smart home in italia: mercato, tecnologie e opportunità per le PMI

Il mercato della smart home in Italia ha raggiunto 1 miliardo di euro nel 2026; questo articolo analizza le tecnologie abilitanti, i comportamenti dei consumatori e il ruolo degli incentivi per accelerare la diffusione.

Smart home supera il miliardo in Italia

Il settore della smart home in Italia ha superato il miliardo di euro nel 2026, segnando una crescita sostenuta rispetto all’anno precedente. Il dato riflette non solo l’aumento delle vendite, ma anche la maturazione dell’offerta e del comportamento degli utenti.

Secondo le rilevazioni presentate durante il convegno dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, tenutosi il 10 febbraio 2026, il 63% degli italiani possiede almeno un dispositivo smart e il 51% dichiara di collegare realmente i prodotti acquistati. Fra i fattori trainanti sono stati indicati Matter 1.5, nuove generazioni di assistenti vocali e l’integrazione dell’intelligenza artificiale.

Dal punto di vista normativo, il valore crescente del mercato impone attenzione alla GDPR compliance e alla protezione dei dati personali. Il Garante ha definito linee guida che rimangono rilevanti per produttori e fornitori di servizi connessi.

Il rischio compliance è reale: le aziende devono aggiornare policy e processi per garantire trasparenza e sicurezza. Le scelte tecnologiche su interoperabilità e AI determineranno l’evoluzione del settore nei prossimi mesi.

Lo stato del mercato e i segmenti trainanti

Le scelte tecnologiche su interoperabilità e IA continueranno a influenzare la domanda e l’offerta nel settore. I principali comparti mostrano dinamiche differenziate.

Il valore complessivo del mercato è distribuito tra diverse categorie. Al primo posto si colloca la soluzione per la sicurezza, con il 30% del totale e 305 milioni di euro. Seguono gli elettrodomestici connessi, al 20% per 195 milioni di euro, e le soluzioni per il risparmio energetico, al 14% con 142 milioni di euro.

Gli smart speaker rappresentano l’11% del mercato, pari a 112 milioni di euro. Tuttavia mostrano una flessione rispetto all’anno precedente, indicativa di una fase di saturazione del segmento. I piccoli elettrodomestici connessi, come robot aspirapolvere e friggitrici ad aria, registrano incrementi a doppia cifra. Tale crescita evidenzia che l’innovazione si sta diffondendo nelle nicchie domestiche.

Dal punto di vista normativo, la standardizzazione dell’interoperabilità potrà accelerare l’adozione. Il prossimo sviluppo atteso riguarda l’integrazione tra dispositivi e piattaforme basate su IA, che definirà nuovi modelli di mercato.

Comportamento dei consumatori e livelli di maturità

La percezione della smart home tra i consumatori è ormai diffusa, con tassi elevati soprattutto nelle cohort più giovani. L’adozione effettiva dei dispositivi è aumentata e segnala un passaggio dalla sperimentazione a un uso funzionale per sicurezza, comfort e risparmio energetico.

All’aumentare del numero di dispositivi installati cresce la domanda di soluzioni che semplifichino la gestione quotidiana. In particolare, emerge interesse verso ecosistemi integrati e applicazioni unificate in grado di ridurre la complessità operativa e i costi di manutenzione.

Dal punto di vista normativo, la diffusione di dispositivi connessi comporta obblighi crescenti in materia di data protection. Il rischio compliance è reale: le imprese devono progettare l’offerta tenendo conto della protezione dei dati personali e della sicurezza informatica, oltre che dell’interoperabilità. Lo sviluppo atteso riguarda soluzioni integrate basate su intelligenza artificiale, che definiranno nuova domanda e modelli di business.

Tecnologie abilitanti: matter 1.5 e intelligenza artificiale

Dal punto di vista tecnologico, il 2026 ha segnato un avanzamento per lo standard Matter con l’introduzione di Matter 1.5, che estende il ruolo del protocollo da mera interoperabilità a piattaforma per l’automazione avanzata. La versione integra lo streaming audio/video tramite WebRTC e supporta connettività a lungo raggio come Wi‑Fi HaLow, favorendo l’integrazione tra dispositivi domestici e sistemi IT e industriali e riducendo i silos tecnologici. In parallelo, l’adozione dell’intelligenza artificiale accelera l’innovazione applicata: esempi pratici includono manutenzione predittiva, selezione automatica di contenuti rilevanti e riconoscimento di situazioni di allarme con una riduzione dei falsi positivi. Dal punto di vista normativo, il Garante ha stabilito che l’uso di algoritmi in ambiti con dati personali richiede adeguate misure di trasparenza e controllo; il rischio compliance è reale: le aziende devono predisporre valutazioni d’impatto e procedure di governance per evitare sanzioni. L’evoluzione attesa riguarda soluzioni integrate basate su intelligenza artificiale che definiranno nuova domanda e modelli di business, con impatti diretti su interoperabilità, sicurezza e compliance nei contesti industriali e domestici.

