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9 Giugno 2026

Come il Digital Networks Act riorienta le aste dello spettro e accende le preoccupazioni sulla neutralità della rete

Un confronto acceso nell'Unione europea: da un lato la proposta politica che vede nelle aste dello spettro uno strumento per promuovere edge cloud e cloud distribuito, dall'altro un appello firmato da 41 associazioni (Beuc, Isoc, Epicenter.works) che mettono in guardia contro l'integrazione del regolamento sull'Internet aperto nel Digital Networks Act e chiedono la rimozione degli articoli 191, 192 e 193.

Come il Digital Networks Act riorienta le aste dello spettro e accende le preoccupazioni sulla neutralità della rete

Il confronto sul Digital Networks Act nell’Unione europea ha messo in luce due linee di pensiero contrastanti: una visione orientata alla politica industriale e all’innovazione tecnologica, rappresentata dalle posizioni sostenute da Alessio Butti, e un fronte critico composto da associazioni di consumatori e difensori dei diritti digitali. Entrambe le parti concordano sull’importanza strategica delle infrastrutture digitali, ma divergono sul ruolo delle regole europee nel delineare il futuro delle reti e dei servizi digitali.

Nel cuore del dibattito emergono proposte pratiche e precise obiezioni normative che riguardano, tra l’altro, il regime dell’interconnessione IPla tutela della neutralità della retee la possibilità di impiegare le aste per lo spettro come leva di politica industriale piuttosto che mero strumento di raccolta finanziaria.

Dalla connettività alle piattaforme digitali: la proposta di Alessio Butti

Alessio Butti, di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Innovazione tecnologica, ha evidenziato come le gare per le frequenze debbano servire a sostenere l’evoluzione delle reti verso modelli che valorizzino l’accesso e abilità servizi ad alto valore. In particolare, Butti indica l’importanza di promuovere il edge cloud e il cloud distribuitocioè architetture in cui calcolo e storage si avvicinano all’utente per ridurre latenza e abilitare nuovi servizi.

Secondo questa prospettiva, le telco non dovrebbero limitarsi a fornire connettivitàma trasformarsi in piattaforme digitali capaci di offrire enabling services quali capacità di calcolo vicino all’utente e spazio di archiviazione. Ciò aprirebbe opportunità commerciali: gli OTT e i content provider potrebbero diventare clienti delle telco, introducendo nuove fonti di ricavo e modelli di business che nel DNA europeo dovrebbero trovare un sostegno esplicito.

Asset normativi e politiche industriali

Butti invita a un ripensamento dell’agenda digitale: non più solo politiche centrali sulla banda, ma una vera e propria internet ecosystem policy che integri reti, cloud e servizi digitali per rafforzare la competitività europea. In questa logica, le aste dello spettro diventano leve di politica industriale per favorire infrastrutture decentralizzate e soluzioni sovrane europee.

Le critiche di 41 associazioni: rischi per la neutralità e per l’interconnessione

In risposta alle proposte legislative, un gruppo composto da 41 associazioni di consumatori e diritti digitali, tra cui Beuc, Isoc ed Epicenter.works, ha lanciato un appello che esprime forti preoccupazioni sull’incorporazione del regolamento sull’Internet aperto nel Digital Networks Act. I firmatari temono che questa integrazione possa indebolire le garanzie della neutralità della rete e compromettere la certezza del diritto che ha guidato applicazione e giurisprudenza nella Ue.

Nel documento congiunto si osserva che la proposta cancella 18 dei 19 considerando del regolamento sull’Internet aperto, eliminando così elementi interpretativi fondamentali che hanno orientato la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Ue e le linee guida del Berec. I firmatari sostengono che l’integrazione potrebbe diluire il principio della neutralità, subordinandolo ad altri obiettivi quali prestazioni di rete e resilienzacon possibili reinterpretazioni pratiche.

Gli stessi firmatari affermano: “Constatiamo che non vi sono prove di un fallimento del mercato“, citando gli studi del Berec che indicano un funzionamento competitivo ed efficiente del mercato dell’interconnessione IP. L’allarme riguarda anche l’impatto sulle infrastrutture critiche come le reti di distribuzione dei contenuti e sulla sostenibilità dei settori creativi e culturali dell’UE.

Articoli 191, 192 e 193 sotto scrutinio

Particolare attenzione è rivolta agli articoli 191192 e 193 del DNA proposto. Gli articoli 191 e 192 introducono un meccanismo di cooperazione dell’ecosistema e di conciliazione volontaria nell’interconnessione IP, che secondo i firmatari rischiano di istituzionalizzare negoziazioni private come processi certificati da autorità pubbliche, con la possibilità di trasformarsi in strumenti obbligatori.

L’articolo 193, che prevede una revisione della Commissione basata sugli esiti di questi processi, viene visto come il meccanismo che potrebbe facilitare l’adozione futura di misure più prescrittive, inclusi meccanismi obbligatori o l’introduzione di tariffe di rete, qualcosa che le associazioni e molti operatori europei hanno finora respinto.

Le parti coinvolte nel dibattito chiedono un confronto politico approfondito che bilanci l’obiettivo di sostenere l’innovazione infrastrutturale con la necessità di tutelare i diritti dei consumatori e la stabilità del mercato unico digitale nell’Unione europea.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.