Le PMI italiane si trovano spesso a gestire hardware in disuso, accumulato in magazzini o ripostigli. Questo problema, apparentemente banale, nasconde rischi legali e opportunità economiche. I rifiuti elettronici, noti come RAEE e le batterie devono essere smaltiti correttamente per evitare sanzioni fino a 150.000 euro e per valorizzare i materiali riciclabili.
Lo studio Erion-Politecnico di Milano rivela dati allarmanti
Uno studio presentato il 9 settembre al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano da Erion Energy e Erion WEEE in collaborazione con il Politecnico di Milano ha evidenziato una situazione preoccupante. In Italia, solo il 17% dei piccoli RAEE (come telefoni e piccoli elettrodomestici) viene recuperato, contro un obiettivo europeo del 65%. Per le batterie portatili, il recupero è del 25%, mentre l’obiettivo è del 45%. La maggior parte di questi rifiuti finisce nel sacco dell’indifferenziato, con gravi conseguenze ambientali e legali.
Le tecnologie per il recupero dei RAEE
Lo studio suggerisce l’adozione di tecnologie avanzate, come sistemi di riconoscimento a raggi X abbinati a bracci robotizzati, per separare batterie e piccoli dispositivi dal flusso di rifiuti. L’investimento necessario per un singolo impianto di trattamento meccanico-biologico varia tra 1,5 e 2,9 milioni di euro. Esteso ai circa 60 impianti italiani, l’investimento complessivo si colloca tra 65 e 114 milioni di euro, con un potenziale aumento del recupero dal 17% al 37% per i piccoli RAEE e dal 25% al 52% per le batterie.
Le sanzioni per il mancato smaltimento corretto
Le normative italiane si sono fatte più severe. Il Dlgs 29/2026 introduce sanzioni dirette per la marcatura, raccolta e ritiro sbagliati delle batterie. La Legge 50/2026 estende l’obbligo di ritiro uno contro uno ai distributori di apparecchiature elettriche professionali. Le sanzioni possono arrivare fino a 150.000 euro per chi non rispetta le normative, con rischi anche per il Modello 231 delle imprese strutturate.
Le responsabilità dei produttori e distributori
Le sanzioni colpiscono chi la legge definisce produttore o distributore ovvero chi importa, vende o installa dispositivi con batterie. Le aziende che acquistano dispositivi per uso interno e poi li smaltiscono a fine vita hanno una responsabilità meno severa, ma comunque significativa.
La gestione del fine vita dell’hardware aziendale è un processo complesso che richiede una pianificazione accurata. Le PMI devono assicurarsi che i dispositivi acquistati abbiano già un canale di recupero, ricondizionamento o rivendita. Inoltre, è fondamentale collaborare con partner specializzati per il ritiro e lo smaltimento corretto dei rifiuti elettronici.



