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Recentemente, è stato introdotto un contributo fisso di 2 euro sulle spedizioni extra-UE. Questa misura, destinata a finanziare i controlli doganali e contrastare l’evasione, ha suscitato numerose critiche. Il contributo si applica a pacchi di valore non superiore a 150 euro e ha sollevato dubbi sulla sua efficacia nel raggiungere gli obiettivi dichiarati. Con la previsione di un rinvio al primo luglio 2026, si intende armonizzare il contributo con i dazi già esistenti nell’Unione Europea.
Critiche al sistema della tassa sui pacchi
Una delle principali problematiche riguarda il funzionamento del mercato unico europeo. Invece di ridurre le importazioni di beni, la tassa potrebbe incentivare i commercianti a spostare gli sdoganamenti verso hub ubicati in paesi dell’UE dove la tassa non è applicabile. Questo fenomeno, già riscontrato in altri settori, potrebbe portare a una diminuzione del volume di traffico gestito in Italia, con conseguenti perdite fiscali per lo Stato.
Effetti sul sistema logistico italiano
La logistica italiana, in particolare quella legata agli sdoganamenti, mostra già segnali di crisi. Dall’entrata in vigore della tassa, si registra un calo delle operazioni di volo cargo e una diminuzione del traffico dei piccoli pacchi. Ciò che preoccupa maggiormente è la possibilità che questa tassa non solo riduca i volumi immediati, ma possa incidere negativamente sul posizionamento competitivo della logistica italiana, specialmente nei nodi aeroportuali e intermodali.
Conseguenze a lungo termine sulla competitività
I flussi logistici non sono neutrali; tendono a stabilizzarsi su hub selezionati che offrono le migliori infrastrutture e servizi. Se un operatore decide di spostare le proprie operazioni verso un hub in Belgio o Germania, l’operazione non è semplice da invertire. Ciò porta a un riallocamento dei contratti e delle rotte, con il rischio di perdere posizioni strategiche difficili da recuperare.
Ripercussioni sull’occupazione
In aggiunta a questi effetti diretti, la tassa potrebbe avere ripercussioni significative anche sull’occupazione nel settore della logistica. La diminuzione dei volumi di pacchi movimentati in Italia non colpisce solo gli aeroporti, ma anche un’intera rete di attività connesse, come magazzini, aziende di trasporto e operatori doganali. Questa riduzione potrebbe tradursi in un effetto moltiplicativo negativo sull’occupazione, con conseguenze che si estendono ben oltre il settore della logistica.
Impatto ambientale e considerazioni fiscali
Un aspetto spesso trascurato è l’impatto ambientale della tassa. Se gli sdoganamenti vengono spostati verso hub con minori costi, si potrebbero incrementare i trasporti su gomma, aumentando le emissioni di CO₂ e l’uso delle infrastrutture stradali. Questo potrebbe risultare paradossale, poiché una misura pensata per razionalizzare il mercato potrebbe contribuire a un aumento della congestione e dell’inquinamento.
Rischi fiscali e iniquità della tassa
Dal punto di vista fiscale, il contributo potrebbe non generare le entrate attese. La sua base imponibile è mobile e facilmente erodibile; se i flussi di merci vengono reindirizzati verso altri paesi, si riduce il volume tassabile in Italia. Inoltre, essendo una tassa fissa, grava in modo maggiore sui pacchi a basso valore, colpendo in particolare i consumatori più vulnerabili.
La tassa sui pacchi rischia di avere effetti collaterali indesiderati, spingendo le operazioni di sdoganamento verso altre nazioni e compromettendo la competitività della logistica italiana. Un approccio più armonizzato a livello europeo potrebbe essere la chiave per evitare che il mercato reagisca in modo da penalizzare il nostro paese, spostando il traffico verso hub più vantaggiosi.

