Il BERECl’organo che coordina le autorità nazionali di regolamentazione delle telecomunicazioni, ha pubblicato la sua posizione sugli articoli 53-61 del Digital Networks Actquelli che disciplinano la migrazione dal rame alla fibra. Il regolatore osserva che il meccanismo proposto dalla Commissione presenta criticità tali da poterne rendere vana l’efficacia pratica e da creare effetti negativi in alcune aree.
Nel documento il BEREC richiama la necessità di tener conto delle differenze nazionali e mette in evidenza impatti concreti su tempi, costi e concorrenza se lo switch-off fosse applicato secondo le regole attuali. Tra i nodi principali ci sono la struttura a due fasi prevista dal testo normativo, la definizione del perimetro tecnico dell’obbligo e le tempistiche per le analisi di mercato.
Il meccanismo temporale previsto dal Digital Networks Act e le obiezioni
Il DNA stabilisce che negli Stati membri dove al 30 giugno 2029 il rame sia ancora in servizio lo spegnimento proceda in due fasi. La prima fase consente spegnimenti area per area fino al 31 dicembre 2035a condizione che la copertura in fibra raggiunga il 95 per cento degli edifici e siano disponibili offerte al dettaglio economicamente accessibili. La seconda fase prevede lo spegnimento incondizionato con completamento entro il 2039.
Il BEREC accoglie che la Commissione abbia esteso la finestra temporale rispetto al precedente scenario che citava il 2030ma sottolinea che una data uniforme per tutta Europa rischia di non essere adatta visto che le situazioni nazionali sono molto diverse. In pratica, il regolatore ritiene che l’automatismo della fase finale possa risultare controproducente nei contesti con bassa copertura o vincoli operativi.
Stato dei lavori e Paesi già avanzati
Secondo i dati citati nel documento, lo spegnimento del rame è già iniziato in 16 Paesi europei. Liechtenstein, Norvegia e Spagna hanno completato la transizione entro il 2026mentre Malta e Svezia dovrebbero concluderla entro il 2026. Altri cinque Paesi, tra cui Cipro, Danimarca e Francia, puntano a completare il processo entro il 2030. Per il BERECnella maggior parte degli Stati gli obiettivi del DNA risultano raggiungibili senza ulteriori norme vincolanti.
Perimetro tecnico, cablaggio negli edifici e impatti sulla concorrenza
Un altro punto centrale evidenziato dal BEREC è il perimetro fisico dell’obbligo: il testo del DNA include nel campo di spegnimento anche il cablaggio in rame interno agli edifici, tipico delle soluzioni FTTB. La soglia del 95 per cento considera gli edifici “raggiunti” dalla fibra anche quando la fibra si ferma al piano strada e il completamento dell’allaccio interno è considerato realizzabile entro quattro settimane.
Il regolatore osserva però che le “quattro settimane” rappresentano un tempo tecnico in condizioni ideali e non tengono conto di autorizzazioni condominiali, cantieristica sequenziale o iter amministrativi. Il risultato pratico potrebbe essere lo spegnimento del rame prima che la fibra sia effettivamente disponibile in tutti gli appartamenti. Inoltre, in Stati dove il cablaggio interno è di proprietà di operatori alternativi, includerlo nello switch-off può alterare la concorrenza e incidere sui prezzi al dettaglio.
Per mitigare questi rischi il BEREC propone di limitare l’obbligo fino al ROE (ripartitore ottico alla base dell’edificio), evitando di imporre la rimozione del cablaggio interno che dipende da scelte infrastrutturali pregresse e da diversi modelli di mercato.
Analisi di mercato, proroghe e conseguenze operative
L’articolo 73 del DNA richiede un’analisi di mercato prima di qualsiasi spegnimento che riguardi la maggior parte del territorio nazionale. Il testo non chiarisce però l’effetto pratico di quell’analisi sulle decisioni né i tempi da riservarle. Il BEREC è netto: se l’analisi non influisce sulle scelte, è inutile; se invece serve a predisporre rimedi proporzionati, bisogna prevedere tempi adeguati.
Per questo il regolatore propone di estendere da uno a due anni l’intervallo tra la decisione dello Stato membro e l’avvio dello spegnimento e di consentire proroghe fino a cinque anni per il completamento quando servono nuovi rimedi tecnici o regolamentari. Cumulando queste estensioni, il completamento effettivo potrebbe slittare fino al 2042con riflessi su costi amministrativi e pianificazione degli operatori.
Infine, il BEREC richiama l’importanza di tutele informative e di continuità del servizio per gli utenti finali: le misure proposte dal DNA dovrebbero includere obblighi chiari sia per gli operatori di rete sia per i fornitori al dettaglio affinché la migrazione avvenga senza interruzioni per utenti vulnerabili o per servizi critici.


