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12 Ottobre 2026

Cinema e TV denunciano il potere delle Big Tech

Hollywood mette sotto i riflettori i leader della Silicon Valley, mentre i sondaggi mostrano una crescita della sfiducia verso l’intelligenza artificiale.

Cinema e TV denunciano il potere delle Big Tech

L’autunno 2026 ha visto Hollywood trasformare i volti più noti della Silicon Valley in protagonisti di sceneggiature che li dipingono non più come visionari, ma come poteri da mettere in discussione. In un periodo in cui il pubblico americano esprime preoccupazione per la rapidità dello sviluppo dell’intelligenza artificiale quattro opere cinematografiche e una serie televisiva hanno scelto di esplorare le conseguenze di quel potere concentrato.

Il clima di sfiducia è stato registrato anche nelle indagini più recenti: il 64% degli intervistati ha dichiarato che l’AI si sviluppa troppo in fretta, mentre solo il 27% ritiene che il ritmo sia adeguato. L’interesse verso questi temi si traduce in numerosi lanci sul grande e piccolo schermo, tutti con date precise e un chiaro intento di far riflettere.

Film e serie che smascherano i titani della Silicon Valley

Il The Social Reckoning distribuito dal 9 ottobre 2026 in Italia, è un sequel morale di The Social Network. Scritto e diretto da Aaron Sorkin, il film segue la denuncia di Frances Haugen, ex dipendente di Facebook, e dipinge Mark Zuckerberg (interpretato da Jeremy Strong) come il capo di un sistema consapevole dei propri danni ma incapace di agire. Il documentario Musk presentato alla Mostra del cinema di Venezia il 9 ottobre e in programmazione fino al 16 ottobre, offre quasi quattro ore di cronaca su Elon Musk, mostrando come la sua influenza si estenda da auto elettriche a satelliti e a network sociali, evidenziando la concentrazione di potere in una sola persona.

Il 16 ottobre è stato il giorno di You Can See Everything una produzione di A24 diretta da Nathan Fielder e Lance Oppenheim. Il film racconta la storia di Elizabeth Holmes, fondatrice di Theranos, ripresa poco prima della sua incarcerazione, e mette in luce il divario tra l’autonarrazione di una fondatrice e le conseguenze di una frode tecnologica. Sempre nella stessa data, Luca Guadagnino ha presentato Artificial con Andrew Garfield nei panni di Sam Altman, ispirato alla crisi interna di OpenAI del 2023. Il film interroga chi decide il futuro di un modello in grado di influenzare milioni di persone, mettendo al centro la responsabilità di chi guida l’AI.

Infine, la serie televisiva Cupertino lanciata l’8 ottobre su CBS, segue le vicende di due avvocati (Mike Colter e Rachel Keller) che, allontanati dalle startup, si battono per difendere dipendenti e clienti danneggiati dalle scelte delle grandi aziende tecnologiche. La narrazione sposta l’attenzione dal genio ammirato ai soggetti che subiscono le decisioni dei giganti, rendendo la lotta legale il fulcro della trama.

I sondaggi americani evidenziano il timore verso l’AI

Un’indagine condotta dal Pew Research Center tra il 22 e il 28 giugno 2026 su 3.488 adulti ha mostrato che il 52% degli intervistati è più preoccupato che entusiasta dell’AI, un dato in crescita rispetto al 37% del 2021. L’entusiasmo è sceso dall’18% al 9%, mentre tra i giovani 18-29 anni la preoccupazione è salita dal 31% al 55%, superando per la prima volta la metà della fascia d’età. Parallelamente, l’AP-NORC ha interrogato 2.140 adulti dal 24 al 28 settembre 2026, rilevando che il 64% ritiene che lo sviluppo dell’AI sia troppo veloce; il 76% dei democratici e il 54% dei repubblicani condivide questo giudizio. Otto intervistati su dieci hanno sottolineato l’importanza di mantenere il controllo umano e di tutelare i lavoratori.

Altre ricerche mostrano la percezione di minacce occupazionali: il 71% degli adulti prevede che l’AI ridurrà il numero di posti di lavoro negli USA nei prossimi venti anni, con i giovani 18-29 che arrivano al 73%. Inoltre, il 64% degli americani ritiene che i social media abbiano danneggiato la democrazia, una valutazione stabile ma preoccupante. La fiducia nelle aziende tecnologiche è bassa: il 59% dichiara poca o nessuna fiducia nella capacità delle imprese statunitensi di usare l’AI in modo responsabile, mentre il 67% dubita dell’efficacia della regolamentazione governativa.

Il ruolo ambiguo di Hollywood nella critica al potere tech

Hollywood, pur finanziando gran parte dei progetti di streaming e utilizzando l’AI per la produzione creativa, si è trovata a fare i conti con una contraddizione intrinseca. Il caso di Artificial ne è l’esempio più evidente: Amazon MGM ha rinunciato alla distribuzione del film, per poi cedere i diritti a Neon, mentre la stessa Amazon ha stretto una partnership con OpenAI. La decisione ha suscitato discussioni sul possibile conflitto di interessi, anche se la casa di produzione ha sostenuto che la scelta è stata dettata da esigenze logistiche.

Questo intreccio tra finanziamenti e critica rende la narrazione di Hollywood un “paradosso produttivo”. Le opere non solo denunciano i comportamenti delle big tech, ma allo stesso tempo dipendono da loro per la distribuzione e la promozione. Tuttavia, il pubblico sembra apprezzare questa autocritica: le premiere hanno attirato un pubblico attento a capire chi, dietro le innovazioni, detiene il vero potere. La diffusione di questi titoli indica che la cultura popolare è pronta a interrogarsi sul ruolo delle piattaforme, dei dati e dell’AI nella vita quotidiana.

Implicazioni per il dibattito pubblico

Le produzioni cinematiche e i dati dei sondaggi convergono su un messaggio chiaro: la fiducia nelle istituzioni tecnologiche è in declino e la società richiede una maggiore trasparenza e responsabilità. In Europa, le normative sull’AI stanno già introducendo obblighi di trasparenza, supervisione umana e valutazioni di rischio, ma la sfida consiste nel tradurre queste regole in controlli effettivi. Hollywood, con le sue narrazioni, sembra fungere da catalizzatore, spingendo i cittadini a chiedere risposte concrete a chi decide la direzione dell’innovazione.

Il pubblico non è più disposto a accettare passivamente il progresso tecnologico; vuole capire chi ne controlla gli esiti e garantire che il potere rimanga sotto vigilanza democratica.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.