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8 Ottobre 2026

Scopri il potere dei legami deboli nel marketing di marca

Il 5 ottobre a Roma gli esperti di marketing analizzano i legami deboli e il loro impatto sulle strategie di brand.

Scopri il potere dei legami deboli nel marketing di marca

Il 5 ottobre 2026 si è tenuto a Roma un incontro di rilievo dedicato al Weak Ties Marketing. L’evento, organizzato dalla Luiss in collaborazione con la John Cabot University, ha riunito accademici, manager e start-up per esaminare come i legami deboli possano trasformare la strategia di marca. La sessione ha avuto una durata di tre ore, dalle 15:00 alle 18:00, e ha previsto momenti di presentazione, tavola rotonda e dibattito finale.

Alla apertura, i professori Michele Costabile (Luiss) e Marco Francesco Mazzù (Luiss Business School) hanno introdotto i principi fondamentali del Weak Ties Marketing. Hanno evidenziato come le connessioni occasionali, tipiche dei legami deboli, possano generare flussi di informazione inattesi e favorire l’adozione di nuovi comportamenti d’acquisto, soprattutto in contesti altamente digitalizzati.

Apertura e inquadramento teorico del Weak Ties Marketing

Durante la prima parte, Angelo Baccelloni (John Cabot University) ha presentato la metodologia applicata per studiare l’impatto dei legami deboli sulle campagne di branding. Ha illustrato un modello basato su tre fasi: identificazione dei nodi periferici, analisi della loro influenza e integrazione dei risultati nella strategia di marca. Il professor Baccelloni ha sottolineato che questo approccio consente alle aziende di scoprire nuove opportunità di mercato senza dover investire ingenti budget pubblicitari.

Definizione e ruolo dei legami deboli nel marketing

I relatori hanno definito i legami deboli come relazioni sociali poco frequenti ma estremamente utili per diffondere informazioni innovative. Queste connessioni fungono da ponte tra gruppi eterogenei, permettendo la trasmissione di idee e tendenze prima invisibili al resto del mercato. Il concetto, originario della sociologia, viene così tradotto in uno strumento pratico per la costruzione di brand più agili e reattivi.

Applicazioni concrete riportate da manager e imprenditori

Nel pomeriggio, la discussione è passata alle esperienze pratiche. Marco Aquilino, General Manager del Marco Simone Golf & Country Club, ha illustrato come il club abbia sfruttato i legami deboli per attrarre nuovi soci attraverso partnership con influencer locali. Antonio Fazzari, CEO di Fater Spa, ha condiviso il caso di una campagna di prodotto lanciata grazie a micro-influencer scelti per la loro rete di contatti meno densa ma più autentica.

Case study del Marco Simone Golf & Country Club

Aquilino ha spiegato che, individuando membri della community con connessioni periferiche, il club è riuscito a generare referral organici, aumentando le prenotazioni del 27% in tre mesi. L’intervento ha messo in evidenza l’importanza di monitorare le reti sociali non solo per il numero di follower, ma per la diversità delle relazioni.

Strategie di innovazione di Fater Spa

Fazzari ha mostrato come Fater abbia integrato il Weak Ties Marketing nella fase di sviluppo prodotto, testando prototipi con gruppi di consumatori collegati tramite canali di nicchia. I feedback raccolti hanno permesso di apportare modifiche rapide, riducendo il time-to-market del 15% rispetto alle procedure tradizionali.

Dialogo finale: domande, risposte e prospettive

La sessione si è conclusa con una vivace tavola rotonda. Carmen Pisanti (Luiss X.ITE) e Piermario Tedeschi (Digital Angels) hanno risposto alle domande del pubblico, approfondendo temi come l’uso di algoritmi per identificare i nodI deboli e le potenzialità del data-driven marketing. Matteo De Angelis, professore di Marketing alla Luiss, ha chiuso l’evento sottolineando che l’adozione sistematica dei legami deboli rappresenta una frontiera ancora poco esplorata, ma decisiva per le imprese che vogliono differenziarsi in un mercato saturato.

Autore

Martina Marchesi

Martina Marchesi ha guidato la squadra che ha coperto il piano urbanistico di Firenze, sostenendo una linea editoriale basata sull'analisi documentale. Vicedirettrice, porta un dettaglio personale riconoscibile: una mappa manoscritta dei rioni fiorentini nella sua agenda.