Nel panorama aziendale italiano, due realtà si distinguono per il loro impegno nella sostenibilità: Polti e ForGreen. Entrambe hanno recentemente pubblicato i loro bilanci di sostenibilità per l’anno 2026, offrendo uno spaccato delle loro strategie ESG e dei progressi compiuti.
Questi documenti non solo rappresentano un traguardo importante per le aziende, ma anche un modello per altre imprese che desiderano intraprendere un percorso simile. Vediamo insieme i dettagli di queste iniziative.
Polti: energia rinnovabile e governance ESG
Polti, un’azienda internazionale specializzata in piccoli elettrodomestici, ha rafforzato la propria strategia ESG con la pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità. Questo documento, redatto secondo lo standard volontario VSME segna un passaggio significativo da iniziative operative isolate a un modello strutturato.
Uno dei dati più rilevanti riguarda l’autoproduzione di energia. Gli impianti fotovoltaici installati presso gli stabilimenti del gruppo coprono oggi il 42% del fabbisogno elettrico. Nello stabilimento di Bulgarograsso, in provincia di Como, Polti aveva già completato nel 2026 il revamping dell’impianto entrato in funzione nel 2011, sostituendo moduli e inverter con componenti più efficienti.
L’intervento ha portato la potenza complessiva a 450 kW distribuiti su 4.423 metri quadrati contro i precedenti 7.372 metri quadrati con una riduzione delle emissioni stimata in circa 302 tonnellate di CO2 all’anno.
Iniziative ambientali e sociali
Le iniziative ambientali di Polti includono anche la progressiva elettrificazione del parco auto, oggi composto per il 45% da vetture elettriche o full hybrid, e una gestione più puntuale dei rifiuti. Nel corso dell’esercizio, la società ha gestito 127,69 tonnellate di rifiuti delle quali soltanto lo 0,09% classificate come pericolose.
Sul piano sociale, il Bilancio di Sostenibilità indica una presenza femminile pari al 65% dell’organico e 145 collaboratori tutti assunti a tempo indeterminato. Il 92,8% del valore economico generato è stato distribuito agli stakeholder.
ForGreen: crescita e comunità energetiche
ForGreen, una società benefit attiva nella fornitura di energia e nello sviluppo di comunità energetiche, ha presentato il proprio Report di Sostenibilità 2026. I dati infrastrutturali mostrano una crescita della potenza degli impianti condivisi, che ha raggiunto i 7.589 kWp (+24,49% rispetto al 2026). Le nuove autorizzazioni in sviluppo superano invece i 13,2 MWp (+17,66%).
La produzione di energia pulita ha superato i 55,7 milioni di kWh registrando un incremento del 29,30%. Sul piano finanziario, l’azienda ha destinato 37,6 milioni di euro agli impianti di produzione, con un aumento del 34,10% rispetto all’anno precedente.
Comunità energetiche e trasparenza
Le comunità energetiche promosse dall’azienda coinvolgono 4.226 membri ai quali sono stati riconosciuti benefici economici per quasi 800 mila euro. Sul fronte interno, la società ha investito 125.000 euro nel welfare aziendale e nella formazione del personale.
ForGreen ha scelto di adottare volontariamente gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e il framework VSME per le PMI, anticipando l’adeguamento alle normative europee sulla trasparenza ESG. L’analisi si fonda sul criterio della doppia materialità che valuta sia l’impatto dell’impresa sull’ambiente, sia l’effetto dei fattori ambientali e sociali sulla solidità finanziaria dell’azienda stessa.
Gabriele Nicolis, amministratore delegato di ForGreen Spa Sb, ha dichiarato: «I numeri testimoniano una crescita e la solidità del nostro modello di business ma l’impegno che ci assumiamo va oltre la pubblicazione di questo report annuale. ForGreen propone una visione nella quale la rendicontazione ESG non è solo un adempimento amministrativo, ma uno strumento di governo dell’impresa, capace di fornire informazioni strutturate, verificabili e comparabili sulla capacità dell’organizzazione di creare valore nel medio e lungo periodo».
ESG e PMI: sfide e opportunità
Le piccole e medie imprese (PMI) devono affrontare diverse sfide legate alla compliance ESG. Sebbene il pacchetto Omnibus I (Direttiva UE 2026/470) abbia esentato molte PMI dall’obbligo di redigere un bilancio di sostenibilità secondo gli standard ESRS, restano comunque esposte a rischi significativi.
Le grandi imprese soggette a CSRD devono raccogliere dati ESG dai propri fornitori per compilare il proprio bilancio di sostenibilità. Questo significa che una PMI potrebbe ricevere la richiesta di compilare un questionario ESG se fa parte della catena di fornitura di un’azienda obbligata.
Le banche, soggette alla Tassonomia UE, devono valutare il profilo di sostenibilità di chi finanziano. Dall’8 gennaio 2026, EBA, ESMA ed EIOPA hanno pubblicato linee guida comuni sugli stress test dei rischi ESG per il settore bancario e assicurativo, applicabili dal 2027. Le imprese con un buon punteggio ESG registrano tassi di approvazione dei finanziamenti superiori fino all’11% rispetto alla media, mentre un punteggio basso può penalizzare la valutazione di merito creditizio fino al 6%.
Bandi PNRR, crediti d’imposta e misure di finanza agevolata richiedono sempre più spesso requisiti di sostenibilità documentati. Senza dati strutturati, un’azienda potrebbe restare esclusa da opportunità di finanziamento pubblico.
Al di là di CSRD e CSDDD, restano in vigore normative settoriali come la Direttiva sull’efficienza energetica, EUDR, PPWR, CBAM e Pay Transparency, ciascuna con perimetri e scadenze proprie che vanno verificati caso per caso.
Per rispondere in modo proporzionale, senza gli oneri della rendicontazione obbligatoria, ma con la solidità che il mercato richiede, esiste oggi lo standard VSME, pensato proprio per le PMI che devono rispondere a questionari di clienti e istituti di credito senza affrontare la complessità degli ESRS.



