Il mondo del volontariato sta vivendo quello che molti definiscono la “terza ondata” dell’Intelligenza artificiale. Dopo mesi di dibattito su forum, blog e conferenze, un imprenditore veterano del settore tecnologico ha deciso di trasformare le teorie in pratica: è nato l’AI Billions Fund. L’obiettivo dichiarato è quello di destinare risorse — potenzialmente miliardi di dollari — a organizzazioni non profit che già sfruttano la tecnologia per affrontare problemi sociali, consentendo loro di scalare l’impatto grazie a soluzioni basate su AI avanzate.
Obiettivo e logica d’investimento del AI Billions Fund
Secondo il fondatore, l’esperienza maturata in due startup di intelligenza artificiale negli anni ’80, seguita da una lunga carriera alla guida di iniziative “tech for good”, ha dimostrato che il modello tradizionale di venture capital non riesce a generare ritorni quando il mercato di riferimento è costituito da popolazioni a basso reddito. La risposta, allora, è un fondo filantropico che investe senza la pressione del profitto immediato, ma con l’obiettivo di creare valore sociale durevole. L’idea è che, se una soluzione tecnologica riesce a moltiplicare per due, cinque o dieci il beneficio rispetto a metodi tradizionali, l’effetto è analogo a quello di una “cura digitale” per un problema cronico.
Motivazione: perché le nonprofit tecnologiche hanno bisogno di capitale
Molte organizzazioni hanno raggiunto la product-market fit e hanno guadagnato la fiducia delle comunità servite, ma soffrono di una carenza di risorse finanziarie per ampliare team, sviluppare software su larga scala e, soprattutto, costruire archivi di dati indispensabili per addestrare modelli di IA. Il settore filantropico tradizionale, tuttavia, non è ancora equipaggiato per valutare efficacemente progetti tecnologici, lasciando un “gap” di finanziamento che il nuovo fondo intende colmare.
Le aree di intervento previste dal fondo
Il AI Billions Fund prevede quattro filoni di investimento prioritari. In primo luogo, saranno erogati grant di sette cifre a nonprofit che hanno già dimostrato la capacità di operare su scala; si stima che più di un centinaio di realtà possano assorbire tali capitali. In secondo luogo, il fondo investirà nella creazione di infrastrutture di base per l’IA come pipeline per adattare modelli open-source a contesti sociali, rendendoli eseguibili sia su cloud a basso costo sia su PC commodity, con o senza GPU. In terzo luogo, saranno finanziati dataset di grandi dimensioni con governance responsabile, ispirandosi al modello “Better Deal for Data”. Infine, una quota significativa sarà destinata a talento locale per garantire che le soluzioni siano progettate da professionisti vicini alle problematiche specifiche di Africa, America Latina e Asia, evitando la dipendenza da costi salariali statunitensi.
Co-investimento con altri fondatori del settore
Il fondo non agirà in isolamento: collaborerà con realtà già attive come la Patrick J. McGovern Foundation, l’Agency Fund e il progetto Co-Develop, sostenuto da Nandan Nilekani e Bill Gates, che già finanziano infrastrutture digitali di base. Tale approccio di co-investimento permette di coprire un ventaglio più ampio di organizzazioni, incluse quelle che non rientrano nei criteri più ristretti degli altri attori.
Chi è alla guida di un’impresa tecnologica con risorse finanziarie significative è invitato a contattare direttamente il promotore per una “consultazione karmica” gratuita, un’opportunità descritta come “rinomata” nel settore. L’appello è rivolto a chi desidera inserire il AI Billions Fund nel proprio portafoglio di impatto filantropico, garantendo così un contributo concreto a una rivoluzione tecnologica a beneficio dell’umanità. Anche chi decide di non investire potrà richiedere la lista di nonprofit tecnologiche che necessitano di sostegno, contribuendo indirettamente al progetto.



