione di capacità che ne impediscono l’uso come alternativa general purpose alle reti mobili terrestri. La sfida per l’industria europea è quindi duplice: migliorare le piattaforme e gli standard tecnologici mentre si costruiscono asset industriali e regolatori in grado di sostenere una strategia sovrana e competitiva nello spazio.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.