L’avvento dell’intelligenza artificiale ha rivoluzionato il modo in cui creiamo e consumiamo contenuti. Da immagini realistiche a video e audio convincenti, la tecnologia ha reso difficile distinguere il vero dal falso. Un esempio lampante è il deepfake di Papa Francesco con un piumino bianco da trapper, che ha scatenato polemiche in tutto il mondo. Ma non è l’unico caso: anche foto hard di parlamentari italiane, inclusa la premier Giorgia Meloni, si sono rivelate false.
Per contrastare questa minaccia, l’Unione Europea ha introdotto nuove normative. Dal 2 agosto 2026, sarà obbligatorio dichiarare se i contenuti sono stati generati dall’AI, un passo fondamentale per garantire trasparenza e fiducia nel digitale.
L’importanza della trasparenza nell’era dei deepfake
L’Articolo 50 dell’AI Act in vigore dal 2 agosto 2026, mira a tutelare l’integrità dell’informazione. Questa norma si applica a immagini, video, audio e testi, imponendo ai fornitori e agli utilizzatori di sistemi di IA di garantire la totale trasparenza sulle interazioni automatizzate e sui contenuti sintetici.
I Provider ovvero le aziende che sviluppano sistemi di IA, devono:
- Informare gli utenti quando interagiscono con sistemi automatizzati.
- Segnalare chiaramente i contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale.
Gli Deployer ovvero le organizzazioni che utilizzano sistemi di IA per scopi professionali, devono informare le persone quando queste sono esposte a:
- Contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale.
- Strumenti di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica.
Le icone per segnalare i contenuti generati dall’AI
L’applicazione delle icone per segnalare i contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale varia in base al grado di intervento dell’algoritmo:
- Icona verde contenuti generati dall’AI ma con intervento umano significativo.
- Icona gialla contenuti generati dall’AI con intervento umano limitato.
- Icona rossa contenuti generati dall’AI senza intervento umano.
Questi obblighi riguardano gli utilizzatori professionali, restano esclusi gli usi personali, la ricerca scientifica, le indagini delle forze dell’ordine e le attività di standard editing. I deepfake a scopo puramente creativo o satirico beneficiano poi di un regime di etichettatura alleggerito per preservare la fruizione dell’opera.
Sanzioni e periodi di transizione
Sono previste sanzioni salate in caso di non adempimento:
- Fino al 2% del fatturato globale annuo per le violazioni gravi.
- Fino allo 0,5% del fatturato globale annuo per le violazioni minori.
L’obbligo di marcatura si applica dal 2 agosto 2026 per i nuovi sistemi. I sistemi generativi immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026 beneficiano di un periodo di tolleranza fino a dicembre 2026. I deepfake generati prima del 2 agosto non sono assoggetati a marcatura retroattiva.
Questa norma richiede un investimento significativo per l’implementazione di watermark interoperabili e resistenti alle manomissioni. Sul fronte della governance interna, è necessario definire nuovi processi di human in the loop, dove le redazioni e gli uffici di comunicazione devono validare ogni output algoritmico.
Il ritorno di questo investimento è sicuramente reputazionale: la trasparenza consolida il valore del brand ed i consumatori premiano i marchi che dichiarano l’uso etico della tecnologia. Allo stesso tempo, crea una barriera all’ingresso di player non europei, costretti ad adeguarsi.
Confronti internazionali
L’Europa non è la prima ad inserire regole sui deepfake. In Cina, dal 2026, è obbligatorio inserire un watermark per i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, con un sistema a doppio livello: un’etichettatura visibile e un tracciamento tecnico invisibile integrato nei metadati.
Negli Stati Uniti, invece, non esiste una legge federale unica e obbligatoria per il watermarking dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale. La regolamentazione coercitiva si trova a livello statale, con la California nel ruolo di pioniere normativo. Con il California AI Transparency Act (SB 942), da agosto 2026, i fornitori di sistemi generativi dovranno inserire watermark invisibili e visibili, e le grandi piattaforme online dovranno mostrare etichette visibili agli utenti.
Con l’entrata in vigore delle nuove normative, l’Europa si pone all’avanguardia nella lotta contro la disinformazione e i deepfake.



