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29 Giugno 2026

Sostenibilità nelle PMI: crescita delle strategie ESG e strumenti per l’internazionalizzazione

Un incontro a Roma evidenzia che l’adozione di strategie ESG nelle PMI italiane è cresciuta sensibilmente tra il 2026 e il 2026; emergono percentuali di policy su energia, acqua e clima, preoccupazioni sul gap operativo e il ruolo del VSME come standard volontario per le non quotate.

Sostenibilità nelle PMI: crescita delle strategie ESG e strumenti per l’internazionalizzazione

Un confronto tenutosi a Roma ha messo al centro il rapporto tra sostenibilità accesso alla finanza e capacità di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane. L’evento ha riunito rappresentanti istituzionali, operatori finanziari e manager d’impresa per discutere dati concreti, strumenti di supporto e standard di rendicontazione pensati per le aziende non quotate.

A Roma il 25 giugno 2026: numeri e interventi sul legame tra finanza e sostenibilità

Durante la mattinata romana sono emersi elementi chiave sul ruolo della sostenibilità come elemento di competitività. È stato ricordato che la quota di PMI che dichiara l’adozione di strategie ESG è aumentata dal 20% del 2026 al 47% del 2026, segnale di una trasformazione in atto. Nel contesto degli obblighi volontari di rendicontazione, i dati riferiti alla Communication on Progress 2026 indicano che le imprese aderenti hanno introdotto policy commitment per l’energia e l’uso delle risorse nel 68% dei casi, per la gestione dell’acqua nel 62% e per il cambiamento climatico nel 51%, a conferma di un approccio sempre più strutturato.

Il confronto ha ribadito il valore della diplomazia economica e degli strumenti pubblici per sostenere l’export, nonché l’importanza del supporto finanziario pubblico nella fase di espansione estera. In particolare, sono stati approfonditi i criteri con cui gli operatori finanziari selezionano i progetti e le imprese partner, con la sostenibilità che entra sempre più come criterio di valutazione per l’accesso a fondi e garanzie.

Dati sul grado di integrazione ESG, rischi economici e percezioni del mercato

Il panorama nazionale mostra però una distanza tra consapevolezza e operatività: solo il 37% delle aziende integra concretamente i principi ESG nelle decisioni strategiche, percentuale che sale al 46% tra le grandi imprese. Questo gap operativo è considerato un rischio economico rilevante: studi di settore indicano che, in assenza di adeguate infrastrutture dati per il rischio climatico, gli asset operativi potrebbero subire svalutazioni significative entro il 2030, con stime fino al 20%.

Tra le criticità segnalate dagli stakeholder emergono la necessità di consulenza esterna (63%), il rischio di greenwashing (47%) e la scarsa percezione del valore strategico della sostenibilità (37%). La fiducia degli interlocutori esterni è condizionata da comunicazioni poco trasparenti: una quota rilevante di operatori contesta dichiarazioni ambientali non accompagnate da misure verificabili e dati concreti.

Testimonianze e casi d’impresa

Nel corso dell’incontro sono state portate esperienze aziendali che illustrano come la sostenibilità possa tradursi in vantaggi competitivi concreti: imprese del settore delle infrastrutture, servizi e manifattura hanno raccontato percorsi di innovazione, miglioramento dell’efficienza energetica e apertura a mercati esteri che privilegiano fornitori con credenziali ESG verificabili. Queste testimonianze hanno sottolineato che la sostenibilità diventa un fattore di accesso alla catena del valore internazionale quando è supportata da misurazioni credibili.

VSME ed evoluzione degli standard: uno strumento volontario per le PMI non quotate

Per rispondere alle esigenze di trasparenza delle piccole e medie imprese è stato approfondito lo standard VSME il Voluntary Sustainability Reporting Standard pensato per le PMI non quotate. Il VSME è stato concepito per offrire un framework proporzionato che riduce gli oneri amministrativi e facilita la produzione di informazioni utili a banche, investitori e grandi clienti. La struttura proposta da EFRAG prevede due moduli distinti: il Basic Module e il Comprehensive Module in modo che le imprese possano scegliere il livello di dettaglio più adeguato alle loro dimensioni e capacità.

Il Basic Module include indicatori semplificati su consumi energetici, emissioni di gas a effetto serra, acqua, gestione delle risorse e metriche sociali come salute e sicurezza sul lavoro, oltre a elementi di governance legati a condanne e sanzioni per corruzione. Il documento presentato il 17 dicembre 2026 ha delineato queste componenti, che mirano a favorire la partecipazione delle PMI alla transizione sostenibile senza appesantire i processi interni.

In ambito regolatorio si è discusso anche del cosiddetto pacchetto Omnibus, che propone modifiche alla platea soggetta alla direttiva di rendicontazione obbligatoria; nella proposta è prevista la possibilità che molte PMI restino al di fuori dell’obbligo e adottino invece uno standard volontario ispirato al VSME. Tale evoluzione normativa potrebbe estendere la rilevanza pratica del VSME per un numero molto più ampio di imprese.

Nel complesso il dialogo romano ha confermato che la sostenibilità sta assumendo un ruolo operativo sempre più rilevante per le PMI italiane, ma che per tradurre intenzioni in risultati servono dati affidabili, strumenti proporzionati come il VSME e un sostegno mirato di istituzioni e finanza pubblica e privata.

Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.