Capo IV della Legge PMI: perché la norma può danneggiare le recensioni autentiche

Una sintesi delle principali criticità del Capo IV della Legge PMI e delle possibili conseguenze per consumatori, piattaforme e imprese

La Legge annuale sulle piccole e medie imprese, conclusa definitivamente dall’Assemblea del Senato il 4 marzo 2026, introduce un pacchetto di norme pensate per sostenere le PMI: sei Capi e ventisei articoli che spaziano dalla crescita dimensionale all’accesso al credito, fino alla delega per un testo unico sulle start-up innovative. Tra queste novità spicca il Capo IV, che dichiara l’intenzione di contrastare le false recensioni nei settori della ristorazione, del turismo e dell’accoglienza. Tuttavia, il metodo normativo adottato solleva interrogativi sostanziali sul piano operativo e costituzionale.

Contenuto e limiti del Capo IV

Il Capo IV individua l’ambito di applicazione con riferimento alle recensioni pubblicate online relative a prodotti, servizi e strutture del settore turistico e ristorativo, richiamato esplicitamente nell’articolo 18. Al centro della disciplina ci sono criteri di liceità che si concentrano su termini temporali e su circostanze formali più che sull’effettiva inautenticità dei contenuti. Questa impostazione rischia di sovrapporre una nozione di illiceità meramente procedurale all’analisi sostanziale del fenomeno delle recensioni false, con conseguenze sulle modalità di enforcement e sui diritti degli utenti.

I requisiti che rendono una recensione illecita

Secondo l’articolato (cfr. articolo 19), sono considerate illegali le recensioni: pubblicate oltre trenta giorni dalla fruizione del servizio; provenienti da soggetti che non abbiano effettivamente e personalmente usufruito della prestazione; non pertinenti rispetto al prodotto o alla struttura; pubblicate dopo due anni dalla loro pubblicazione; oppure frutto di dazione o promessa di sconti o benefici da parte del fornitore o dei suoi intermediari, a prescindere da qualsiasi disclosure. Questa lista, pur mirata a tutelare la genuinità, impone vincoli che non sempre collimano con la realtà dei comportamenti dei consumatori.

Conseguenze pratiche per imprese e piattaforme

Il nuovo assetto offre ai titolari delle strutture strumenti per ottenere la rimozione di contenuti anche quando non è dimostrata la falsità materiale del giudizio: in pratica, la sanzione è legata a requisiti formali come il termine di trenta giorni o il limite biennale. Ciò può tradursi in una rimozione massiccia di valutazioni negative che, pur autentiche, non rispettano vincoli temporali. Allo stesso tempo il Capo IV non affronta in modo efficace il mercato organizzato delle recensioni false, spesso gestito da broker che pubblicano contenuti positivi entro finestre temporali brevi, adattandosi facilmente ai nuovi requisiti.

Contrasti normativi e diritti degli utenti

La norma presenta diversi profili di incertezza: manca una definizione precisa di recensione, il che apre a interpretazioni estensive; la regola dei trenta giorni può comprimere la libertà di espressione degli utenti; l’ambito settoriale (ristorazione e turismo) può generare trattamenti discriminatori rispetto ad altri settori economici; infine vi è una potenziale sovrapposizione con le norme sugli influencer e l’obbligo di disclosure. Queste criticità rischiano di generare contenziosi e di colpire ingiustamente la reputazione di imprese e consumatori.

Il ruolo dell’AGCM e le soluzioni prospettate

Per tentare di correggere le ambiguità, l’ordine del giorno approvato con la legge sollecita chiarimenti e affida all’AGCM l’adozione di linee guida ai sensi dell’articolo 21. Le richieste principali riguardano la delimitazione dell’ambito applicativo (escludendo ad esempio alcuni formati come i video di recensione), la definizione della documentazione necessaria per segnalare l’illiceità e misure per evitare rimozioni strumentali che manipolino i sistemi di rating. Pur utili, queste indicazioni amministrative potrebbero non bastare a sanare i limiti strutturali della norma.

In conclusione, molte delle disposizioni del Capo IV appaiono mosse da un obiettivo condivisibile — rafforzare la trasparenza e l’affidabilità del sistema reputazionale digitale — ma percorrono una strada che privilegia formalismi rispetto alla lotta sostanziale alle false recensioni. Più efficace sarebbe stato valorizzare e potenziare gli strumenti di enforcement esistenti, civili e amministrativi, e intervenire contro i circuiti organizzati di recensioni disoneste. L’auspicio è che le linee guida dell’AGCM contribuiscano a ridurre le ambiguità; tuttavia permangono dubbi sulla reale capacità dell’intervento legislativo di contrastare efficacemente il fenomeno.

Scritto da Dr. Luca Ferretti

Finanziamenti startup: i principali round italiani e gli obiettivi dei fondi