Per anni, il dibattito sulla sovranità digitale si è concentrato sulla localizzazione dei dati e sul controllo delle infrastrutture. Tuttavia, oggi la vera sfida non è più dove risiedono i dati, ma chi ha il potere di decidere il loro futuro. Questo cambiamento di prospettiva rappresenta una rivoluzione nel modo in cui pensiamo alla autonomia tecnologica.
La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione è un esempio perfetto di questa evoluzione. Negli ultimi anni, gli enti pubblici hanno fatto passi da gigante nella digitalizzazione, ma ora è necessario valutare la loro maturità con nuovi criteri. La conformità alle normative e la sicurezza dei dati sono fondamentali, ma non più sufficienti.
L’Osservatorio Liferay per Forum PA 2026: i dati sulla sovranità digitale
L’Osservatorio sulla Sovranità Digitale nella Pubblica Amministrazione, presentato durante il Forum PA 2026 ha intervistato 36 amministrazioni, rivelando un cambiamento di paradigma. Sebbene quasi la metà degli enti si collochi nella fascia di sovranità avanzata solo un quarto ha una exit strategy formalizzata. Questo dato è cruciale: un ente può essere conforme alle normative e utilizzare infrastrutture certificate, ma se non ha la possibilità di cambiare fornitore o tecnologia, la sua autonomia è limitata.
Dipendenze fisiologiche vs. dipendenze irreversibili
Ogni decisione tecnologica crea una relazione di dipendenza, ma non tutte le dipendenze sono uguali. Esiste una differenza sostanziale tra una dipendenza che può essere rinegoziata e una dalla quale è impossibile uscire. La prima è fisiologica la seconda è il vero rischio di una politica di sovranità digitale. La resilienza digitale non consiste solo nella capacità di resistere agli incidenti, ma anche nella capacità di adattarsi al cambiamento.
Un’organizzazione è realmente resiliente quando può adottare nuove tecnologie, sostituire partner o integrare modelli di intelligenza artificiale senza dover ricostruire da zero competenze, dati e processi. La libertà di evolvere diventa parte integrante della sicurezza stessa.
L’exit strategy come indicatore di libertà
L’exit strategy non è una semplice clausola contrattuale, ma un indicatore di libertà. Il modo migliore per valutare la qualità di una piattaforma non è chiedersi quanto sia difficile entrarvi, ma quanto sia semplice uscirne. Per anni abbiamo progettato sistemi pensando alla continuità operativa; oggi dobbiamo iniziare a progettarli pensando alla libertà di scelta.
Il lock-in nell’era dell’intelligenza artificiale è un problema ancora più urgente. Cambiare piattaforma significa sempre più spesso cambiare il modo in cui un’organizzazione produce conoscenza e prende decisioni. La governance dell’AI non può limitarsi alla conformità normativa: deve garantire che le amministrazioni mantengano il controllo della propria capacità di evolvere.
Il filo rosso della strategia digitale europea
Il tema della sovranità digitale è al centro delle politiche europee, dal GDPR al Data Act dall’AI Act alle politiche sul cloud. L’obiettivo non è l’autarchia tecnologica, ma evitare che la capacità di decidere venga progressivamente trasferita ad altri. La Pubblica Amministrazione si trova oggi nella stessa condizione: la prossima fase della trasformazione digitale non sarà definita dalla quantità di servizi online, ma dalla capacità di poter scegliere nuove tecnologie senza dover rinunciare al patrimonio costruito negli anni.
Forse è proprio questa la definizione più contemporanea di sovranità digitale: non il diritto di controllare tutto, ma la libertà di non rimanere prigionieri di nulla. Una Pubblica Amministrazione davvero moderna non è quella che non dipende da nessuno, ma quella che conserva sempre la possibilità di scegliere da chi dipendere.



