Segnalazione AGCOM su Google AI: quale futuro per il traffico editoriale

AGCOM ha portato a Bruxelles la questione di AI Overviews: conseguenze per editori, concorrenza e tutela del pluralismo informativo

Il 29 aprile 2026 l’autorità italiana di regolazione ha deciso di rivolgersi alla Commissione europea per chiedere una valutazione sui servizi AI Overviews e AI Mode forniti da Google Ireland Ltd. La mossa è stata compiuta nella veste di coordinatore nazionale dei servizi digitali, attivando la procedura prevista dall’articolo 65 del Digital Services Act (DSA), e si fonda su segnalazioni presentate dalla Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) e da altre realtà del settore.

Da cosa nasce la segnalazione

La richiesta inviata a Bruxelles segue audizioni con Google, FIEG e la Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC) e si concentra su aspetti chiave come la trasparenza dei sistemi di raccomandazione e la necessità di mitigare rischi sistemici che possano comprimere il pluralismo informativo. AGCOM sostiene che gli elementi raccolti mostrano un impatto potenziale sulla visibilità degli editori e sulla circolazione delle opinioni, mentre la commissaria Elisa Giomi ha espresso voto contrario, paventando il rischio che la segnalazione assuma connotati più protezionistici che di tutela del pluralismo.

Il reclamo degli editori

I giornali italiani hanno denunciato che AI Overviews, disponibile in Italia da marzo 2026, produce sommari direttamente nella pagina dei risultati, con il possibile effetto di ridurre i click verso le fonti primarie. Secondo i ricorrenti, questo comportamento trasforma il motore di ricerca in un answer engine che trattiene informazioni nell’ecosistema della piattaforma, erodendo traffico e ricavi per gli editori, specialmente per le realtà indipendenti.

Convergenza di iniziative in Europa

La segnalazione italiana non è isolata: autorità e associazioni in Germania e in altri Stati membri hanno sollevato obiezioni analoghe e l’ENPA ha coordinato azioni presso vari digital services coordinators. Parallelamente l’European Publishers Council (EPC) ha depositato un reclamo antitrust il 10 febbraio 2026, mentre la Commissione aveva già avviato un’indagine il 9 dicembre 2026 sull’uso di contenuti editoriali per finalità di AI.

Effetti misurati sul traffico e il problema dell’opt-out

I dati citati dagli editori mostrano cali significativi di click-through rate: analisi indipendenti come quella di Ahrefs (febbraio 2026) segnalano una riduzione indicativa del 58% del CTR per le pagine in prima posizione quando è presente il sommario AI, mentre studi come quelli del Pew Research Center rilevano cadute analoghe. In Germania, stime di SISTRIX quantificano centinaia di milioni di click potenzialmente persi. Questi numeri alimentano il cosiddetto dilemma insostenibile: gli strumenti tecnici di opt-out offerti da Google (es. tag NOSNIPPET) eliminano anche i frammenti descrittivi nei risultati organici, costringendo gli editori a scegliere tra visibilità e controllo sull’uso dei propri contenuti.

Implicazioni pratiche per gli editori

Per la maggior parte delle testate rinunciare ai frammenti non è praticabile: la visibilità sui motori di ricerca rappresenta ancora una parte essenziale del traffico organico. Il conflitto tra tutela del contenuto e conservazione dell’audience mette in luce limiti tecnici e regolatori delle soluzioni di opt-out attuali, rendendo urgente un dialogo tecnico e normativo tra piattaforme ed editori.

Quadro regolatorio e posizioni

Sul piano normativo si intrecciano tre binari distinti: il DSA, per i rischi sistemici al pluralismo; il diritto della concorrenza, investito dai reclami antitrust come quello dell’EPC; e la disciplina del copyright e dell’equo compenso, campo su cui AGCOM detiene competenze e ha avviato un tavolo permanente di confronto. Se la Commissione dovesse aprire un procedimento formale, le sanzioni per una VLOP/VLOSE potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato globale, un’arma che rende la decisione politica e istituzionale particolarmente rilevante.

Il dissenso interno e la difesa di Google

La posizione critica della commissaria Giomi mette in luce un dilemma interpretativo: il DSA è disegnato per mitigare rischi sistemici sui diritti fondamentali, non per proteggere modelli di business. Google, per voce del responsabile dei rapporti istituzionali in Italia, ha respinto le accuse, definendo AI Overviews un’evoluzione del servizio di ricerca e sottolineando la disponibilità di strumenti tecnici per gli editori, sebbene la loro efficacia sia contestata dagli stessi ricorrenti.

Prossimi passi e scenari

AGCOM ha istituito un tavolo permanente con piattaforme ed editori e attende sviluppi a livello europeo: la Commissione è ora chiamata a valutare la segnalazione e decidere se avviare un’indagine formale. In parallelo, il contesto giurisprudenziale nazionale e comunitario, incluse pronunce sulla disciplina dell’equo compenso, potrà rafforzare o ridimensionare la strategia regolatoria italiana. Al netto dell’esito, il caso rappresenta un test decisivo per l’architettura regolatoria europea nell’era dell’AI generativa, mettendo al centro questioni di trasparenza, sostenibilità economica e tutela del pluralismo informativo.

Scritto da Social Sophia

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