Il venture capital è diventato un linguaggio fondamentale per l’innovazione italiana. Una startup può raccogliere un milione di euro e perdere il controllo delle decisioni più rilevanti, oppure mantenere una governance più equilibrata assumendo impegni diversi sulla crescita e sull’uscita. A fare la differenza sono spesso le parole che compaiono nel term sheet nella cap table e negli accordi tra soci.
Per imprenditori, manager di corporate, advisor e nuovi investitori, comprendere come funziona un round è essenziale. Ecco una guida ai 79 termini chiave per una relazione efficace con il venture capital.
I pilastri del venture capital
Il venture capital è il capitale di rischio investito in imprese giovani, innovative e scalabili. L’investitore acquista una partecipazione, di solito di minoranza, e punta a un rendimento elevato al momento della vendita della quota. Il rischio di perdita del capitale è parte integrante del modello.
Un Fondo di Venture Capital è il veicolo che raccoglie denaro da investitori e lo impiega in un portafoglio di startup. Questo approccio diversifica il rischio: alcune partecipate possono fallire, mentre pochi casi di grande successo possono sostenere il rendimento del fondo.
Gli investitori istituzionali come fondazioni, fondi pensione, family office, istituzioni finanziarie o grandi imprese, conferiscono capitale al fondo. Non gestiscono direttamente le singole decisioni di investimento.
Il gestore del fondo è colui che seleziona le startup, negozia gli investimenti, segue il portafoglio e realizza le exit. Nella struttura giuridica concreta i ruoli variano da Paese a Paese, ma la coppia LP-GP resta la sintesi più diffusa dell’economia di un fondo.
Le fasi di un investimento
Il closing è la chiusura della raccolta. Il first closing consente al fondo di iniziare a investire con gli impegni già sottoscritti; il final closing conclude la raccolta prevista.
La call è la richiesta con cui il fondo chiama il capitale già impegnato dagli investitori. Un LP non versa necessariamente l’intera somma il primo giorno: la disponibilità viene richiamata quando servono risorse per investimenti, costi e commissioni.
La management fee è la commissione periodica che remunera il gestore per il lavoro di investimento e gestione del portafoglio. Va distinta dal rendimento ottenuto sulle partecipate.
Il carried interest è la quota di profitti spettante al team di gestione quando il fondo produce rendimenti secondo le regole concordate. È uno degli elementi che allinea, almeno in teoria, l’interesse del gestore a quello dei sottoscrittori.
L’anno di avvio del fondo o dei suoi primi investimenti serve a confrontare fondi nati nello stesso ciclo di mercato, perché valutazioni, raccolta e possibilità di exit cambiano molto nel tempo.
Strumenti e metriche
Il dry powder indica il capitale raccolto ma non ancora investito. Un elevato dry powder può segnalare capacità di finanziare nuovi round e follow-on; non dice, da solo, quanto sarà selettivo un investitore.
Il deal flow è il flusso di opportunità che arriva al fondo: startup incontrate, dossier valutati, segnalazioni di founder, acceleratori, corporate e altri investitori.
Il comitato di investimento è l’organo o il processo interno che approva un investimento. Il partner che segue il dossier può esserne il promotore, ma l’ultima decisione dipende spesso da una valutazione collegiale.
Un business angel è un investitore privato che impiega capitali propri, spesso nelle fasi iniziali, e può portare competenze operative e relazioni. Spesso affiancano, anche in Italia, fondi e acceleratori.
Il corporate venture capital è l’investimento in startup effettuato da una grande impresa, direttamente o attraverso un veicolo dedicato. Accanto al ritorno finanziario pesano l’accesso a tecnologie, competenze, nuovi mercati e possibili partnership industriali.
Un scout è una persona o organizzazione che intercetta startup per conto di un fondo o di una rete di investitori. Può limitarsi alla segnalazione oppure ricevere un compenso collegato alle operazioni concluse.
Il lead investor è l’investitore che guida il round: contribuisce in modo rilevante, coordina la due diligence e negozia gran parte dei termini economici e di governance.
Il syndicate è il gruppo di investitori che partecipa alla stessa operazione. Il lead tende a fissare le condizioni comuni, mentre gli altri sottoscrivono una parte del round.
Il co-investimento è l’investimento effettuato insieme a un altro soggetto. Può avvenire tra fondi, tra un fondo e business angel o tra un investitore istituzionale e una corporate.
Un SPV è un veicolo creato per concentrare più investitori in una sola partecipazione. Semplifica la cap table della startup, che vede un unico socio invece di molti piccoli investitori.



