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Un seminario convocato dall’IRPET ha messo a fuoco lo stato della transizione digitale in Toscana, analizzando risultati, punti critici e strumenti utili a promuovere il cambiamento. I partecipanti hanno discusso di incentivi, competenze digitali, piattaforme tecnologiche, formazione e delle modalità con cui la regione può sfruttare i programmi europei sul digitale. Questo confronto ha chiarito che, pur essendo in corso progressi tangibili, permangono disomogeneità territoriali e di settore che richiedono interventi mirati e servizi di supporto.
Tra i temi trattati sono emersi dati concreti sull’adozione digitale delle imprese, il ruolo delle infrastrutture e l’importanza di politiche integrate che combinino risorse finanziarie con servizi di accompagnamento. I relatori hanno sottolineato come l’accesso a una connessione veloce sia solo uno degli elementi necessari per il successo: contano anche le competenze, la fiducia dei consumatori e la capacità delle imprese di collaborare con il sistema pubblico della ricerca. Ne è derivata una riflessione sull’equilibrio fra investimenti e servizi specialistici.
Investimenti regionali e risultati misurabili
La governance regionale ha puntato su una strategia che ha mobilitato risorse significative: la strategia S3 ha attivato complessivamente 274,9 milioni di euro di investimenti, di cui il 41% destinato al digitale (ossia 112,9 milioni). Secondo l’IRPET il moltiplicatore è stato pari a 2,36, il che significa che ogni euro pubblico ha generato più di due euro di investimenti complessivi. Il presidente Giani ha enfatizzato che le risorse spese per portare connettività e servizi digitali stanno già producendo effetti visibili, pur con aree dove la penetrazione delle infrastrutture rimane da migliorare.
Risorse, governance e priorità
Il dialogo tra governance territoriale e priorità europee (digitale, energia, manifattura avanzata) è risultato decisivo per creare un ecosistema competitivo. Dove questa sintonia esiste, le imprese mostrano migliori capacità di crescita e internazionalizzazione. Al tempo stesso, è stata richiamata l’esigenza di modulare le politiche sulle diverse realtà produttive: non esiste una soluzione unica, ma un mix di strumenti finanziari e servizi specialistici deve accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione.
Appalti, commercio elettronico e abitudini di consumo
L’adozione di strumenti digitali ha prodotto anche effetti pratici sul mercato degli appalti e sui consumi. La piattaforma regionale START, operativa dal 2007, ha anticipato obblighi nazionali e ha migliorato l’accesso delle piccole e medie imprese: la probabilità di aggiudicazione è cresciuta di otto punti percentuali (dal 39% al 47%), le offerte per lotto sono aumentate del 15% e i ribassi medi del 20%. Sul fronte dei consumi, quasi il 90% della popolazione toscana usa internet per acquisti, prenotazioni e pagamenti, ma il modello vincente resta spesso ibrido: per molte categorie, soprattutto alimentari, il canale online convive con il punto vendita fisico.
Digital divide e comportamenti
Nonostante la diffusione delle reti, persiste un digital divide sempre più legato a fattori individuali: età elevata, basso titolo di studio, minori competenze e diffidenza verso gli strumenti online. Questa dinamica condiziona la domanda digitale: dove crescono competenze e fiducia, cresce anche il mercato digitale. Le imprese, pertanto, devono considerare non solo l’offerta digitale ma anche iniziative che aumentino la fiducia e l’alfabetizzazione dei consumatori.
Competenze, collaborazione e impatto sul lavoro
Lo studio dell’IRPET mette in luce un mercato del lavoro digitale in crescita: nei dieci anni osservati gli occupati in ruoli digitali sono aumentati del 74%. Tuttavia, c’è una fuga di talenti e una difficoltà di reperimento: il 24% dei laureati in professioni digitali cinque anni dopo la laurea lavora in Lombardia, mentre il 68% delle posizioni ad alta competenza digitale risulta difficile da coprire. Sul fronte delle collaborazioni, solo il 3% delle imprese innovative collabora con le università e un altro 3% con i Digital Innovation Hub, mentre il 36% preferisce consulenti privati e il 54% svolge le attività in autonomia.
Incentivi efficaci: il valore dei servizi di accompagnamento
Un elemento cruciale emerso è la qualità del supporto che accompagna gli incentivi. Un voucher per la digitalizzazione senza orientamento tecnologico produce un beneficio limitato: circa 500 euro di produttività per lavoratore. Invece, lo stesso voucher integrato con checkup aziendali, orientamento specializzato e supporto nella scelta dei fornitori può arrivare a generare fino a 94 mila euro. Questo scarto dimostra che le risorse finanziarie devono essere abbinate a consulenza, formazione e servizi su misura per essere realmente incisive.
Il direttore dell’IRPET, Nicola Sciclone, ha sottolineato la necessità di politiche formative strettamente connesse alla digitalizzazione per evitare processi di polarizzazione territoriale e settoriale. L’obiettivo della governance regionale rimane quello di non lasciare indietro nessuno: intervenire con risorse, ma anche con programmi di accompagnamento che rispondano alle specifiche esigenze di ogni comparto, includendo azioni per le persone più fragili.
In sintesi, la transizione digitale in Toscana mostra progressi concreti ma richiede un approccio combinato: investimenti pubblici ben orientati, servizi di accompagnamento di qualità, strategie formative e una governance capace di connettere priorità locali con opportunità europee. Solo così si potrà trasformare l’innovazione digitale in crescita inclusiva per imprese, lavoratori e comunità.