Evoluzione degli assistenti e modelli di servizio

Gli assistenti vocali evolvono verso sistemi più sofisticati grazie all’integrazione di Large Language Models. Le conversazioni risultano più naturali e i sistemi assumono capacità di esecuzione autonoma di compiti, come prenotazioni e gestione di appuntamenti. Questa transizione favorisce l’emergere di modelli in abbonamento, in cui le funzionalità di base restano gratuite e i servizi avanzati generano ricavi ricorrenti per produttori e piattaforme.

Dal punto di vista normativo, il passaggio a servizi autonomi aumenta il peso della GDPR compliance e della sicurezza dei dati. Le aziende devono documentare flussi informativi, finalità di trattamento e basi giuridiche per l’automazione. Il rischio compliance è reale: mancata governance dei modelli o uso non trasparente dei dati possono comportare sanzioni e perdita di fiducia degli utenti. Sul piano operativo, gli operatori dovranno aggiornare processi di audit, implementare misure di data protection by design e chiarire meccanismi di responsabilità tra fornitori e piattaforme.

Incentivi, sostenibilità e scenari per le imprese

Gli incentivi pubblici hanno inciso sulla diffusione delle tecnologie per l’efficienza energetica e sulle scelte d’investimento delle imprese. Gli interventi tra il 2026 e il 2026 hanno contribuito a ridurre i consumi del 7,4% e le stime indicano che un rafforzamento delle agevolazioni potrebbe portare a una diminuzione annua tra 2.600 e 3.100 GWh.

La Direttiva EPBD IV, nota come «Case Green», fissa obiettivi stringenti per il prossimo decennio e rende la riqualificazione energetica una leva strategica. Per l’Italia la sfida è significativa, dato l’elevato numero di edifici in classi F e G e l’entità degli investimenti necessari per il rinnovo del patrimonio immobiliare.

Dal punto di vista normativo, il quadro europeo accentua gli obblighi di rendimento e trasparenza energetica. Il Garante ha stabilito che le misure amministrative e le verifiche devono rispettare anche gli obblighi di tutela dei dati, se applicabili. Il rischio compliance è reale: le imprese devono aggiornare processi di audit e integrare misure di data protection by design nei progetti di efficienza.

In termini pratici, le imprese devono valutare la convenienza economica degli interventi, l’accesso alle agevolazioni e la pianificazione temporale dei lavori. Le scelte tecniche e contrattuali richiedono chiarezza sui ruoli e sulle responsabilità tra fornitori, gestori degli impianti e piattaforme di monitoraggio.

Il prossimo sviluppo atteso riguarda l’implementazione delle nuove regole europee e la possibilità di ulteriori incentivi pubblici mirati, che potrebbero accelerare la domanda di interventi e servizi innovativi per la sostenibilità energetica.

Per le piccole e medie imprese e gli operatori locali si aprono opportunità concrete: offrire soluzioni integrate, servizi di installazione e assistenza e pacchetti in abbonamento che valorizzino AI e interoperabilità può rappresentare un percorso di crescita. Dal punto di vista normativo, il rischio compliance è reale: le imprese devono valutare obblighi di data protection e condizioni contrattuali per garantire responsabilità chiare lungo la filiera. Il canale retail e gli eRetailer mostrano dinamiche positive, mentre la distribuzione tradizionale necessita di adeguamenti organizzativi e tecnologici per restare competitiva negli ecosistemi di servizi digitali. Il Garante ha stabilito che l’adozione di modelli in abbonamento richiede policy di gestione dei dati trasparenti; Si prevede un aumento della domanda per interventi e servizi innovativi legati alla sostenibilità energetica e alla digitalizzazione dei processi, con impatti diretti su modelli di business e catene del valore.

Scritto da Dr. Luca Ferretti

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